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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II AD UNA DELEGAZIONE DEL PATRIARCATO ECUMENICO
DI COSTANTINOPOLI
Lunedì, 28 giugno 1982
Cari fratelli in Cristo.
È veramente una grande gioia spirituale per me
incontrarmi con voi in questo giorno di festa. Attraverso le vostre persone,
ringrazio di tutto cuore il Patriarca ecumenico Dimitrio I e il santo Sinodo, di
avervi inviati come messaggeri di riconciliazione e di solidarietà ecclesiale.
La vostra presenza a Roma in occasione della celebrazione dei santi apostoli
Pietro e Paolo diviene sempre di più un segno di fraternità e di comunione tra
le nostre Chiese. Allo stesso modo, l’invio divenuto abituale di una delegazione
della Chiesa cattolica a Phanar per la festa di Sant’Andrea, ha il medesimo
significato di affetto reciproco e manifesta un medesimo legame profondo al
primo collegio degli Apostoli. Queste visite reciproche sono fonte di una gioia
che va crescendo ogni anno di più. È vero che gli incontri personali rivestono
quasi sempre un carattere di densità che le relazioni epistolari, anche se molto
preziose, non sono sufficienti ad esprimere. Sì, questi incontri diretti, ai
quali si unisce la preghiera allo Spirito di Dio, fanno sempre sgorgare una
nuova speranza.
Questi incontri, infatti, rendono sempre più evidente la
necessità di ristabilire la piena unità tra le nostre Chiese. Ed essi possono
avere motivo di grazia nella profonda e misteriosa comunione che ci unisce
attorno al nostro unico Signore. Secondo la sua promessa (cf. Mt 28, 20), egli è
presente nella sua Chiesa e ci incorpora a lui in una unità misteriosa e che
nessuna forza ostile può distruggere. Noi conosciamo a questo proposito i testi
degni di ammirazione di san Paolo: “Noi tutti siamo stati battezzati in un solo
Spirito . . . per formare un solo corpo” (1 Cor 12, 13), e ancora, alcuni versetti
oltre: “Voi siete corpo di Cristo e sue membra, ciascuno per la sua parte” (1 Cor
12, 27).
È dunque urgente superare le divisioni ereditate dal passato che hanno
velato e talvolta anche nascosto completamente questa profonda realtà. La vostra
stessa presenza qui e in un simile giorno mostra bene che questo movimento
benedetto da Dio verso la piena riconciliazione progredisce attraverso le nostre
Chiese. Benediciamo il Signore per aver suscitato personalità altamente
spirituali per quest’opera nello stesso tempo così importante e delicata! Penso
naturalmente ai Papi Giovanni XXIII e Paolo VI. Ma desidero nominare anche il
Patriarca Atenagora, che noi ricordiamo con venerazione, specialmente in questi
giorni che segnano il decimo anniversario del suo ritorno a Dio.
Oggi, alla
vigilia della seconda riunione della Commissione mista cattolico-ortodossa per
il dialogo teologico, il mio e il vostro pensiero si dirigono verso questo
importante avvenimento, e le nostre comuni preghiere si elevano verso il Padre
della luce per supplicarlo di accordare in abbondanza la saggezza del suo
Spirito a tutti coloro che partecipano a questo colloquio teologico, in modo che
esso contribuisca a un nuovo progresso sul cammino dell’unità voluta da Cristo
per coloro che credono in lui. E c’è bisogno di sottolineare che la Chiesa
cattolica dà una grande importanza al lavoro di questa commissione? Che essa
possa, in un clima di serenità e di coraggio, identificare e valutare molto
obiettivamente tutto ciò che ancora costituisce un ostacolo a un pieno accordo
di fede! L’esperienza dei Padri della Chiesa ci ha insegnato che un tale accordo
dovrà essere ricco della varietà delle espressioni coerenti che una stessa fede
potrà ricevere (cf. Tomos Agapis, n. 172). Così, “vivendo secondo la verità
nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa verso di lui, che è il Capo,
Cristo” (Ef 4, 15).
La commissione mista ha organizzato il programma del suo
lavoro teologico in modo positivo e costruttivo. Questo permette di ben
presagire per il futuro. È dare prova di realismo il partire da tutto ciò che
Ortodossi e Cattolici possiedono in comune, anche se queste ricchezze comuni
sono vissute attraverso forme particolari che corrispondono a diversità
culturali e a sensibilità religiose un po’ diverse. Ma, nello stesso tempo, la
detta commissione vuole circoscrivere con esattezza le vere divergenze, cioè
quelle che sono incompatibili con una piena comunione, in modo da affrontarle
con chiarezza alla luce delle Sacre Scritture e della grande Tradizione della
Chiesa. Tutti noi soffriamo, in particolare, di non poter celebrare insieme la
santa Eucaristia. Che noi possiamo infine chiarire ciò che ha motivato una tale
situazione - se contraria alla volontà del Signore - per porvi fine rimediando
alle sue cause!
È dunque a questi compiti laboriosi che la commissione mista
deve consacrarsi con la cura più grande. Ma essa ha bisogno di essere
continuamente sostenuta dalla preghiera fervente delle nostre Chiese. Esse
dovranno far salire ardenti suppliche verso Cristo “dal quale tutto il corpo,
ben compaginato e connesso, mediante la collaborazione di ogni giuntura, secondo
l’energia propria di ogni membro, riceve forza per crescere in modo da edificare
se stesso nella carità” (Ef 4, 16).
È con questi sentimenti di gioia e di carità, di riconoscenza e di profondo
rispetto verso il Patriarcato ecumenico che vi accolgo oggi. E che la santa
speranza di vedere le nostre Chiese compiere reali progressi verso la piena
unità alberghi sempre di più nei nostri cuori!
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