PELLEGRINAGGIO APOSTOLICO IN
NIGERIA, BENIN
GABON E GUINEA EQUATORIALE
DISCORSO DI
GIOVANNI PAOLO II
ALL'ARRIVO NEL GABON
Libreville,
17 febbraio 1982
Signor Presidente,
carissimi fratelli nell’Episcopato,
e voi tutti, carissimi cristiani e figli del Gabon.
1. L’Africa è un continente così vasto che dovrei viaggiarvi senza sosta per
poterlo visitare tutto!
Ogni Paese ha la sua storia, molto antica e recentissima, umana e religiosa, che
merita di essere meglio conosciuta, rispettata, amata. Sono felice di poter
ripetere qui che la mia prima visita pastorale in Africa, nel 1980, mi ha
insegnato molto e ha lasciato in me ricordi indimenticabili. Sono profondamente
riconoscente alle popolazioni che mi hanno riservato un’accoglienza così
calorosa.
Ma ora sono nel Gabon! La vostra attesa e la mia hanno avuto risposta. Noi
vogliamo ringraziare sin da ora la Divina Provvidenza per aver predisposto le
cose, al tempo da essa stabilito, perché questo storico incontro sia possibile
e fruttuoso.
2. Sono molto commosso di aprire oggi le mie braccia e il mio cuore a tutti ed a
ciascuno di voi, come un fratello ai suoi fratelli, come un amico ai suoi amici,
come un Padre a coloro che sono figli della Chiesa cattolica. Mi rivolgo innanzi
tutto a lei, signor Presidente, e la ringrazio molto cordialmente per aver fatto
tutto ciò che era in suo potere per rendere possibile questo mio soggiorno di
carattere eminentemente pastorale.
Saluto fraternamente l’Arcivescovo di Libreville ed i Vescovi di Franceville,
de Mouila e di Oyem.
Saluto tutte le delegazioni delle comunità cristiane. La loro accoglienza
entusiasta e confortante richiama alla mia mente le folle che riempiono ogni
giorno la sala delle udienze o la piazza di san Pietro a Roma, e le grandi
assemblee dei miei viaggi apostolici precedenti tra voi in Africa, o nell’America
Settentrionale e Meridionale, in Europa e in Estremo Oriente. La Chiesa di
Cristo è realmente viva e animata sempre più da un soffio potente di comunione
fraterna la cui espressione è favorita dai mezzi moderni di comunicazione. Ed
è proprio a tutti quei gabonesi trattenuti dai loro impegni nelle città e
nelle campagne, che mi ascoltano attraverso la radio o che mi vedono sui loro
schermi televisivi, che rivolgo il mio gioioso saluto. Mi preme anche rievocare
la memoria dei vostri antenati, di tutte quelle generazioni che hanno forgiato
la storia del vostro popolo. Come già avete saputo fare così splendidamente
per il centenario della sua morte nel 1973, voglio rendere un fervido omaggio
alla persona e all’opera determinante di Monsignor Jean-Remy Bessieux. Fu lui
a dare inizio – dopo il suo sbarco al Forte d’Aumale il 28 settembre 1844
– all’epopea missionaria e al decollo culturale del vostro Paese, primo dei
paesi dell’Africa nera a ricevere il Vangelo. La vostra fedeltà alla memoria
di Monsignor Bessieux sarà sempre una delle fonti della vostra unità.
3. Senza prolungare troppo questo mio discorso, vorrei tuttavia sottolineare lo
spirito con il quale sono venuto a voi. Vengo unicamente come Pastore la cui
missione, alla sequela dell’apostolo Pietro e di tutti i suoi successori, è
di curare l’unità di tutte le Chiese nella fede e nella carità. Il Pastore
deve conoscere le sue pecore e farsi conoscere da esse. Gesù è stato
assolutamente esplicito su questo dovere (cf. Gv 10,11-17). Bisogna che io
condivida con i vostri Vescovi la conoscenza concreta delle realtà che
costituiscono la vostra vita di gabonesi, che condizionano senza alcun dubbio la
vostra accoglienza e la vostra pratica del Vangelo, e quindi la pastorale adatta
che i vostri Vescovi si sforzano di attuare. Non sono venuto soltanto per
conoscere e ricevere, ma anche per portarvi qualche cosa. Vorrei che la mia
umile presenza, a conferma del ministero dei vostri Pastori, fosse vista come un
nuovo segno che Dio vi ama, e che vi propone sempre di fare alleanza con lui per
la liberazione del vostro cuore e del vostro spirito. Questa liberazione resta
la condizione imprescindibile perché vi liberiate sempre più dalla pesantezza
del materialismo contemporaneo e da altre miserie sociali. Vorrei anche farvi
apprezzare meglio la felicità e la sicurezza che la vostra fedeltà rappresenta
al centro del cattolicesimo. Vorrei anche farvi sentire che occupate un posto di
pieno diritto nel vasto concerto delle Chiese locali, e che la qualità della
vostra vita ecclesiale si ripercuote certamente sulle Chiese sorelle. Insomma,
durante i giorni del nostro incontro la verità dei nostri scambi favorirà la
crescita spirituale delle persone e delle comunità e permetterà di
approfondire la comunione tra voi e me, tra la Chiesa nel Gabon e le Chiese del
mondo intero, grazie a questa presenza simbolica ed efficace del successore di
Pietro tra i vostri Vescovi che sono suoi fratelli, successori degli Apostoli.
Esprimo l’augurio e chiedo a Dio che viviamo tutti i nostri incontri in questo
spirito. Affido inoltre la buona volontà di ognuno e il mio ministero tra di
voi alla protezione della Vergine Maria, particolarmente venerata nella più
antica Chiesa di Libreville costruita dalla pietà e dalla sollecitudine dell’indimenticabile
Monsignor Bessieux.
Che Dio benedica il Gabon!
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