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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI DELLO ZIMBABWE
IN VISITA «AD LIMINA APOSTOLORUM»

Venerdì, 18 giugno 1982

 

Miei fratelli in Cristo.

Grande è la mia gioia nel dare il benvenuto a tutti voi qui convenuti. Quando ci raduniamo nella fede e nell’amore, il nostro incontrarci dà testimonianza del legame profondo di unità che unisce la Santa Sede e le Chiese di Harare, Bulawago, Gwelo, Umtali, Wankie e la Prefettura Apostolica di Sinoia. È particolarmente significativo che questa sia la vostra prima visita “ad limina” da quando lo Zimbabwe ha ottenuto l’indipendenza nazionale due anni fa. So che voi condividete la gioia che questo nuovo “status” ha suscitato nei cuori dei vostri connazionali, e sono lieto che vi adoperiate continuamente nella costruzione di una società giusta e pacifica, in cui sia garantita la dignità di ogni persona. La vostra difesa dei diritti umani fornisce una ferma speranza che ogni pregiudizio basato sulla razza, origine e cultura, sarà eliminato.

Ho fiducia nel fatto che la Chiesa nello Zimbabwe continuerà a dimostrare la sua saggezza mediante la sua opera di riconciliazione e costruendo una società che sia realmente cristiana, una società cioè nella quale tutte le razze si sentano accolte e nella quale sia dato spazio al contributo specifico che ognuno può rendere al benessere di tutti. Il perseguimento del bene comune dell’intera società richiede una collaborazione continua tra la gerarchia e le autorità civili, in un’atmosfera di libertà e di rispetto per le diverse competenze della Chiesa e dello Stato. La Chiesa desidera cooperare agli sforzi per far progredire lo sviluppo integrale dei popoli. I suoi membri sono anche parte della comunità civile; ma essa mantiene una sua propria identità, una identità basata sull’insegnamento di Cristo, e che non può perciò venir confusa con quella di un partito politico. Nessun partito politico può arrogarsi il diritto di rappresentarla. Nessun programma politico può asserire di esaurire le ricchezze del suo messaggio. Essa deve perciò preservare accuratamente la sua identità e libertà, mentre lavora con tutto il cuore per il maggior bene di tutti.

Questi sono giorni decisivi per lo Zimbabwe - sia per il paese che per la Chiesa. Ogni fedele e ogni comunità ecclesiale locale deve essere preparata al rinnovamento, in modo da incontrare le esigenze di una situazione in via di cambiamento. Questo richiede un processo di purificazione, una profonda conversione della mente e del cuore, cosicché gli autentici valori del Vangelo possano penetrare e agire come lievito in tutta la società, trasformandola in una realtà sempre più umana. La Chiesa trova la motivazione per questo nella sua obbedienza alla volontà di Dio. Perché è volontà di Dio che tutti gli uomini e le donne condividano i doni dell’unità, e della giustizia, della onestà e della pace. Nella sua amorosa Provvidenza, Dio ha rivelato questo desiderio nella persona di Gesù Cristo ed egli continua ad offrire la Buona Novella della salvezza mediante il ministero della Chiesa. In ogni epoca, dunque, la Chiesa si adopera nella proclamazione di questo divino messaggio e perciò a favorire la venuta del Regno. In questo contesto, possiamo dire con san Paolo: “Noi fungiamo da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro” (2 Cor 5, 20). Ci è stato dunque affidato il messaggio di riconciliazione e a noi tocca il compito urgente della sua proclamazione. Perciò conosciamo bene i sentimenti di san Paolo quando esclama: “Guai a me se non predicassi il Vangelo!” (1 Cor 9, 16).

Nella storia dello Zimbabwe, troviamo un eccellente esempio di questo spirito nella coraggiosa determinazione di Padre Goncale Silveira della Compagnia di Gesù, che per primo portò la fede cattolica al regno di Monomotapa più di quattrocento anni fa. Lo stesso zelo apostolico ha ispirato l’opera di tanti missionari nel vostro paese durante il secolo scorso, tra i quali vi sono stati testimoni esemplari. Al giorno d’oggi l’opera di evangelizzazione non è meno esigente, poiché Dio chiama preziosi strumenti umani fra il clero e i sacerdoti locali per proclamare la verità salvifica del Vangelo.

Fin dai primissimi giorni, l’intenzione dei missionari era quella di impartire un amore profondo per Dio e per il prossimo, un amore nutrito dalla celebrazione dei sacramenti della Chiesa, specialmente l’Eucaristia. Il rispetto e la devozione che i cattolici dello Zimbabwe hanno sempre dimostrato verso il santo Sacrificio della Messa è uno dei più nobili aspetti della loro eredità spirituale.

Ma i missionari erano anche consapevoli che “l’evangelizzazione non sarebbe completa se non tenesse conto della crescente reciproca influenza del Vangelo e della vita concreta degli uomini” (Paolo VI, Evangelii Nuntiandi, 29), e così essi cercarono di servire la persona intera, consci che la risposta della fede richiede un coinvolgimento totale con la vita dell’altro nella sua interezza. Per questa ragione essi si sono occupati dei bisogni concreti dell’educazione, dell’assistenza medica e della preparazione al lavoro, perché la conversione interna di fede potesse manifestarsi all’esterno e, in questo modo, divenire causa di fede profonda nell’intera comunità.

È comunque evidente che al giorno d’oggi devono essere superati numerosi ostacoli alla piena realizzazione dell’opera di evangelizzazione. Per esempio, la sofferenza causata dalla violenza nella vostra nazione rappresenta un pesante fardello per la vita personale e materiale del vostro popolo. In aggiunta a ciò, la scarsità di risorse finanziarie ha causato una riduzione dei piani per incrementare le opere di carità. La crescita relativamente ridotta nel numero del clero, al servizio di una popolazione sempre crescente, ha poi posto un freno ai programmi di istruzione catechetica e ad altri importanti aspetti della missione della Chiesa.

Tuttavia, nonostante queste difficoltà, la Chiesa nello Zimbabwe continua a crescere nella forza della Parola di Dio, mentre si offre al servizio del bene comune. Il contributo passato e presente delle vostre scuole elementari e secondarie, insieme a quello delle scuole di artigianato e di istituti magistrali, hanno reso un contributo importante allo sviluppo del paese. Gli ospedali cattolici, i dispensari medici e gli orfanotrofi hanno dimostrato in modo concreto la preoccupazione della Chiesa per i sofferenti e i poveri, i soli e gli abbandonati. L’opera di evangelizzazione include non solo la proclamazione della fede con la parola ma anche la sua dimostrazione mediante le opere dettate dall’amore e dalla compassione.

A questo proposito non posso mancare di menzionare il ruolo notevole che le donne religiose hanno assunto a favore della fede nello Zimbabwe. Nella qualità di insegnanti, infermiere e amministratrici e in vari altri ruoli, esse hanno servito nel modo più generoso e ammirevole. La testimonianza delle suore missionarie nella vostra terra è stata realmente commovente; ed ora le vostre Chiese locali possono vantare quattro Congregazioni indigene che continuano la loro nobile tradizione. Certamente questo è un segno del favore divino e una causa di grande gioia per la Chiesa intera.

Infine, miei cari fratelli, voi avete espresso il desiderio che la Chiesa nello Zimbabwe fosse realmente cattolica e realmente africana. È mia fervida preghiera che possa essere davvero così. Ripeto a questo proposito ciò che ho detto nel corso della mia visita pastorale in Nigeria: “La Chiesa rispetta realmente la cultura di ciascun popolo. Nell’offrire il messaggio del Vangelo, la Chiesa non intende distruggere o abolire ciò che è buono e bello. Infatti essa riconosce molti valori culturali e, mediante il potere del Vangelo, purifica e include nel culto cristiano alcuni elementi delle consuetudini di un popolo. La Chiesa viene a portare Cristo; non viene a portare la cultura di un’altra razza. L’evangelizzazione ha come scopo quello di penetrare ed elevare la cultura mediante la potenza del Vangelo”.

Vi incoraggio ad incarnare il divino messaggio del Vangelo nelle consuetudini e nella cultura del vostro popolo. A volte ciò richiederà grandi qualità di discernimento, prudenza e pazienza da parte vostra. Ma noi sappiamo che Cristo è il centro di tutta la storia umana ed ogni cultura umana trova in lui il suo compimento e perfezione. Siate pronti ad accettare tutto ciò che è compatibile con il Vangelo e ad offrirlo al vostro popolo come una opportunità di crescita nella santità.

Cerchiamo di renderci conto inoltre del fatto che il cammino alla santità include la via della Croce. Non c’è crescita genuina in Cristo, né trasformazione interiore, che sino ad un certo punto non richieda fatica e abnegazione. Gesù stesso lo ha puntualizzato quando ha detto: “Un servo non è più grande del suo padrone. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi” (Gv 15, 20). Se noi desideriamo prendere parte alla sua gloria, dobbiamo essere disposti ad unirci a lui nella Passione.

Con questo pensiero nel cuore, siamo spinti ad avere più piena fiducia nella potenza della preghiera. Vi chiedo di incoraggiare il vostro popolo a trovare frequenti opportunità di preghiera e di cercare nella preghiera la forza necessaria per affrontare la vita quotidiana. Facendo questo, in quanto Vescovi, cerchiamo di essere i primi servitori della preghiera implorando continuamente dal Signore la grazia della fedeltà, della perseveranza e della saggezza. E non dimentichiamo la potente intercessione di Maria, Madre di Cristo e Madre di tutti coloro che sono in Cristo. Ella ha conosciuto una profonda intimità con suo Figlio ed ha fatto esperienza della gioia di abbandonare la sua vita alla volontà del Padre. Che Ella sia per voi di esempio e di guida.

Dal profondo del mio cuore vi auguro pace in nostro Signore Gesù Cristo. Invoco su di voi la sua grazia e il suo favore nel vostro sacro ministero e vi imparto di cuore la mia apostolica benedizione, come anche ai vostri sacerdoti, religiosi e laici.

                                    

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