PELLEGRINAGGIO APOSTOLICO IN
NIGERIA, BENIN
GABON E GUINEA EQUATORIALE
DISCORSO
DI GIOVANNI PAOLO II ALL'ARRIVO NEL BENIN
Cotonou, 17
febbraio 1982
Signor Presidente,
Cari fratelli nell’Episcopato,
e voi tutti, figli e figlie del Benin.
Io vi saluto con grande gioia.
Vi ringrazio di accogliermi fra voi in modo tanto cordiale. Il mio soggiorno
sarà breve ma, grazie a voi, sarà molto ricco. Era giusto che io mi fermassi
qui: tale era, infatti, il vostro vivissimo desiderio, e così grandi sono i
vostri meriti mentre è ben nota a Roma la fama della vostra fede!
Ho appena baciato questa terra del Benin perché essa è preziosa agli occhi di
Dio. Sì, Dio la ama.
Ed ama tutti i suoi abitanti, il che significa che li benedice. Egli vuol fare
anche di questa terra un luogo di salvezza operata dal Vangelo.
Io vengo incontro a tutti i cittadini di questo Paese e ai loro dirigenti, come
amico della pace e sollecito di tutto quanto è autenticamente umano. Insieme
con essi auspico che la loro nazione possa sviluppare totalmente le proprie
possibilità nelle migliori condizioni di giustizia, di pace, di fratellanza. So
che la maggior parte degli abitanti del Benin adorano Dio e lo pregano con cuore
sincero. Io mi sento particolarmente vicino a coloro che condividono la fede
cristiana e che mantengono fra di loro dei buoni rapporti. E vengo ad
incoraggiare in modo speciale i fedeli cattolici che, con i loro fratelli del
mondo intero, formano una stessa famiglia, uno stesso Corpo intorno al nostro
amatissimo Salvatore Gesù Cristo.
Centoventi anni fa, il Benin non aveva ancora avuto l’occasione di conoscere
la fede cattolica. Ma il 18 aprile 1861, due missionari delle Missioni Africane
di Lione sbarcarono per la prima volta non lontano da qui, a Ouidali. Non
venivano per colonizzare a nome della loro patria; del resto l’uno era
spagnolo, l’altro italiano, e un terzo, francese, era morto prima di arrivare.
Essi venivano in nome di Gesù Cristo che destina ad ogni popolo la sua luce e
il suo amore, e che si fa dei fratelli in tutte le razze.
Lo scopo di tali missionari era di far nascere in questo luogo figli e figlie
della Chiesa, in senso completo, portando a pieno sviluppo i valori ancestrali
compatibili con il Vangelo, e proponendosi di organizzare i nuovi cristiani in
Chiesa con i loro sacerdoti, suore e Vescovi. Meno di cent’anni dopo, la mèta
era raggiunta mediante la nomina episcopale di Monsignor Bernardin Gantin. E
sebbene ci sia ancora un lungo lavoro di evangelizzazione da attuare, la Chiesa
del Benin è un albero solidamente piantato, un albero del paese.
Ma nella Chiesa cattolica le comunità cristiane non sono mai sole. Esse devono
restare unite a quelle di tutto il mondo, nella stessa fede e nello stesso
amore, e far fronte insieme ai grandi problemi spirituali. Devono pertanto
aiutarsi a vicenda, come testimonia il fatto che alcuni sacerdoti, religiosi,
religiose e laici di altri paesi continuano a prestare qui un’opera utilissima,
e come testimonia anche, in senso inverso, la stimata collaborazione fornitami
dal Cardinale Gantin a Roma o, da Roma, in favore della Chiesa universale. E la
comunione si stringe intorno al successore di Pietro.
Per rafforzare questi legami scambievoli, il Papa viene oggi fra voi. È la
prima volta nella storia del Benin. Io sono il Vescovo di Roma, di quella Chiesa
fondata dagli apostoli Pietro e Paolo. Il Signore Gesù ha affidato a Pietro e
al suo successore, in questo Vicario di Cristo, il compito di presiedere all’unità
di tutta la Chiesa nella fede e nella carità. E gli conferisce l’autorità di
Capo in tale servizio per i suoi fratelli. Io sarò dunque in mezzo a voi il
segno e il fondamento di questa unità.
Allo stesso modo di Paolo, mi piace visitare le Chiese che non ho fondato, per
rallegrarmi del loro progresso e per consolidare il loro cammino nella fede, in
unione con i Pastori locali.
Che Dio benedica tutti coloro che così oggi mi accolgono! Che benedica tutti
quanti incontrerò adesso lungo il percorso e nella nostra assemblea di
preghiera! E benedica egli tutto il Benin!
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