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VISITA PASTORALE A GINEVRA

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI RAPPRESENTANTI DELLE
ORGANIZZAZIONI INTERNAZIONALI CATTOLICHE (OIC)

Martedì, 15 giugno 1982

 

Cari fratelli e sorelle.

1. Sono lieto di salutare a Ginevra, come ho già fatto altrove, a New York e a Parigi per esempio, i rappresentanti delle Organizzazioni Internazionali Cattoliche e i membri del Centro di Coordinamento. Ringrazio in particolare il Presidente della Conferenza delle OIC per la sua accoglienza e per le convinzioni che lo animano.

Le Organizzazioni Internazionali che dipendono dall’ONU - c’è forse bisogno di ripeterlo qui a Ginevra, e di fronte a voi che ne siete sicuramente convinti? - svolgono nell’ambito della comunità delle Nazioni un lavoro molto importante di confronto e di collaborazione per giungere a delle convenzioni, a delle raccomandazioni, a delle azioni molto utili ai popoli e riguardanti i diritti dell’uomo, la giustizia sociale, l’igiene.

Anche se si tratta di strumenti imperfetti e non sempre sufficientemente efficaci, e con risultati non esenti da critiche, la Chiesa ha, come sapete, molta stima per gli scopi umanitari di ognuna di queste istituzioni, e vede in esse un passaggio obbligato dell’umanità alla ricerca della sua unità. Ciò è sufficientemente dimostrato dalla mia visita di questa mattina all’Organizzazione Internazionale del Lavoro, senza dimenticare la sede ginevrina dell’ONU e le diverse Istituzioni specializzate delle quali ho appena incontrato i Direttori.

2. La Chiesa ripone dunque la sua fiducia nelle persone che ne sono responsabili secondo la loro coscienza, e non risparmia i suoi incoraggiamenti per il progresso etico che ciò può rappresentare. Essa si augura naturalmente che i cristiani, i suoi figli cattolici, comprendano il valore di tale lavoro e vi apportino la loro collaborazione personale, arricchita dalla competenza e dal significato cristiano delle realtà del mondo.

Per questo motivo ho salutato con piacere i membri del Centro d’Informazione delle Organizzazioni Internazionali Cattoliche, in quanto credo che esso le sostenga nella fede e nell’amicizia, aiutandole tra l’altro ad assumere meglio a titolo personale, in quanto laici cristiani, le loro responsabilità nel loro servizio internazionale.

Ma è ovvio che la presenza organica della Chiesa ha qui un’importanza primordiale.

Ufficialmente la Santa Sede è rappresentata dal suo Osservatore permanente, che ho ringraziato insieme ai collaboratori di questa Missione permanente, i quali nonostante il loro numero esiguo svolgono un lavoro prezioso.

Ma a un altro livello la Chiesa è presente mediante voi, rappresentanti delle OIC, la cui testimonianza ed azione a carattere associativo sono particolarmente importanti presso le Organizzazioni Internazionali, che tra l’altro vi riconoscono lo Statuto di organizzazioni non governative. Molte di queste OIC hanno qui il loro Segretariato Generale, altre hanno almeno un rappresentante qualificato a Ginevra o nei dintorni, incaricato di seguire a nome dell’Organizzazione a cui appartiene, le attività delle Nazioni Unite, e anche di prendere la parola.

3. Non posso certo elencare tutte queste OIC e neppure definire la linea d’azione di ciascuna di esse, poiché si tratta di elementi molto vari e complementari. Vorrei comunque esprimervi il mio incoraggiamento ed augurio, assicurandovi che senza le OIC mancherebbe qualcosa alla feconda vitalità della Chiesa e alla sua missione apostolica e profetica nella società internazionale contemporanea.

In una parola vorrei definire il vostro carattere originale. Che cosa significa la cattolicità delle OIC? Significa prima di tutto che esse traggono il loro dinamismo vitale nelle fonti del Vangelo vissuto nella comunità della Chiesa. Nello stesso tempo l’aggettivo “cattolico” mette le vostre organizzazioni in relazione organica con la Chiesa e con il suo magistero. In questo senso voi siete legati da un vincolo particolare con la Santa Sede in quanto strumento della missione del Vescovo di Roma nei confronti della Chiesa universale.

Ma voi avete un ruolo specifico che richiede un impegno originale. Potrei definirlo come la fase di mediazione tra il Vangelo e la società contemporanea, tra la Chiesa universale e la comunità delle Nazioni. Le OIC, in ragione della loro stessa esistenza e della loro presenza, costituiscono un elemento di questa mediazione, una cerniera per così dire tra la Chiesa cattolica e la società internazionale; e laddove la Chiesa in quanto tale non potrebbe intervenire perché si tratta di problemi tecnici, è qui che voi dovete intervenire.

4. Ciò può essere realizzato da voi, perché le vostre associazioni internazionali di laici cristiani vi permettono di raggruppare nel vostro campo di competenza una somma ragguardevole di riflessioni cristiane, di esperienza e di forza, provenienti dall’apporto di tutte le comunità ecclesiali, e di farne un uso responsabile e libero di fronte agli organismi intergovernativi.

Non mi dilungherò sulle molteplici iniziative e interventi periodici che potrete intraprendere in caso di progetti precisi. Ma mi permetto di aggiungere che oltre a questo impegno cristiano concreto, o piuttosto al fine di permetterlo, le vostre OIC potranno costituire il luogo per una riflessione approfondita, indispensabile per un’azione a carattere internazionale, riguardante per esempio un concetto filosofico e giuridico della società internazionale, una teoria e un movimento educativo al servizio della pace, un’etica applicata al nuovo ordine economico internazionale e al dialogo tra Nord e Sud, un’antropologia cristiana in favore dei diritti dell’uomo, la salvaguardia ed il funzionamento della famiglia e dei corpi intermedi, l’integrazione della legge di carità nella sfera delle relazioni internazionali, l’educazione delle coscienze e dell’opinione internazionale su diversi argomenti cruciali, tutto ciò richiede allo stesso tempo una adesione fedelissima ai principi cristiani, ed una esperienza approfondita dei campi concreti di applicazione. Questo terreno, immenso ed esaltante, si offre al vostro apostolato specifico, al vostro coraggio cristiano. Ne offrirete il beneficio alle istanze internazionali, alle altre OIC con la loro Conferenza, e alla Santa Sede stessa.

5. Le OIC traggono informazione, stimolo e mezzo di collaborazione dal Centro d’Informazione delle Organizzazioni Cattoliche Internazionali di cui desidero ringraziare il responsabile e tutto il personale. Non posso fare a meno di ricordare qui l’opera del compianto Padre Henri de Riedmatten, che fu a lungo Consigliere di questo gruppo, poi Osservatore permanente. Sono inoltre certo dell’importanza che la testimonianza di questo Centro ha presso le altre Organizzazioni non governative e perfino presso le grandi Organizzazioni Internazionali a Ginevra.

6. Per concludere, siamo qui ospiti di una simpatica parrocchia che porta il nome dell’ammirevole santo artigiano della pace in Svizzera, san Nicolas de Flüe. Sono al corrente di tutto ciò che i responsabili di questa parrocchia fanno per dedicarsi convenientemente all’accoglienza, al culto, all’educazione alla fede. So che molte persone appartenenti ad ambienti internazionali si sentono qui a loro agio perché trovano il sostegno spirituale e amichevole che cercano.

Questa volta non avrò il tempo di visitare altre parrocchie in Svizzera. Ma sicuramente capiteranno altre occasioni. Tuttavia da qui mando il mio ringraziamento a tutti i pionieri del movimento internazionale cattolico che in Svizzera hanno intrapreso iniziative di successo in diversi campi.

Che il Signore illumini i vostri spiriti ed apra i vostri cuori in una carità senza frontiere! Che vi assista nei vostro lavoro, che lo renda fertile! Che aiuti le vostre OIC ad adempiere al compito ecclesiale che ci si attende da loro! Vi benedico affettuosamente, insieme alle vostre famiglie e alle persone che vi sono care.

                                               

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