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DISCORSO DI GIOVANNI
PAOLO II AI VESCOVI DEL SENEGAL IN VISITA "AD LIMINA
APOSTOLORUM"
26 gennaio 1982
Cari fratelli nell’Episcopato.
Venendo in pellegrinaggio alle tombe degli apostoli
Pietro e Paolo, avete desiderato ancora una volta dare testimonianza del
carattere universale della Chiesa al quale i cristiani d’Africa tengono molto,
ed io so bene quanto siate lieti della vostra comune presenza qui, intorno al
caro Cardinale Thiandoum che vi accompagna in questa occasione.
1. Essenzialmente, vorrei incoraggiarvi a proseguire
con tenacia l’opera di evangelizzazione e di efficace presenza che avete così
generosamente intrapreso. Essa è indispensabile per l’avvenire della Chiesa
in Africa. E lo è altrettanto per la promozione dell’uomo africano nella
difficile congiuntura in cui si trovano i paesi nel loro sforzo di sviluppo. Ed
è attraverso di voi, che siete gli avveduti promotori di quest’opera, che
desidero esprimere la mia profonda stima a tutti coloro che, in comunione con
voi, svolgono una parte attiva in questa missione. Desidero che essi sappiano
che la loro opera, le loro gioie e le loro pene sono note al Papa e che egli le
ricorda nella sua preghiera.
2. Come nel caso di altre regioni d’Africa,
sarebbe imperdonabile non menzionare i catechisti. La loro fede gioiosa, il loro
zelo per il Vangelo mi fanno veramente pensare ai primi cristiani, nostri padri
nella fede. A loro la Chiesa deve molto. Essi devono essere sostenuti mediante
una formazione adeguata alla rapida evoluzione delle mentalità e delle
condizioni di vita del mondo d’oggi. Una tale formazione permetterà loro di
mostrarsi veramente competenti nell’ambito urbano come in quello dei villaggi,
e soprattutto, essa dovrà andare di pari passo ad un approfondimento spirituale
e dottrinale.
3. In questo paese, in gran parte musulmano, voi
siete tesi a ravvivare nei cristiani il senso dell’amicizia verso i non
cristiani, una amicizia la cui sincerità si misura secondo l’efficacia dei
gesti che essa suscita. Non voglio dilungarmi su questa importante questione del
dialogo tra cristiani e musulmani che anche molto recentemente ho preso in esame
nei miei incontri con i vostri confratelli dell’Africa del Nord. Desidero
invece sottolineare l’importanza che riveste a questo proposito l’iniziativa
che avete preso in comune, nell’ambito della Conferenza episcopale regionale
dell’Africa dell’Ovest, creando una commissione speciale per promuovere
questo dialogo. So che voi già cominciate a raccogliere i frutti di questa
azione concertata: essa permette, a poco a poco, che si attui un reale
rinnovamento della mentalità, che favorisca il benefico passaggio dall’ignoranza
alla conoscenza della fede musulmana, dall’indifferenza all’apertura, dal
rifiuto al dialogo.
4. Dopo i catechisti, vorrei ricordare tutti coloro,
uomini e donne che, nella loro opera di insegnamento e di assistenza sociale e
medica, tendono ad essere, per la loro competenza e la loro carità, i pionieri
di quello spirito, auspicato dal Concilio Vaticano II. Esso deve infatti
impregnare, non solo i sacerdoti e i missionari, ma anche tutti coloro che sono
spinti a porsi al servizio degli altri, e soprattutto coloro che offrono la loro
collaborazione all’assistenza ai bisognosi e all’educazione, o che
forniscono un aiuto prezioso in tutto l’ambito della vita sociale, culturale o
economica.
5. Ben inteso, è la comunità fraterna esistente
tra i Vescovi ed i sacerdoti che permette alla Chiesa di rispondere alla sua
missione. Dobbiamo poi avere una stima tutta particolare per ogni sacerdote, e
soprattutto verso chi è più lontano, venuto dall’estero o nativo del paese,
inviato in qualche lontano villaggio. La sua gioia, voi l’avete sperimentato,
sta nel ricevere, il più frequentemente possibile, la visita e l’aiuto,
materiale e spirituale, del proprio Vescovo, di poter intrattenersi con lui come
con un fratello, su come meglio svolgere la sua missione tra coloro che a lui
sono affidati.
Questa fraternità tra sacerdoti,
missionari, sacerdoti Fidei Donum e africani, tra Vescovi e sacerdoti, non è
forse esemplare per tutti, cristiani e non-cristiani? Lo è, come lo è anche
la loro sollecitudine totalmente disinteressata. Onore e merito del sacerdote
consistono nel donare totalmente se stesso a tutti, come nella semplicità e
trasparenza della sua vita. Non è ancora questo stile di vita che costituisce
un incoraggiamento per i giovani e le giovani a seguire le tracce dei
sacerdoti e delle religiose che si sono fatti loro incontro?
6. Il mio pensiero si volge poi a coloro che si
preparano alla vita sacerdotale e religiosa. Vi auguro che possiate, grazie alla
collaborazione dei sacerdoti e delle religiose veramente solleciti della loro
maturazione spirituale, divenire capaci di aiutarli a formarsi retti criteri di
giudizio, a partire da un insegnamento umano e teologico sostanziale, preparare
per il futuro nuove leve dalle solide basi di cui il Senegal, come l’Africa
intera, hanno tanto bisogno. So che in questo ambito, come in altri, voi
apprezzate l’aiuto fraterno dei sacerdoti e delle religiose di altri paesi, e
vi auguro che esso continui nella generosità, tanto più che le Chiese dalle
quali essi provengono beneficiano largamente esse stesse di questo scambio.
Queste parole, troppo brevi per evocare
convenientemente la ricchezza della Chiesa senegalese, vorrebbero inoltre
esprimere il mio affetto verso tutti i vostri fedeli. Penso alle famiglie
autenticamente cristiane che collaborano alla venuta del regno di Dio nella
realtà quotidiana e che costituiscono per tutti un incoraggiamento, essendo un
simbolo vivente dell’amore di Dio; penso anche alle famiglie che sperimentano
maggiori difficoltà nel vivere questo ideale, ma che si sforzano generosamente
di avvicinarvisi; penso a tutte le persone che conoscono la prova fisica o
morale.
Che tutti sperimentino l’amore, insieme esigente e
misericordioso, della Chiesa! Prego lo Spirito Santo affinché doni loro la sua
luce e la sua forza e di tutto cuore le benedico, impartendo a voi stessi, amati
fratelli, la mia benedizione apostolica.
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