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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II DURANTE LA VISITA ALL'OSPEDALE PEDIATRICO
«BAMBIN GESÙ»
Martedì, 8 giugno 1982
Illustri Signori, fratelli e sorelle carissimi!
1. Ancora una volta son venuto a visitare, con trepida emozione, questo Ospedale
Pediatrico “Bambino Gesù”. Ho accolto di buon grado l’invito, da parte dei
Dirigenti, di benedire ed inaugurare il nuovo Dipartimento Medico Chirurgico di
Cardiologia Pediatrica ed esprimo oggi pubblicamente la mia soddisfazione ed il
mio compiacimento per il fatto che questo “Ospedale” si rinnova continuamente e
si arricchisce di un complesso di apparecchiature di avanguardia, al fine di
poter offrire ai piccoli cardiopatici le cure più appropriate e più adatte per
ridare ad essi l’auspicata sanità.
Sento il dovere, in questa circostanza, di porgere il mio sincero ringraziamento
a quanti hanno ideato, voluto, progettato questo meraviglioso complesso
scientifico, a quanti hanno generosamente e disinteressatamente contribuito per
la sua realizzazione, ed a quanti - professori, dottori, personale paramedico,
suore - prestano la loro opera con encomiabile spirito di dedizione.
Ma sono tornato, in particolare, in questo luogo perché chiamato, invocato
dal flebile e struggente lamento dei bambini, che portano nei loro fragili
corpicini il peso della malattia e della sofferenza, ed intendo dire e
manifestare ad essi, a nome vostro, a nome dei loro genitori, a nome della
Chiesa, tutto l’immenso affetto di cui vogliamo circondarli, specie nei momenti
della loro più acuta debolezza.
2. La visita ad un ospedale, e in particolare ad un ospedale per bambini,
provoca nel profondo del cuore alcuni degli interrogativi più radicali sul
significato della vita e dell’esistenza dell’uomo: la presenza continua,
martellante, ineluttabile della sofferenza, e specialmente quella degli
“innocenti”, urta nella ragione umana attonita e perplessa come un autentico
“scandalo”, capace di porre in questione e in pericolose crisi le certezze nelle
quali si fonda la nostra vita intellettuale, religiosa, etica. Il lamento
accorato e il pianto lancinante di un bimbo che soffre, possono sembrare quasi
una protesta dell’umanità intera nei confronti del silenzio impenetrabile di
Dio, che permette tale somma di dolore.
Là dove l’umana ragione sembra urtare contro un muro opaco d’ombra e si reputa
in diritto di assumere un atteggiamento di rivolta, la Parola divina ci
introduce nel “mistero” della sofferenza umana, presentando alla nostra
considerazione e alla nostra esperienza Gesù, Cristo e Signore, il Figlio di
Dio, in cui si incarna la profetica figura del “Servo sofferente”, dell’“uomo
dei dolori” (Is 53, 3); Gesù, che si commuove profondamente di fronte
alle sofferenze degli altri; che assume completamente il dolore nella sua
Passione e Morte, passaggio obbligatorio per la sua Risurrezione-glorificazione.
Allora, se noi soffriamo, partecipiamo ai patimenti di Gesù, potrà dirci san
Paolo, per partecipare anche alla sua gloria (cf. Rm 8, 17); se portiamo
sempre e dappertutto nel nostro corpo le sofferenze e la morte di Gesù, è perché
anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo (cf. 2 Cor 4, 10). E
lo stesso Apostolo, che nella sua vita ha sperimentato un lungo apprendistato
del dolore, può parlare della gioia che egli prova nelle sofferenze che
sopporta, perché può completare nella sua carne ciò che manca ai patimenti di
Cristo, a favore del suo Corpo che è la Chiesa (cf. Col 1, 24).
In questa visione cristiana del dolore, il lamento ed il pianto di coloro che
soffrono, specialmente dei bambini, non sono quindi una acerba protesta, ma una
solenne, pura, emozionante preghiera di impetrazione, che si eleva da questa
povera terra al trono di Dio, perché gli uomini tutti siano liberati e
purificati dal male, orientino la loro vita in sintonia con le esigenze della
rivelazione divina e si manifestino autentici “figli di Dio”.
3. In tale prospettiva Gesù ha dichiarato “beati” gli afflitti e i piangenti,
perché saranno consolati (cf. Mt 5, 4); e nel giorno del suo ritorno
nella gloria come giudice supremo e definitivo della storia, egli si
identificherà con tutti i sofferenti della terra: “. . . Ero malato . . . e mi
avete visitato . . .: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di
questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (cf. Mt 25, 36.40).
Questa solenne proclamazione in bocca a Cristo deve dare un significato nuovo e
soprannaturale all’impegno, che voi tutti esercitate nei confronti dei fratelli
più piccoli di Gesù, i bimbi ammalati, sofferenti; la vostra specifica
competenza, la vostra esemplare dedizione, il vostro impegno generoso sono
rivolti a Gesù, l’Uomo-Dio, misteriosamente presente in loro. È in questo
spirito evangelico che la vostra professione, già di per sé degna del massimo
rispetto, diventa una autentica “missione” di fede ed un contributo
all’elevazione totale dell’uomo, fatto ad immagine e somiglianza di Dio.
Da questo luogo di dolore, ma anche di speranza, desidero
rivolgere un invito, un appello agli uomini di scienza; a coloro che reggono le
sorti della città terrena: è urgente, è necessario convogliare, coordinare le
iniziative, gli studi, le ricerche, i contributi per alleviare il dolore dei
fratelli colpiti dalle varie calamità, vittime della malattia. Occorre
finanziare adeguatamente tali studi e tali ricerche, finalizzati alla salute
fisica dei cittadini. Non avvenga che le spese più consistenti dei vari Paesi
siano rivolte agli armamenti, agli strumenti più sofisticati, capaci di
provocare solo distruzione, morte e disperazione; mentre si disattendono invece
quelle opere e iniziative, necessarie ed indilazionabili perché la vita degli
uomini, anche dal punto di vista sanitario, possa trascorrere serena e
tranquilla nella pace, nella giustizia, nell’ordine.
Auspico che questo Ospedale Pediatrico “Bambino Gesù” sia un segno di
avanguardia, un centro di studio, in cui a questi piccoli siano offerti, con le
cure sempre più avanzate della tecnica e della scienza, l’affetto e la dedizione
più delicati, ispirati al messaggio di amore del Vangelo di Cristo.
Con questi voti e con questo spirito imparto di gran cuore la mia benedizione
apostolica ai carissimi degenti, ai loro familiari, ai Dirigenti, ai Dottori, al
personale paramedico, alle suore, agli amici del “Bambino Gesù” ed a tutti i
presenti.
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