DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II AI
PARTECIPANTI ALL'ASSEMBLEA INTERNAZIONALE DEL TERZ'ORDINE REGOLARE DI SAN
FRANCESCO
Lunedì, 8 marzo 1982
Cari figli e care figlie!
1. Ringrazio suor Elisabetta Delor, Presidente della vostra assemblea, per le
sue parole piene di sentimento e di semplicità francescana. E sono lieto di
salutare tutti voi, Superiori e Superiore Generali di circa duecento
Congregazioni francescane e di salutare anche coloro che vi accompagnano e vi
assistono nei vostri lavori. Un saluto particolarmente caloroso va evidentemente
ai due Superiori generali della Polonia, che sono riusciti a unirsi a voi
superando numerose difficoltà.
Dopo i vostri due incontri dell’anno passato ad Assisi, avete voluto tenere
l’attuale assemblea a Roma, allo scopo di sottolineare che, come il vostro Padre
san Francesco, voi professate “fedeltà e sottomissione alla santa Madre Chiesa e
al Pontefice. Questo atteggiamento è tanto più significativo dal momento che il
vostro obiettivo è quello di rinnovare la Regola degli Istituti del Terz’Ordine
Regolare di san Francesco, conformemente agli orientamenti del Concilio Vaticano
II, e di sottometterne il progetto all’approvazione della Sede Apostolica.
Al fine di redigere questo progetto di Regola, vi siete rifatti alle parole
stesse di san Francesco; ma questa fedeltà materiale non è che il segno e
l’espressione di un ritorno alle sorgenti vive del carisma francescano, quale si
manifesta nella vita di san Francesco e dei suoi primi fratelli, in quella dei
numerosi santi e sante del movimento francescano attraverso i secoli, e in modo
tutto particolare nella vita degli appartenenti alla branca multiforme del Terz’Ordine
Regolare. Le fonti vive del vostro carisma sono ancora l’intensa vita di
preghiera e di contemplazione e il vigore apostolico delle vostre Congregazioni,
con la sollecitudine rinnovata di una conversione evangelica permanente. La
fonte viva è soprattutto l’azione dello Spirito Santo nelle vostre fraternità,
azione di cui san Francesco vi ha detto che bisogna desiderare al di sopra di
qualsiasi altra cosa (cf. Re B., 11, 8) e di cui mi piace cogliere un
segno in questa vostra assemblea.
2. Voi siete infatti convenuti da tutti i continenti; rappresentate una trentina
di Paesi spesso diversi per cultura e modo di vivere. Inoltre, le vostre stesse
Congregazioni differiscono profondamente tra di loro. Solo lo Spirito Santo, che
è Comunione, è capace di assicurare la vostra unità attraverso una tale
diversità. In questo modo si viene a manifestare nello stesso tempo il carattere
universale - e dunque ecclesiale - del carisma francescano. Esso è universale
semplicemente perché è profondamente radicato nel Vangelo e nella Chiesa.
Proprio per questo è talmente ricco che non può esprimersi totalmente se non
attraverso molteplici Ordini, Congregazioni e Organizzazioni. In questo vasto
concerto di molteplici armonie, il Terz’Ordine Regolare, con i suoi numerosi
Istituti, occupa un posto scelto, accanto ai rami dell’Ordine Primario, delle
Suore Clarisse e dell’Ordine Secolare di san Francesco.
Infine, non è casuale che voi tenete questa importante assemblea - senza dubbio
la prima di questo genere in tutta la storia del movimento francescano - nel
corso dell’ottavo centenario della nascita di san Francesco. Voi avete
desiderato in questo modo significare che questo centenario non è solamente
occasione di festeggiare un glorioso passato, ma soprattutto quello di
predisporre le condizioni per un nuovo slancio e un nuovo progresso dei vostri
Istituti.
È in questo spirito che vorrei indirizzarvi ora alcune parole per rendere
maggiormente sicuro il vostro cammino verso il rinnovamento quale è stato voluto
dal Concilio Vaticano II.
3. Nell’aprile del 1226, Francesco si trovava a Siena, ove si faceva curare per
una grave malattia. Il suo stato peggiorava al punto che i fratelli temevano di
perderlo. Allora Francesco dettò loro brevemente le sue ultime volontà: “Scrivo
che benedico tutti i miei fratelli, coloro che sono nella nostra religione e
coloro che vi entreranno fino alla fine dei secoli. - Poiché, a causa della
debolezza e dei dolori della malattia, non sono in grado di parlare, faccio
brevemente conoscere la mia volontà ai miei fratelli con questi tre detti, cioè:
che nel segno e nel ricordo della mia benedizione e del mio testamento essi si
amino sempre vicendevolmente; che essi amino ed osservino sempre nostra Signora,
la santa Povertà; che si mantengano sempre fedeli e sottomessi ai prelati e a
tutti i chierici di santa Madre Chiesa”.
Ecco dunque le tre raccomandazioni che vi ha fatto il vostro Padre nel momento
in cui egli si vedeva prossimo alla morte. Meditiamole brevemente insieme.
4. “Che si amino sempre di un amore vicendevole”. - Davanti alla
prospettiva della sua morte ormai prossima, san Francesco ha certamente meditato
tutto ciò che Gesù ha detto e fatto nel corso delle ultime ore da lui vissute
sulla terra. Da anni si era conformato a Cristo nella sua vita; e voleva
divenire a lui conforme anche nella morte. Si può dunque pensare che questa
consegna è come l’eco delle parole del Signore ai suoi discepoli nel suo
discorso d’addio: “Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri
come io vi ho amati” (Gv 13, 34). Che vi amiate come fratelli e sorelle,
tale è la volontà del vostro Padre san Francesco, ma bisogna aggiungere che
Francesco non aveva altra volontà che quella di Gesù.
Figli e figlie carissimi, avete certamente percepito l’importanza di questo
amore vicendevole per la vostra assemblea. Vi dicevo poco fa che solo lo Spirito
Santo può mantenere l’unità. Aggiungo subito che il cemento fondamentale di
questa unità è l’amore fraterno. Voi non potete limitarvi a formare un gruppo di
studi e di ricerche. Voi siete innanzitutto dei fratelli e delle sorelle che si
incontrano per amarsi di un amore vicendevole in Cristo.
Notate che questo è anche il vostro primo apostolato: vivere in mezzo agli
uomini una vita evangelica nell’amore fraterno. Possano gli uomini del nostro
tempo, guardando voi, ritrovare l’ammirazione che si aveva per i primi
cristiani: “Guardate come si amano!”. Allora voi diverrete, nel nostro mondo
lacerato, profeti efficaci della sua unità mediante la comunione fraterna.
5. La seconda consegna che san Francesco vi ha lasciato è quella di “amare e
osservare sempre nostra Signora la santa Povertà”. Se egli chiama qui la
povertà una “signora” (domina) e la proclama “santa”, non è perché egli vede in
essa la Sposa del “santissimo Signore” (Dominus) Gesù Cristo? Essa è stata la
sua compagna fedele dalla sua nascita, nella crescita, fino alla sua morte sulla
croce. E ciò è sufficiente a spiegare perché Francesco abbia amato la povertà di
un amore infiammato.
Ma c’è di più. Se Gesù ha sposato Madonna Povertà, e a causa nostra: “Propter
vos egenus factus est” scriveva san Paolo ai Corinzi (2 Cor 8, 9); è a
causa nostra che egli si è fatto povero! Solo la povertà totale gli ha permesso
di abbattere le barriere che ci separavano da lui e divenire nostro fratello
primogenito, per così dire, su un piano di uguaglianza. La povertà di Gesù, il
quale spogliò se stesso e assunse la condizione di servo (cf. Fil 2, 7),
è la misura del suo amore per noi.
Se volete dunque seguire Cristo alla maniera di san Francesco, dovete penetrare
in questa esigenza radicale dell’amore che si spoglia di tutto per essere
interamente accessibile al fratello più umile e più lontano. Solo la totale
povertà può disporre il vostro cuore ad amare Dio e ad amare gli uomini nostri
fratelli di un amore simile a quello di Gesù. E, d’altro canto, solo il
desiderio profondo di amare Dio e gli uomini può condurre alla povertà del
cuore. La conversione all’amore e la conversione alla povertà vanno di pari
passo.
Vivete la vostra povertà in questa prospettiva di amore, vivrete in questo modo
nella gioia! Poiché essa vi impedirà di fare delle vostre fraternità delle
comunità ripiegate su se stesse; essa, al contrario, le dischiuderà perché
irradino calore al di là di se stesse.
6. Infine san Francesco vi raccomanda di mantenervi sempre “fedeli e
sottomessi ai prelati e a tutti i chierici della santa Madre Chiesa”. Su
questo punto, come su tutti gli altri, il vostro Padre ha predicato con
l’esempio molto più che non con la parola. Per tutta la sua vita egli ha
mantenuto relazioni filiali e fiduciose con il Vescovo d’Assisi; ha sempre
sottoposto i suoi progetti all’approvazione della Santa Sede; ha voluto che vi
fosse un Cardinale, incaricato in modo particolare dal Papa di proteggere e
correggere i fratelli; onorava ogni sacerdote a causa del Corpo e del Sangue del
Signore di cui egli è ministro (cf. Testamentum S. Francisci).
Ma è altrettanto valido il contrario. La Chiesa è stata fedele a Francesco e al
movimento francescano. Essa ha contribuito a conferirgli quell’irraggiamento che
ha avuto ed ha ancor’oggi in tutto il mondo.
Essere fedeli ai prelati e ai chierici - cioè ai Vescovi e ai sacerdoti -
significa innanzitutto essere loro vicini con il cuore nelle responsabilità che
portano nella Chiesa; sostenerli con la vostra preghiera e rimanere in comunione
con loro nella fede che essi hanno il dovere di trasmettervi.
Essere fedeli e sottomessi, significa anche che voi dovete mettere al lavoro la
vostra ingegnosità e la vostra creatività per trasmettere nel concreto della
vita i grandi orientamenti impartiti dal Concilio, dal Papa e dai Vescovi.
L’obbedienza che vi è chiesta è attiva e responsabile (cf. Admon. 3).
Impiegate dunque generosamente le vostre forze al servizio della Chiesa locale e
della Chiesa universale. Non lasciate soli i vostri Pastori. Partecipate al loro
apostolato secondo il vostro carisma, come del resto tanto efficacemente hanno
fatto i discepoli di san Francesco, vicini al popolo dei villaggi e delle città
e ad esso adeguati. Il cantiere dell’evangelizzazione è immenso, nei paesi di
antica cristianità, talvolta in via di scristianizzazione, nelle giovani Chiese
e nei territori di missione!
Cari fratelli e cari figli, spero che queste poche riflessioni, ispirate dal
Testamento di Siena, vi stimoleranno e vi aiuteranno a perfezionare il vostro
progetto di rinnovamento della Regola per tutti gli Istituti del Terz’Ordine
Regolare. Da molti anni avete studiato e meditato gli scritti di san Francesco,
dei maestri spirituali francescani, e la storia tanto varia del movimento
francescano. Vi sentite ormai in grado di riprendere tutto questo insieme in un
testo, senza dubbio breve, ma dinamico e profondamente ispiratore per le vostre
forme di vita. Quando sarà venuto il momento di sottomettere questo progetto
all’esame e all’approvazione della Sede Apostolica, siate certi che accoglierò
con gioia il frutto di tanto lavoro.
Continuate dunque i vostri lavori nella gioia e nella pace, tanto care a san
Francesco. Siate convinti che lo Spirito Santo e la Chiesa attendono da voi
questa testimonianza di fedeltà vivente al carisma e al messaggio del Poverello
d’Assisi. Come san Francesco, vi benedico di tutto cuore!
|