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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI DELLA LIGURIA
IN VISITA "AD LIMINA APOSTOLORUM"

8 gennaio 1982

 

1. Vi saluto con intenso affetto e con intima gioia, cari fratelli nell’Episcopato delle diocesi liguri, in occasione della vostra visita “ad limina” collegiale, dopo quella con ciascuno di voi; e sono lieto di questo incontro per esprimevi alcune brevi riflessioni che scaturiscono dalla realtà della vostra regione e che mi auguro possano contribuire a sostenervi nella vostra sollecitudine per trovare le vie più efficaci nella cura pastorale della parte del Popolo di Dio affidata alla vostra responsabilità.

Geograficamente non molto esteso, il territorio della vostra regione conta una popolazione residenziale numericamente notevole, addensata nei centri della fascia costiera, dove, per via del flusso turistico non limitato alla stagione estiva, la presenza demografica difficilmente può esprimersi con esattezza in numeri.

Collocata dalla natura tra il mare e le montagne, ritenuta una delle più caratteristiche e più belle d’Italia, la vostra terra è divenuta pure, per spirito di iniziativa e impegno di laboriosità dei suoi abitanti, uno dei vertici del tradizionale triangolo industriale italiano, a motivo anche dell’attività marittima e commerciale.

2. Scorrendo la vostra relazione collegiale per la visita “ad limina” ho rilevato, da un lato, la gioia alimentata dalla speranza per la constatazione, verificabile in ogni strato della popolazione, del bisogno di fede e di verità evangelica; dall’altro lato, la preoccupazione pastorale per la crescente diffusione, come in altre regioni italiane e in altri paesi industrializzati, di una mentalità edonistica e materialistica.

Due aspetti particolarmente gravi e dolorosi, risultanti da questa mentalità invadente, appaiono la disgregazione della famiglia e il decadimento del senso di accoglienza della vita. Si sa dalle statistiche nazionali che la Liguria, rispetto ad altre regioni italiane, detiene i tassi più alti relativi alla denatalità e alla pratica dell’aborto.

Sono, questi, due mali contro l’uomo, e quindi contro Dio e contro la società, che la Chiesa non si stanca mai di denunciare, ed io ne ho riparlato a lungo nel recente documento sulla famiglia, pubblicato durante lo scorso mese, e nello stesso messaggio natalizio. La Chiesa, che è per la vita, non può non alzare la voce perché nella società di oggi si giunga a determinare, in questo campo, un’inversione di tendenza quanto ad un costume che facilita la morte.

Confido che la Chiesa ligure, sempre distintasi per la fedeltà ai principi ed insieme per spirito di iniziativa, ed arricchitasi nel corso dei secoli di istituzioni religiose e laicali, di centri di spiritualità, di Santuari, fra cui prevalgono quelli dedicati a Maria, modello di Madre e quindi anche modello di vita, saprà adoperarsi, in tutte le sue componenti, per far fronte alle nuove impellenti esigenze; per diffondere nel popolo il senso umano e religioso della vita; per sensibilizzare il legislatore e l’operatore sociale, a ogni livello, a un impegno maggiore per la protezione e la promozione dell’uomo; per analizzare le cause dei mali nei vari aspetti e intervenire con tempestività ed efficacia.

3. Un impegno che la situazione socio-culturale indica come particolarmente urgente è quello della pastorale familiare. Le profonde e rapide trasformazioni che caratterizzano la nostra epoca hanno profondamente inciso sull’istituto familiare, cellula fondamentale della società e provvido vivaio delle future generazioni. È necessario che la Chiesa si volga con rinnovata sollecitudine verso questo delicato settore della pastorale, ad esso dedicando le migliori sue energie.

Urge innanzitutto un’azione che risvegli nelle coscienze la preoccupazione per le realtà spirituali ed eterne, e la consapevolezza del primato dei valori morali, che sono i valori della persona umana come tale. “La ricomprensione del senso ultimo della vita e dei suoi valori fondamentali è il grande compito che si impone oggi per il rinnovamento della società” (Giovanni Paolo II, Familiaris Consortio, 8). Quando tale consapevolezza viene meno, le grandi possibilità che il progresso moderno ha messo nelle mani dell’uomo finiscono per trasformarsi in potenziali forze disgregatrici, che ne insidiano l’autentica promozione.

Occorre educare le coscienze mediante un’assidua ed incisiva istruzione religiosa, che renda i singoli membri della famiglia – non solo i giovani, ma anche gli adulti – capaci di giudicare e di discernere i modi adeguati per costruire una comunità di persone che, nell’amore, vive, cresce e si perfeziona. Occorre altresì incoraggiare i componenti della famiglia alla pratica dei sacramenti ed alla consuetudine della preghiera personale quotidiana, perché dall’incontro con Dio ciascuno possa trarre e la luce interiore per meglio comprendere e la forza spirituale per coerentemente tradurre nella vita il disegno di Dio sulla famiglia.

Dall’unione vitale con Cristo, che si alimenta nella partecipazione alla Liturgia e nell’esperienza della preghiera, la famiglia deriverà lo stimolo a progredire continuamente nell’amore vissuto ed a farsi fermento attivo per l’animazione cristiana dell’ambiente circostante.

4. Il compito di inserire il lievito evangelico nella pasta della società resta, oggi come sempre, la missione prima e principale della Chiesa. Non è necessario che io mi soffermi a sottolineare il ruolo importante che, nell’adempimento di tale missione, sono chiamati a svolgere i laici. Sarà pertanto sommamente opportuno che in cima alle vostre preoccupazioni pastorali stiano la cura dell’Azione Cattolica e l’incoraggiamento dei vari Movimenti giovanili, che lo Spirito va suscitando nella Chiesa. La partecipazione a queste forme di apostolato comunitario offre la possibilità di una formazione cristiana più completa e di un’azione pastorale più direttamente legata ai Pastori, con grande vantaggio sia per la vita spirituale dei singoli come anche per l’incisività della loro presenza nell’ambiente.

Un laicato cattolico consapevole ed attivo è una ricchezza inestimabile per ogni Chiesa locale. Esso tuttavia non vale a supplire la carenza di sacerdoti. L’attuale crisi dei Seminari deve essere stimolo per ogni diocesi ad un rinnovato impegno nella pastorale delle vocazioni. Il Seminario è l’espressione e la testimonianza della vitalità della comunità diocesana. Esso è il termine delle fatiche dei parroci e degli educatori operanti nelle strutture pastorali; ed è il punto di partenza per ogni programma di animazione cristiana delle nuove generazioni, che si affacciano alla ribalta della storia.

L’attenzione alle vocazioni cosiddette adulte, oggi particolarmente suggerita dalle circostanze, non deve assolutamente indurre a trascurare i Seminari minori, la cui funzione è, per così dire, evidenziata dal disagio in cui si trovano le diocesi nelle quali sono stati soppressi.

5. Atteso il considerevole sviluppo turistico che caratterizzala vostra regione, desidero attirare la vostra attenzione sull’importanza della pastorale del Turismo.

Come ben sapete, la Chiesa, sempre attenta alle esigenze delle situazioni in pieno sviluppo, ha visto, fin dal Concilio Vaticano II, nella mobilità umana uno dei fenomeni da segnalare alla riflessione dei Vescovi (Christus Dominus, 18); più tardi ha istituito una Pontificia Commissione per la pastorale delle migrazioni e del turismo; e dal 1979, quando cioè l’Organizzazione Mondiale del Turismo in una delle sue Assemblee Generali stabilì la celebrazione annuale della Giornata Mondiale del Turismo, la Santa Sede decise di prender parte all’iniziativa.

La Chiesa è ben consapevole dei non pochi aspetti positivi del turismo; anzi, nella misura in cui concorre a sviluppare una sana educazione individuale e collettiva, vede in esso la possibilità implicita di un nuovo umanesimo.

A parte il principio della libertà di movimento, dello svago, del riposo, il turismo, infatti, favorisce una formazione personale che arricchisce la mente, eleva lo spirito fino alla contemplazione delle creazioni dell’arte e delle meraviglie della natura, inclina la volontà alla comunione con i fratelli. Se bene impiegato, concorre anche dal punto di vista sociale al superamento dei pregiudizi tra gli uomini, a ridurre le distanze tra i popoli, a facilitare la reciproca conoscenza tra nazioni di culture profondamente diverse, a creare nuove fonti di lavoro, a promuovere il senso di solidarietà universale e la pace nel mondo.

Ora, proprio a motivo della sua natura di movimento di massa a dimensione planetaria, il turismo, trascinando con sé anche un movimento gigantesco di capitali, può nascondere i suoi equivoci, le sue insidie, per divenire un fenomeno prevalentemente economico, con la conseguenza di diventare fine a se stesso, smarrire le implicite possibilità di nuovo umanesimo, ritorcersi contro l’uomo.

È allora che il turismo, invece di essere, come dovrebbe, diffusore di valori, tende a favorire e propagare quella mentalità materialistica ed edonistica, già precedentemente individuata quale fattore disgregante della comunità familiare; rischia di strumentalizzare la persona umana, fino a capovolgere i termini e fare l’uomo per il turismo, e non il turismo per l’uomo.

Il turismo poi, raggiungendo con la sua espansione ogni angolo del mondo, finisce con l’esercitare direttamente o indirettamente una sua incidenza anche nella mentalità e nel costume della popolazione stabile, che non pratica il turismo, e quindi nella società in generale.

Voi stessi, cari fratelli nell’Episcopato, avete fatto questa esperienza nella regione ligure, dove il turismo arriva anche nelle zone spopolate dell’entroterra.

Il fenomeno del turismo, considerato in tutti i suoi aspetti alla luce del Vangelo e del messaggio cristiano, richiede da voi e da quanti sono impegnati nel ministero pastorale uno sforzo costante di studio e di approfondimento, sotto l’aspetto teologico, pastorale, organizzativo, per mettere in grado di conoscere più a fondo le modificazioni sociali e di costume che solleva; per esercitare tempestivamente un’opera di prevenzione e di educazione; per svilupparne le nuove e grandi possibilità di umanizzazione, di elevazione culturale, di cooperazione ecumenica, di irradiazione evangelica che il turismo offre ai giorni nostri.

Nuove prospettive e nuovi campi di lavoro si possono aprire al vostro dinamismo pastorale in questo settore, in continua evoluzione.

Mentre mi compiaccio per il vostro impegno e per il vostro zelo, auspico di cuore che la vostra ansia pastorale sappia trovare sempre le vie ed i modi più efficaci perché sia data ai turisti di ogni lingua e nazione che affollano la vostra terra una assistenza religiosa adeguata alle esigenze spirituali che travagliano gli uomini di oggi, facilitando loro anzitutto la partecipazione alla Messa festiva, al sacramento della Penitenza e alla Comunione, e promuovendo opportuni incontri di formazione spirituale, di cultura religiosa e di preghiera.

Sostenete ed incoraggiate con instancabile sollecitudine ogni sforzo dei vostri sacerdoti che mira a fare in modo che i momenti di riposo e di svago di quanti visitano la vostra bella regione diventino anche momenti per lo spirito, nell’incontro con se stessi mediante pause di silenzio e di riflessione e nell’incontro con Dio, mediante la preghiera.

Le iniziative che la vostra saggezza e il vostro zelo sapranno promuovere nel settore della pastorale del turismo e dell’apostolato del mare si risolveranno anche a vantaggio della popolazione locale che forma in modo essenziale il “gregge” affidato alle cure vostre e dei vostri collaboratori.

Vi sostenga nelle vostre fatiche, nelle vostre ansie e nelle vostre speranze la Madonna, Madre della Chiesa, e vi accompagni la mia benedizione che di cuore imparto a voi, ai vostri sacerdoti, ai religiosi, alle religiose e a tutta la popolazione della cara regione ligure.

          

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