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PELLEGRINAGGIO APOSTOLICO IN NIGERIA, BENIN
GABON E GUINEA EQUATORIALE

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AL CORPO DIPLOMATICO*

Lagos (Nigeria), 16 febbraio 1982

Eccellenze,
Signore e Signori.

1. È grande per me il piacere di incontrare qui tanti distinti Membri del Corpo Diplomatico accreditato presso il Governo Federale della Nigeria. In voi non saluto solo i rappresentanti eminenti di diversi Governi, ma anche tutto il popolo delle vostre nazioni. Dovunque viaggio, io tengo cara l’opportunità di incontrare i membri della comunità diplomatica. Mentre rappresentate direttamente i vostri rispettivi Governi, voi ed i vostri colleghi siete tra i primi costruttori di una comunità internazionale, che va oltre i confini di qualunque territorio particolare. Difatti siete chiamati a favorire il bene comune della comunità universale al di sopra di ogni interesse nazionale.

2. In molte occasioni ho espresso il mio profondo apprezzamento per il servizio che compiono i Diplomatici. La Santa Sede stessa, che ha sempre l’intento di promuovere relazioni pacifiche e fruttuose con le autorità civili, è sempre felice quando si stabiliscono relazioni solide tra lei stessa e gli Stati che lo desiderano. I Nunzi apostolici ed i Pro-Nunzi sono tra i miei più preziosi collaboratori, ed i Capi delle Missioni accreditate presso la Santa Sede, in Vaticano, sono compagni stimati nella nostra comune ricerca e nello sforzo di promuovere un clima di fratellanza e di solidarietà fra i popoli di buona volontà. Con reciproca deferenza delle rispettive prerogative della Chiesa e dello Stato, si può realizzare molto in un dialogo aperto ed in una leale collaborazione a beneficio dell’umanità, a beneficio di ogni essere umano. Nessuna persona seriamente interessata nella protezione del benessere della persona umana può evadere dalla cooperazione internazionale. Lo so, Signore e Signori, che voi siete profondamente consapevoli della necessità di mettere in comune ogni mezzo e sforzo per edificare, per l’umanità, un ordine mondiale di pace e giustizia.

3. La vostra è una nobile missione ed una sfida costantemente nuova. Il vostro compito è stato descritto, in vari modi, come l’arte delicata di fare quanto è politicamente possibile per riconciliare interessi opposti oppure contraddittori fra i diversi paesi, di rappresentare il ruolo della vostra nazione nel dominio internazionale, e di costruire ponti tra popoli di origine e di identità culturale differenti. Qualunque cosa possa essere considerata come la caratteristica distintiva della vostra missione è evidente che i Diplomatici si distinguono sempre come specialisti del dialogo e della collaborazione.

Siamo alla soglia del terzo millennio ed il nostro è un periodo emozionante della storia, con incredibili opportunità nel campo scientifico e tecnologico, ma anche carico di contrasti e di continui incagli nelle relazioni reciproche. È urgente muoversi al di sopra di ogni genere di punti di vista unilaterali o di posizioni fisse che tendono a rendere il dialogo difficile o impossibile. Questo si realizza se si fa della dignità della persona umana la base ed il punto di partenza per migliori relazioni.

Mentre la singola persona umana è sovrana, è anche vero che essa appartiene ad un gruppo particolare o ad una nazione che nutre dei valori inerenti alla sua eredità storica e culturale e che si allinea su certe posizioni. Questo è normale e naturale. Perciò esiste una varietà di strutture sociali e di opzioni politiche che possono promuovere il bene comune, pur rispettando veramente la dignità umana. Invece le opposizioni artificiali e superflue si trasformano facilmente in polarizzazioni ed ostacolano sia il dialogo che la collaborazione che solo possono superare gli ostacoli e risolvere le situazioni di contrasto.

Il dialogo tra i popoli e le nazioni, malgrado le disuguaglianze economiche, monetarie e materiali deve verificarsi sulla base dell’uguaglianza in dignità e sovranità. La superiorità economica e monetaria, il possesso di beni materiali e di risorse, o di capacità tecnologiche non giustificano una superiorità politica o sociale, culturale o morale di un popolo o di una nazione sopra un’altra.

Questo quindi significa che qualunque posizione che cerchi di giustificare tale superiorità su una base ideologica o filosofica non è una posizione valida e deve essere respinta. Il vero dialogo e la collaborazione richiedono un continuo riferimento alla verità fondamentale che riguarda l’uomo: la dignità e l’uguaglianza della persona umana come individuo e come membro di una società.

4. La vostra missione, Signore e Signori, assume una particolare dimensione ed urgenza perché vi ha impegnato nel terzo mondo. La condizione di tanti paesi del Terzo Mondo rimane un avvertimento costante che la questione dello sviluppo non è spenta, anche se qualcuno, a volte può aver l’impressione che non è più considerata con la priorità che meriterebbe. Molti governi del mondo oggi sembrano preoccuparsi per tanti altri affari, come l’inflazione e la sicurezza militare.

Eppure, nonostante il livello impressionante di crescita economica che alcuni paesi sviluppati hanno raggiunto negli ultimi decenni, milioni di persone rimangono condizionate da una povertà che non significa solo basse rendite, ma anche malnutrizione, fame, analfabetismo, mancanza di istruzione, disoccupazione persistente e minore rispetto per la vita.

Nella mia ultima enciclica ho attirato l’attenzione su questa situazione, specialmente quando ho affermato che “la distribuzione sproporzionata della ricchezza e della miseria, l’esistenza di paesi sviluppati e non, esigono una perequazione e la ricerca delle vie per un giusto sviluppo di tutti” (Giovanni Paolo II, Laborem Exercens, 2). Mi sono riferito ad “un fatto sconcertante di proporzioni immense, e cioè che mentre da una parte cospicue risorse della natura rimangono inutilizzate, dall’altra esistono schiere di disoccupati o di sottooccupati e sterminate moltitudini di affamati” (Ivi. 18).

Lo sviluppo umano integrale merita pure un’attenzione particolare, perché esercita una funzione importantissima nella grande causa della pace internazionale. La pace nel mondo intero è possibile solo se esiste la pace interna in ogni paese. E una pace interna non sarà mai conseguita se ogni nazione non dà l’attenzione dovuta alla promozione di un giusto sviluppo che sia vantaggioso per tutti i suoi cittadini.

Anche questo decennio deve ascoltare la parola profetica di Paolo VI che quindici anni fa ha affermato: “il nuovo nome della pace è lo sviluppo”. Con queste parole ha invitato milioni di persone ad accettare una nuova responsabilità per la pace ed ha offerto una nuova speranza ai poveri ed agli oppressi del mondo. Pertanto è necessario ideare vie per sollecitare i governi perché continuino a dare ai progetti di sviluppo la suprema priorità nella formulazione della loro nuova politica e dei loro programmi.

È inoltre importante insistere sullo sviluppo che rispetti la dignità ed i diritti inalienabili della persona, e non solamente uno sviluppo tecnologico o economico.

In questa struttura lo sviluppo umano integrale è strettamente unito alla ricerca di uguaglianza e di giustizia e ad un interesse sincero per i membri più deboli e più poveri della società.

5. Lo sviluppo integrale, come la pace stessa, richiede un clima sereno di libertà umana. Qui pure, come diplomatici, dovete avere una convinzione sicura ed un immutabile impegno. Le singole persone devono poter esprimere la loro libertà nel potere attuale di scelta, nella determinazione responsabile dei loro atti, ed in quella padronanza di sé che esclude pressioni esterne. In questo modo pure i popoli interi devono poter godere effettivamente di una legittima autonomia e indipendenza, esercitandoli in una sovranità nazionale, senza interferenze estranee. Ed è la sovranità nazionale che voi cercate di rappresentare così degnamente in seno all’unica famiglia dell’umanità che abbraccia tutte le nazioni.

6. Signore e Signori, voi siete nella condizione più favorevole per promuovere il dialogo e la vera collaborazione, per costruire ponti verso la comprensione reciproca per il bene di tutti. In un mondo ed in un continente così pieni di promesse eppure così devastato da dissensi, sfruttamento, ingiustizie, malintesi e da ogni specie di minacce per la pace, avete un ruolo splendido da svolgere: incoraggiare la giustizia, lavorare per la riconciliazione e per rinforzare la solidarietà umana. Siete chiamati ad essere eminenti pacificatori, generosi servitori dei vostri compagni nella causa dello sviluppo e fedeli difensori della vera libertà.

Dio vi benedica in questo altissimo compito.


*Insegnamenti di Giovanni Paolo II, vol.V, 1 pp. 487-490.

 

© Copyright 1982 - Libreria Editrice Vaticana

         

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