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PELLEGRINAGGIO APOSTOLICO IN NIGERIA, BENIN
GABON E GUINEA EQUATORIALE

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AL CLERO, ALLE RELIGIOSE E AI CATECHISTI

Libreville, 17 febbraio 1982

Carissimi figli e figlie della Chiesa nel Gabon.

1. Ogni popolo è legittimamente fiero di possedere sulla sua terra luoghi e monumenti che sono testimonianza dei grandi momenti della sua vita e che invitano le generazioni successive a creare un nesso tra passato e presente. Restando fedeli alla loro storia esse adempiono ad un dovere di giustizia e d’onestà, consolidano o ritrovano la loro unità, diventano capaci di portare avanti questa storia integrando sapientemente i valori del passato con le novità seducenti, ma talvolta ambigue, delle epoche successive. Questa cattedrale di sainte-Marie de Libreville rappresenta appunto un momento saliente della vostra storia. È in questo luogo che il 29 settembre 1844 l’indimenticabile Padre Bessieux celebrava per la prima volta il Sacrificio di Cristo in terra gabonese. Questo sacro monumento resta come culla simbolica della vostra nazione. Mi compiaccio con voi per aver inciso sui muri interni, entrando a destra, una frase che è una testimonianza tanto commovente quanto veritiera: “Da qui la luce del Vangelo ha brillato sui Paesi africani”.

Da allora sono trascorsi 138 anni! Più fortunato dei miei predecessori del secolo scorso Pio IX e Leone XIII, i quali incoraggiarono questo tentativo di evangelizzazione, ho la gioia immensa di contemplare in questa numerosa assemblea i risultati della paziente opera degli operai della prima ora e di tutti quelli che hanno dato loro il cambio. L’insegnamento che il Cristo dava in parabole sulla futura espansione del messaggio evangelico riguardava anche il vostro continente. Siete oggi circa 500.000 ad avere ascoltato la Buona Novella e ricevuto il battesimo cristiano. Siete oggi la parabola vivente del granello di senape diventato un grande albero (cf. Mt 13,31-33).

In questo memorabile incontro sento l’urgenza di confermare tutte le persone che il Cristo ha misteriosamente chiamato ai compiti dell’evangelizzazione in terra gabonese. In uno spirito di riconoscenza e di fedeltà ai pionieri del secolo scorso, esse continuano la stessa opera conformemente ai metodi rinnovati dalla Chiesa nel nostro tempo. Per questo mi rivolgerò prima ai sacerdoti gabonesi ed ai Padri Spiritani, Salesiani, Claretiani e Fidei Donum che recano loro un così prezioso contributo. Mi rivolgerò successivamente ai religiosi e alle religiose – mi è stato detto che 18 Congregazioni sono attive nelle quattro diocesi del Paese – e naturalmente ai numerosi laici cristiani che sono catechisti o responsabili di movimenti di apostolato, o che hanno una grande responsabilità nelle loro comunità cristiane.

2. A voi, carissimi fratelli nel sacerdozio ministeriale, che vi preoccupate talvolta del vostro numero limitato e che soffrite talvolta degli interrogativi – anche in Africa – sulla identità e la missione del sacerdote, voglio confidare alcune cose che mi stanno profondamente a cuore. Prima di tutto: senza perdere assolutamente di vista il problema estremamente serio dei nuovi sacerdoti che diano il cambio a quelli di oggi, argomento che riprenderemo dopo, non credete voi – e questo vale anche per molte altre parti del mondo – che i sacerdoti di Cristo siano chiamati più che mai ad una altissima qualità di vita sacerdotale? Vi sono momenti in cui la qualità deve necessariamente supplire alla quantità! D’altronde gli interrogativi che menzionavo precedentemente, indubbiamente eccessivi e scoraggianti, possono e devono darci anche la prova che il sacerdozio è un vero mistero nel senso cristiano della parola, ossia una realtà di cui conosciamo una sola faccia ma di cui l’altra ci sfugge perché viene da Dio e si ricongiunge a Dio. Nel linguaggio dei Padri della Chiesa, le parole mistero e sacramento erano spesso impiegate nella stessa accezione.

Fratelli carissimi – e dico questo anche per tutta l’assemblea – è chiesto a tutti noi di credere al sacerdozio come crediamo al Battesimo e all’Eucaristia. Ora, potremo noi mai esaurire per esempio il significato del Battesimo: diventare figli di Dio nell’amore, morire al peccato con Cristo per risuscitare in una nuova vita, diventare sempre più membri del Popolo di Dio, vivere le beatitudini nella speranza? Ricchezza e profondità del dono di Dio! E lo stesso vale per il sacerdozio. Rallegriamoci se pone interrogativi e se nessuna definizione ci soddisfa mai pienamente, perché la sua scoperta totale non è mai stata compiuta. In ogni caso tengo a sottolineare che la prima fedeltà richiesta ad un sacerdote – quale che sia il suo genere di vita e di apostolato – è di continuare a credere al suo mistero, perseverare nella fede in questo dono di Dio che ha ricevuto e che può certamente essere intaccato dall’inevitabile routine e dagli altri ostacoli. È proprio questo che l’apostolo Paolo ricordava con sollecitudine al suo discepolo Timoteo (2Tm 1,6). Se ancora non tanto tempo fa si sono potute scrivere pagine ispirate ad un alto lirismo sulla grandezza del sacerdote, oggi a forza di proclamare che il sacerdote deve essere un uomo come gli altri si corre il rischio di relativizzare il Sacramento che egli ha ricevuto e di velare il carattere indelebile di cui parla la teologia tradizionale, confermata dai Concili di Trento e Vaticano II. In una autentica prospettiva teologica, si è sacerdoti per tutta la vita o non si è sacerdoti, esattamente come si è battezzati o non si è battezzati. Solo gli atti del ministero sono impegnati nella successione e nel tempo. Questa è sempre stata la fede della Chiesa cattolica e delle Chiese orientali.

È in base a tutto questo che voglio confermare nel vostro cuore la fedeltà alla vostra missione sacerdotale, che è fedeltà d’amore all’annuncio del Vangelo, al servizio dei sacramenti, al sostegno delle comunità cristiane in un attaccamento senza pecche alla Chiesa ed ai suoi responsabili. Il grido di san Paolo: “Guai a me se non predicassi il Vangelo!” (1Cor 9,16), non mobiliterà mai abbastanza le energie fisiche, intellettuali e spirituali di un sacerdote. E nei vostri annali gabonesi siete a buon diritto orgogliosi di conservare la memoria del primo sacerdote nato dal vostro popolo, Monsignor Raponda-Walker. Sì, gli uomini si aspettano – consapevolmente o inconsapevolmente – che il sacerdote parli loro di Dio con molta convinzione ed umiltà. E le occasioni non mancano, dalla liturgia domenicale agli incontri di preparazione ai sacramenti e di animazione dei movimenti apostolici o caritativi, senza tralasciare le ore dedicate al dovere grave dell’insegnamento catechetico. Rinunciare alla proclamazione esplicita del Vangelo per dedicarsi ad attività socio-professionali significherebbe mutilare l’ideale apostolico e sacerdotale. Aggiungerò che il servizio dei sacramenti è sempre parte integrante del sacerdozio ministeriale, e che i cristiani che lo chiedono hanno bisogno di essere ascoltati, compresi, illuminati sul vero senso della loro vita.

Un sacerdote non saprebbe rassegnarsi a diventare un funzionario autoritario e annoiato, dimentico del fatto che i sacramenti e tutti gli atti liturgici sono non soltanto segni efficaci della fede ma anche appelli a pregare meglio e ad amare meglio, per quelli che li conferiscono e per quelli che li ricevono. Tutte queste persone che cercano la luce e la forza di Dio costituiscono comunità umane e cristiane indubbiamente molto diverse ma che tutte hanno bisogno della fedeltà del sacerdote alla sua missione, ai suoi impegni.

Può accadere certe volte che la fede nella chiamata di Cristo si oscuri e che le tentazioni di un’altra vita diventino più pressanti. Ma la presenza di giovani, di adulti, di anziani – tutte persone di cui il sacerdote conosce il bisogno di lui e la fiducia in lui – è un motivo indiscutibile tra tanti altri per restare fedele alla sua missione. Terminerò le mie confidenze ai sacerdoti sottolineando che le fedeltà che enumeravo non potrebbero reggersi senza una fedeltà d’amore ardente al mistero della Chiesa, alla riscoperta continua delle sue dimensioni misteriose, divine e nello stesso tempo fraterne. Mistero della Chiesa, di cui la costituzione conciliare del Vaticano II è forse la gemma! Il fatto è che la missione del sacerdote – che si trovi sotterrato in pieno Sahara come lo fu Charles de Foucauld, o perso nella boscaglia africana come lo sono stati e lo sono ancora tanti missionari – è sempre una missione della Chiesa! Sacerdoti di Gesù Cristo, sacerdoti nel Gabon, il Papa vi ama con tutto il cuore, prega specialmente per voi, per la vostra fedeltà, per il vostro fervore.

3. Nel preparare il mio viaggio pastorale, ho potuto vedere che numerose Congregazioni religiose lavorano nel Gabon, e che quelle insediate da più tempo – le Congregazioni dello Spirito Santo, delle Suore dell’Immacolata Concezione di Castres, dei Fratelli di san Gabriele – hanno portato un singolare contributo all’edificazione della Chiesa nel Gabon e allo sviluppo umano del paese. A nome di voi tutti, devo ringraziare particolarmente la Congregazione locale delle Piccole Suore di santa Maria del Gabon per il loro coraggio, la loro semplicità e la loro vicinanza al popolo gabonese. Ma le mie felicitazioni e il mio ringraziamento vanno ai diciotto Istituti venuti al vostro servizio.

Carissimi fratelli e sorelle, valorizzate ancora ciò che siete e ciò che fate! Siete cristiani in mezzo ad altri, voi che avete avuto la grazia di sentire la chiamata alla pratica radicale del Vangelo caratterizzata, ieri come oggi, dai voti di povertà, di castità e d’obbedienza. Pratica radicale che, di anno in anno, vi conduce ad uno stato di disponibilità tale al Signore ed agli uomini vostri fratelli, che questi ne restano quasi interdetti. Testimonianza personale e testimonianza comunitaria di distacco e di disponibilità devono armonizzarsi e rinforzarsi vicendevolmente. È di queste cose che hanno bisogno le società moderne, tentate di rinchiudersi in un materialismo pratico che assume spesso l’aspetto di una idolatria del potere, del denaro e del sesso. Se questa testimonianza vi sembra spesso difficile e limitata, ritornate, vi prego, allo spirito dei vostri Fondatori e delle vostre Fondatrici che bruciavano d’amore per Cristo e per la sua Chiesa.

Occorre considerare anche ciò che fate concretamente. Molti di voi insegnano nelle Scuole e nei Collegi, molti collaborano alla pastorale parrocchiale o diocesana nel campo della Catechesi, della Liturgia, dei movimenti di apostolato, della formazione permanente dei giovani e degli adulti, delle opere caritative, ecc. Ne sono molto lieto e me ne rallegro con voi tutti in nome della Chiesa. È forse venuto il tempo di collaborare ancora di più tra voi, religiosi e religiose di diverse Congregazioni, e di collaborare ancora più con i responsabili diocesani della pastorale comunitaria.

L’unione concertata consente spesso di fare economie di persone, di mezzi tecnici e finanziari, e ridà slancio ed efficacia ad opere troppo disperse.

E qui mi sento in dovere di appoggiare gli sforzi della Conferenza Episcopale al livello di pastorale delle vocazioni sacerdotali e religiose. So bene che per ora i risultati non sono affatto incoraggianti.

Il recupero degli organici in molti Seminari e Noviziati africani deve tuttavia mantenervi nella serenità e nella speranza. Nelle relazioni che mi avete inviato nelle scorse settimane ho potuto vedere che vari movimenti o centri di giovani danno di nuovo segni che fanno bene sperare. Ho anche letto che molti giovani delusi dalla società consumistica sono alla ricerca dell’assoluto, o comunque di nuovi motivi per vivere. I diversi organismi di pastorale delle vocazioni sono certamente molto attenti a questo complesso fenomeno, che si osserva sempre più frequentemente nelle società dell’abbondanza. Per alcuni potrebbe essere la via per un impegno radicale alla sequela di Cristo. Mi sembra anche che le comunità di sacerdoti, di religiosi e di religiose, attraverso l’acquisizione di una vera trasparenza evangelica e una accoglienza disinteressata, una apertura ai giovani ed anche ai loro genitori, siano un elemento di questa pastorale. Alcune di queste comunità e di altre comunità cristiane organizzano con entusiasmo ritiri spirituali e corsi di collaborazione dei giovani che hanno un progetto di vocazione. Una reale convergenza di iniziative giudiziose, ben studiate, perseveranti come queste, permetteranno alla Chiesa nel Gabon di trovare nel suo seno buona parte degli operai apostolici di cui ha tanto bisogno. Vi prometto di continuare a portare questa intenzione nelle mie preghiere.

4. Ed ora mi rivolgo ai laici cristiani che si assumono generosamente molte e svariate responsabilità nelle diocesi e parrocchie del Gabon. Mi rallegro con loro e li ringrazio con tutto il cuore, in nome di tutta la Chiesa, per l’opera evangelica che svolgono e che continueranno a svolgere. Molti Paesi europei sono lungi dall’avere organici così numerosi di laici impegnati, spesso spontaneamente e gratuitamente. Nel leggere le relazioni di preparazione alla mia visita ho potuto convincermene, ed osservare che i termini “catechista” e “responsabile” riguardavano funzioni di ogni genere riconosciute dai Vescovi e dagli altri cristiani: quelle cioè dell’insegnamento propriamente detto della fede, del catecumenato, dell’animazione dei gruppi di preghiera, dei movimenti di apostolato e altre associazioni, della corresponsabilità delle parrocchie rurali e urbane, d’accordo con il sacerdote e nel pieno rispetto della sua particolare responsabilità e del suo ministero. Ho molta speranza che la mia visita pastorale susciti nuove reclute, specialmente tra i giovani che abitano in città. Vi incoraggio tutti, carissimi laici, a prendere il vostro posto nell’organizzazione e nell’animazione delle vostre comunità cristiane. Vi incoraggio altresì ad usufruire pienamente dei mezzi di formazione permanente che la Conferenza Episcopale ha istituito: ora una fine di settimana al mese, ora una sessione di dieci giorni ogni due mesi, ecc. Le vostre qualifiche dottrinali, pedagogiche e spirituali sono indispensabili per voi stessi, per la propagazione della vostra azione, e per consentirvi di formare altri catechisti e responsabili. È proprio in questi gruppi di giovani laici impegnati che devono normalmente germinare vocazioni.

Infine una parola di fervido incoraggiamento ai sacerdoti, ai religiosi e alle religiose affinché appoggino l’azione dei laici e diano loro maggior fiducia; e d’incoraggiamento non meno fervido ai laici perché circondino di rispetto, di amicizia e di spirito di collaborazione i loro sacerdoti, le loro comunità di fratelli e di sorelle.

Domando al Signore che il mio passaggio tra di voi faccia progredire la comprensione tra di voi e l’aiuto reciproco perseverante, capaci di dare alla Chiesa nel Gabon l’impulso desiderato da tanti cristiani, e di far trovare ancor più a questa Chiesa di Missione il volto di una Chiesa locale pienamente realizzata, nel concerto della Chiesa universale. È questa crescita, senza rotture e senza precipitazione, che mi auguro e che auspico ardentemente per le quattro diocesi gabonesi ed i loro fedeli.

Voglia Dio colmarvi delle sue benedizioni e che la Vergine Maria, specialmente venerata in questo luogo, sostenga l’apostolato di tutti gli operai evangelici nel Gabon!

       

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