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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI DEL BENIN
IN VISITA «AD LIMINA APOSTOLORUM»

Sabato, 13 marzo 1982

 

Cari fratelli nell’Episcopato.

1. Secondo la bella consuetudine africana, voi siete venuti a ricambiare la visita che vi ho fatto a Cotonou un mese fa! Ne sono molto lieto. Siate i benvenuti nella casa del Papa! Avete anche preso importanti contatti con i diversi Dicasteri della Curia, su precise questioni del vostro ministero episcopale: spero che voi abbiate trovato, in questi scambi con il centro della cattolicità, comprensione, appoggio e conforto per proseguire sulla via dell’evangelizzazione nel vostro paese. Infine, la preghiera sulle tombe degli Apostoli e dei primi martiri cristiani è sempre una grazia per la vostra comunione ecclesiale, la vostra forza e la vostra speranza.

2. Il nostro incontro è dominato dal comune ricordo del mio recente viaggio nel Benin. Certamente, lo scalo è stato purtroppo di breve durata, limitato a Cotonou, per un incontro globale con il popolo cristiano. Ma quelle ore sono state molto ricche, ed io ne conservo un ricordo commosso e confortante. Penso in particolare alla qualità della celebrazione liturgica nello stadio: partecipazione attiva di tutti, intenso raccoglimento, gioia dei sacerdoti, dei religiosi, delle religiose, dei catechisti, dei giovani e degli adulti, di esprimere la loro fede in tutta serenità, attorno al successore di Pietro. Prego il Signore di far fruttificare queste grazie, e auguro che il popolo cristiano del Benin, custodendo nel suo cuore la memoria di questa celebrazione religiosa, vi attinga il coraggio di cui ha bisogno, giorno dopo giorno, nella sua vita quotidiana.

3. Non ho bisogno di sviluppare con voi una serie di incoraggiamenti o di consigli che vi ho già dato, sia nell’omelia della Messa a Cotonou, sia nel testo che ho voluto inviare all’Arcivescovo.

Certamente, la realizzazione della fede si compie ora presso di voi in condizioni difficili, che obbligano tutta la comunità cattolica a reagire vigorosamente contro il materialismo ideologico o dei costumi, testimoniando il proprio senso di onestà, di giustizia, di carità per contribuire all’autentico sviluppo del paese.

È buona cosa allora, come gli Apostoli al tempo della Trasfigurazione che abbiamo meditato domenica scorsa, saper discernere già da ora la gloria del Signore, presente in mezzo a voi, e i frutti della sua grazia, o almeno le promesse del raccolto; voi mi avete informato, e ho tenuto a sottolinearlo io stesso, della vitalità attuale della Chiesa nel Benin in molti settori: rinnovato senso della preghiera, della partecipazione alle funzioni, qualità della liturgia e della catechesi, zelo dei catechisti, conversioni, vocazioni, desiderio di approfondire la fede e coraggio nel testimoniarla. Bisogna poggiarsi su questi segni positivi per rafforzarsi e progredire.

4. L’anno passato, Monsignor Adimou aveva indicato quali erano le priorità pastorali per la Chiesa nel Benin: le vocazioni sacerdotali e religiose, la famiglia cristiana, i giovani, l’approfondimento della fede e il rafforzamento della azione evangelizzatrice. Penso che questi sono gli obiettivi fondamentali da perseguire costantemente.

Bisogna fare tutto il possibile infatti perché i cristiani posseggano una fede ben chiara, capace di resistere al discorso dell’ateismo, una fede nutrita dalla preghiera, perché è lo Spirito Santo che ispira la risposta profonda e dona la forza, una fede dinamica che sappia rendere testimonianza e faccia prendere delle responsabilità.

Bisogna anche estendere l’evangelizzazione aiutandovi vicendevolmente tra sud e nord tenendo conto delle forze apostoliche. E bisogna soprattutto intensificare gli sforzi per un miglioramento qualitativo dell’evangelizzazione: il discernimento che voi esercitate per esempio nel contatto con i vostri usi e costumi, familiari o d’altro genere, vi permetterà di vedere se essi si prestano - e a quali condizioni - a una sana acculturazione del messaggio evangelico che toccherà allora in profondità l’animo beninese e le realtà della vita personale e comunitaria. Nutro la fiducia che voi progredirete su questo cammino, tenendo conto anche degli altri paesi africani e rimanendo in dialogo con la Santa Sede. Le esigenze evangeliche non dovranno essere diminuite, ma dovranno apparire come una buona novella, una benedizione alla quale tutti debbono sentire la possibilità di avvicinarsi.

Infine, voi vi ricordate certamente della consegna che vi ho lasciato a Cotonou: che l’unità tra i Pastori e tra tutti gli operai apostolici sia senza difetto. È il testamento di Cristo ed è il segreto della vostra forza.

Che il Signore vi doni la pace e vi mantenga nella speranza! È sempre presente nella mia preghiera la sollecitudine per la Chiesa che è nel Benin, vi sono sempre molto vicino e vi rinnovo di tutto cuore la mia benedizione.

                                                

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