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PELLEGRINAGGIO
APOSTOLICO IN NIGERIA, BENIN
GABON E GUINEA EQUATORIALE
DISCORSO DI
GIOVANNI PAOLO II AL RIENTRO IN ITALIA
Aeroporto di
Fiumicino (Roma), 19 febbraio 1928
1. La ringrazio vivamente, signor Presidente del Consiglio dei
Ministri, per le cortesi espressioni di saluto rivoltemi, a nome anche del
Presidente della Repubblica e del Governo Italiano, al mio ritorno in Italia,
dopo il pellegrinaggio tra le care popolazioni della Nigeria, del Benin, del
Gabon e della Guinea Equatoriale, e per le considerazioni con le quali ha voluto
nobilmente commentarne alcuni dei più significativi aspetti.
Ringrazio in pari tempo i Membri del Sacro Collegio dei
Cardinali qui presenti, come pure i Membri del Corpo Diplomatico, il Sindaco di
Roma e tutte le altre autorità della Provincia e della Regione. Un grato
pensiero esprimo egualmente ai rappresentanti della Stampa, della Radio e della
Televisione per avermi seguito con la consueta solerzia in questi giorni,
nonché ai dirigenti, ai piloti e a tutto il personale delle compagnie Alitalia,
Linea Aerea della Guinea Equatoriale, della Nigeria e Air Gabon, le quali si
sono prodigate per rendere i voli sicuri e confortevoli. Sono riconoscente in
modo speciale a quanti mi hanno accompagnato con le loro preghiere per ottenere
dal Signore buon esito a questo mio secondo viaggio missionario in terra
africana.
2. Conservo nel mio cuore un grande ricordo di questo breve ma
emozionante e intenso soggiorno in quei Paesi ricchi di bellezze naturali, di
antiche tradizioni culturali, ma soprattutto di vivaci impulsi destinati a
favorirne un sempre maggiore sviluppo spirituale, sociale ed economico. Sono
riconoscente alle autorità civili e ai miei fratelli nell’Episcopato per la
cordiale accoglienza e premurosa attenzione dedicata alla mia persona e per la
buona organizzazione che hanno saputo assicurare durante le varie manifestazioni
religiose.
Il mio grato pensiero va altresì alle Comunità musulmane, alle
quali ho tenuto a manifestare i miei sentimenti di amicizia e la disponibilità
della Chiesa Cattolica a un dialogo rispettoso e leale; agli Esponenti delle
Chiese separate che ho trovati generosamente impegnati nella ricerca delle vie
atte a condurre alla piena unità nell’unica Chiesa di Cristo.
3. Gli oltre quattordicimila chilometri, percorsi in questi
giorni, mi hanno permesso di prendere diretta conoscenza della realtà umana e
cristiana dei Paesi visitati nelle città di Lagos, Enugu, Onitsha, Kaduna,
Ibadan, Cotonou, Libreville, Malabo e Bata: delle difficoltà in cui tuttora i
rispettivi paesi si dibattono, ma anche della forte volontà di quei popoli, di
costruire un domani migliore mediante un generoso sforzo a livello nazionale e
la cooperazione internazionale. Ho potuto ancora una volta costatare con vivo
compiacimento come il fondamento, o meglio il cemento unificatore delle
popolazioni africane, anche di quelle non ancora raggiunte dalla voce del
Vangelo, siano una visione spirituale della vita, l’idea della Divinità come
causa prima di tutte le cose, il bisogno di rispetto della dignità dell’uomo
e il senso della famiglia. Ma quello che ancor più mi ha confortato è stato il
notare come proprio il fermento evangelico riesca sempre più a vivificare i
valori della tradizione africana e ad assicurare al tempo stesso lo sviluppo, il
rinnovamento e il perfezionamento. Di ciò molto si deve all’opera, eroica
spesso, dei missionari che hanno generosamente lavorato nello spargere il seme
del Regno di Dio – e che tuttora portano un prezioso servizio nelle Chiese
locali – ma non poco merito va riconosciuto anche alla pronta corrispondenza
dell’anima africana, quanto mai aperta al suo germogliare e fruttificare.
4. Il viaggio apostolico, come del resto quelli che lo hanno
preceduto, ha inteso spargere ulteriormente questo seme divino, in un momento
tanto significativo per la storia religiosa e civile di quei Paesi. Vi sono
andato per proclamare il Vangelo di Gesù Cristo; per celebrare nella gioia con
quei fedeli la comunione nella Chiesa cattolica; per rendere testimonianza a
quella luce che all’uomo fa scoprire Dio e se stesso; il suo destino eterno di
ciò che rende umana, e degna di essere vissuta, la sua vita terrena: nel
rispetto dei suoi diritti inalienabili, nella giustizia, nella libertà, nella
pace. E nell’amore.
Sono convinto infatti che alla luce del Vangelo, non soltanto i
problemi spirituali, ma anche quelli sociali che assillano i popoli possono
trovare la necessaria soluzione.
Attraverso la comunione della potenza del Vangelo di Cristo le
Chiese locali devono costantemente rafforzarsi e diventare sempre più comunità
di fede, nelle quali e grazie alle quali i poveri e i sofferenti, gli oppressi e
le vittime della prepotenza, i rifugiati trovino amore fraterno, solidarietà e
sostegno.
5. Il Signore Gesù fecondi queste intenzioni e questi voti e
continui ad assistere e proteggere le dilette popolazioni che ho avuto la gioia
di visitare, come pure quelle dell’intero Continente Africano, premuto da
tanti problemi, ma insieme così ricco di promesse e di speranze per il futuro.
Per loro, per voi qui presenti, come pure per tutto il popolo
italiano invoco copiosi doni di prosperità e di pace, in pegno dei quali, nel
rinnovare il mio ringraziamento a tutti voi, imparto di cuore la mia benedizione.
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