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VISITA PASTORALE A RIO DE JANEIRO E IN ARGENTINA

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
DURANTE LO SCALO A RIO DE JANEIRO

Aeroporto di Rio De Janeiro
Venerdì, 11 giugno
1982

 

Signor Ministro degli Affari Esteri,
signor Cardinale Arcivescovo di Rio de Janeiro e fratelli nell’Episcopato,
signor Ministro dell’Aeronautica ed altre Autorità,
Signore e Signori e amatissimi brasiliani.

1. Nel mettere piede sul suolo del Brasile, anche se per brevi momenti - in questo scalo tecnico del mio viaggio in Argentina - tanti sentimenti e grati ricordi mi riempiono il cuore. Vorrei che la grande gioia e l’affetto che muovono questo mio sentire e rivivere, fossero liberi da ogni ombra di preoccupazione; comunque, è sempre con tanta gioia che ora, tramite i presenti, rivolgo il mio più cordiale saluto al caro popolo brasiliano.

Vi ringrazio per questa presenza che diventa più significativa e commovente a causa dell’ora notturna in cui si verifica. Ringrazio tutti: il signor Ministro degli Affari Esteri personalmente, come anche le Autorità che qui rappresenta, e in modo particolare il signor Presidente della Repubblica; ringrazio i signori Cardinali e i Vescovi, che qui, con il caro fratello Eugenio de Araújo Sales mi testimoniano la viva presenza della Chiesa in Brasile, rappresentata anche dalla locale Comunità diocesana di Rio de Janeiro, e da altri fedeli che sono venuti qui da varie diocesi.

Rio de Janeiro! Brasile! Quanti ricordi, in questo momento e in questo luogo, questi nomi fanno rivivere nel mio spirito i dodici giorni della mia visita pastorale alle Terre di santa Croce: dall’incontro indimenticabile con la Chiesa di questa diletta Nazione, da Rio Grande do Sul fino a Belém do Para e al cuore dell’Amazzonia! “Grazie a Dio”, per tutto.

Ricordo, con particolare chiarezza, ogni brasiliano, che allora ho incontrato e che mi ha accolto tanto cordialmente; nel suo volto ho cercato di rivedere il volto di Cristo: il Cristo delle Beatitudini, il Cristo Redentore e Signore, il Cristo Principe della Pace. Infatti, la pace, fondamento di ogni bene, continua ad essere il frutto di una educazione costante, basata sulla verità, rispettosa della libertà e dono di Dio affidato agli uomini.

2. Le labbra dicono le grandi cose che sono nel cuore, cari fratelli e sorelle del Brasile; e nel mio cuore predominano pensieri di pace. Nel Brasile che ho visitato due anni fa - visita che, come quella che mi appresto a fare in Argentina, era contraddistinta dal carattere pastorale ed ecclesiale, senza nessuna intenzione politica - io ho racchiuso in un abbraccio di pace ogni popolo di questo Continente della speranza, come ho fatto anche nel precedente viaggio in Messico; e, nella comunione della Chiesa, una e universale, ho pregato con i Pastori di tutta l’America Latina per l’avvento di un mondo più pacifico, più giusto e più fraterno (cf. Giovanni Paolo II, Allocutio in urbe Roma habita, die 1 febr. 1979: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, II [1979] 336).

Non ho potuto tacere di questo profondo anelito di pace, nel momento stesso del mio arrivo a Brasilia. Dissi allora che il Papa aveva diretto i suoi passi fin lì anche per incoraggiare tutto ciò che qui vien fatto per la promozione della pace; dissi che volle farlo “anche con la sua presenza, colui che ha come compito importante della propria missione la costruzione della pace” (Giovanni Paolo II, Allocutio in urbe Brasilia habita, 4, die 30 iun. 1980: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, III, 1 [1980] 1937).

Questo odierno viaggio in Argentina, come continuazione del viaggio apostolico che ho fatto in Gran Bretagna, durante il quale non ho cessato di implorare la pace, è anche un prolungamento dei due viaggi precedenti che feci in questo caro Continente latino-americano, e rientra nel quadro della costante sollecitudine della “Chiesa che sempre nutre amore verso ogni singola nazione, non mancando mai di difendere l’unità universale, la pace e la mutua comprensione tra gli uomini” (cf. Giovanni Paolo II, Epistula ad fideles argentinos missa, 5, die 25 maii 1982: Vide supra, p. 1866).

3. È un viaggio d’amore, di speranza e di buona volontà di un padre nella fede, che va incontro ai figli che soffrono; spinto da pensieri di carità, di riconciliazione e di pace, come rappresentante del Principe della Pace; e va per suscitare e riunire l’impegno di tutti gli uomini di buona volontà, con il profondo desiderio che lo stesso Cristo Salvatore venga in nostro aiuto e che tra breve da questo nostro mondo si possa innalzare il cantico angelico della Notte di Betlemme: “Gloria a Dio nell’alto dei cieli”, e pace in terra tra gli uomini di buona volontà (cf. Lc 2, 14).

E allargando la prospettiva al di là del conflitto, che attualmente porta desolazione e morte tra i popoli belligeranti nell’Atlantico Meridionale, il mio cuore soffre con tutti i cuori feriti dal male della guerra in altre parti del mondo.

È con la più grande stima, pertanto, che rinnovo ad ogni figlio di questa diletta nazione brasiliana, l’invito a lavorare e crescere in solidarietà per la pace universale; è con particolare intensità di affetti che esorto la Chiesa del Brasile ad innalzare a Dio incessanti preghiere per la pace in unione con il Papa, in modo speciale durante questa breve visita: pace nello spirito, nella convivenza fra gli uomini, e pace fra i popoli nella grande famiglia umana.

Con stima ed affetto rinnovo qui gli auguri sinceri per la crescente prosperità del caro popolo brasiliano, libera da ombre sinistre di violenza e sempre contraddistinta dal rispetto per la vita, dal senso della giustizia e della concordia e a servizio della causa della pace internazionale. Questi auguri nel mio cuore diventano preghiera, per implorare per ogni brasiliano mediante l’intercessione di nostra Signora Aparecida, le grazie di Dio.

Vi invito a pregare qui con me, uniti fraternamente come fratelli della stessa famiglia: invochiamo Dio nostro Padre, come Cristo ci ha insegnato perché il mondo sia sempre più una famiglia umana nell’amore e nella pace:

“Padre nostro che sei nei cieli / sia santificato il tuo nome / venga il tuo regno / sia fatta la tua volontà / come in cielo così in terra. / Dacci oggi il nostro pane quotidiano, / rimetti a noi i nostri debiti / come noi li rimettiamo ai nostri debitori. / Non ci indurre in tentazione, / ma liberaci dal male. Amen!”.

Benedetto sia il nome del Signore. Adesso e sempre.

Il nostro aiuto è nel nome del Signore. Egli ha fatto il cielo e la terra. Vi benedica Dio onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo. Amen!

Sia lodato Gesù Cristo!

                                                

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