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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AD UN PELLEGRINAGGIO DALL'ALASKA

Sabato, 13 marzo 1982

 

Cari fratelli e sorelle. Sono lieto di dare questa mattina il benvenuto a tutti voi. Poco più di un anno fa voi mi avete accolto nella città ricoperta di neve di Anchorage. In quella occasione ho invitato il vostro coro a farmi visita a Roma, e sono lieto che voi abbiate accettato di venire e che canterete domani nella Basilica di san Pietro. Ringrazio l’Arcivescovo Hurley per aver organizzato la visita e di aver allargato il gruppo fino ad includere tutti voi che siete qui. Per me voi rappresentate tutto il popolo dell’Alaska.

Voi siete venuti qui oggi come pellegrini in un cammino di fede. Per questo vi esorto con le parole di san Paolo: “Camminate nella carità, nel modo che anche Cristo vi ha amato e ha dato se stesso per voi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore” (Ef 5, 2).

Il periodo della Quaresima che stiamo vivendo è un tempo privilegiato di pellegrinaggio, un tempo di cammino nell’amore di Cristo. In Quaresima noi ricordiamo il viaggio del popolo ebreo attraverso il deserto verso la Terra Promessa. In Quaresima noi riviviamo gli eventi della Passione di Cristo, la sua via della Croce, mediante la quale i nostri peccati ci sono rimessi e la nostra salvezza è ottenuta.

In questi quaranta giorni, i pellegrini qui a Roma continuano la sacra consuetudine di visitare le stazioni delle Chiese. Questa pratica trova parte del suo significato nel fatto che i partecipanti vanno in pellegrinaggio alle varie Chiese e Basiliche. Il vostro viaggio ha in sé un simile carattere religioso, e per questa ragione prego che esso sia per tutti voi un reale viaggio di fede, una ricerca di ciò che alimenta, rafforza e approfondisce la vostra fede in Cristo.

Mettersi in pellegrinaggio significa lasciare molte cose dietro di sé. Quando si viaggia, si possono portare con sé poche cose. Si deve scegliere proprio ciò che è indispensabile, altrimenti viaggiando si è appesantiti da un bagaglio eccessivo.

Sono lieto di sapere che tra ciò che voi avete ritenuto indispensabile per questo pellegrinaggio a Roma vi sono la musica e il canto - il suono gioioso e il canto nuovo di speranza e di promessa. Tanto spesso la gente del nostro mondo è come bombardata dai rumori assordanti della moderna tecnologia che offuscano i sensi e intristiscono lo spirito umano. Vi sono le grida della violenza e della disperazione, le voci del consumismo e dell’avidità, e le stridenti esigenze di un eccessivo individualismo.

Ma il vostro canto porta speranza quando trova il suo fondamento in Cristo, è nutrito dalla preghiera e ispirato dall’amore per il prossimo. Questo è il suono che il mondo ha bisogno di udire - è un contributo di vitale importanza che voi fate durante il vostro pellegrinaggio.

Infine il vostro pellegrinaggio vi ricondurrà a casa a riprendere di nuovo la vita alla quale Dio vi ha chiamato. Quando ritornerete, sappiate che le preghiere del Papa vi accompagnano.

Quando sono stato in Alaska, tra coloro che mi hanno indirizzato il loro saluto vi era una bambina di cinque anni, la piccola Mollie Marie, che mi ha porto un mazzolino di non-ti-scordar-di-me. Recentemente sono stato informato che questa bambina è morta poco dopo Natale; il suo breve pellegrinaggio terreno è terminato.

Lasciate che vi assicuri che il Papa non dimenticherà: non dimenticherà questa bambina e non dimenticherà voi. Voi siete presenti nelle mie preghiere; voi siete nel mio cuore. Siamo tutti pellegrini nel nostro cammino verso la casa del Padre celeste. Camminiamo nella via dell’amore. Camminiamo con fede. Camminiamo in Gesù Cristo.

                                                                 

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