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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AL PELLEGRINAGGIO DELLE DIOCESI
DI TERNI, NARNI ED AMELIA

Sabato, 20 marzo 1982

 

Carissimi fratelli e sorelle delle diocesi di Terni, Narni ed Amelia.

1. Sono lieto di incontrarmi con voi oggi, per ricordare insieme la mia Visita di un anno fa a Terni, in occasione della festa di san Giuseppe, patrono del mondo del lavoro, e richiamare in pari tempo quei motivi che devono sostenere ed animare la vostra testimonianza cristiana.

Voi siete venuti numerosi a Roma per tornare alle origini delle vostre Chiese locali, fondate dai santi Pastori, i quali, partendo dalla Città eterna, raggiunsero le vostre contrade, per compiervi la loro missione evangelizzatrice. Voi volete incontrarvi con “Pietro”, che presiede alla carità di tutte le Chiese e che vive nei suoi successori.

Siate dunque i benvenuti ed accogliete il mio affettuoso saluto e ringraziamento, che rivolgo anzitutto al vostro caro Vescovo Mons. Santo Quadri, anche per le nobili parole che ha voluto indirizzarmi a nome vostro; ed a tutti, con particolare pensiero per le diverse associazioni di Lavoratori e di Giovani, qui largamente rappresentate, ed i cui cordiali sentimenti sono stati così bene interpretati.

La mia riconoscenza vivissima si rivolge poi alle Autorità Civili, con speciale menzione per il signor Prefetto, il signor Presidente della Provincia, il signor Sindaco di Terni, nella rievocazione del contributo offerto in occasione della mia Visita alla vostra Città, e per la loro presenza oggi, la quale sottolinea l’importanza di un’azione comune per la salvaguardia dei valori morali della Comunità civile. Saluto altresì il Presidente dell’IRI (Istituto per la Ricostruzione Industriale), ed i Dirigenti delle Acciaierie di Terni.

2. Conosco la situazione delle vostre Chiese locali ed anche il contesto sociale delle vostre comunità, descritti anche recentemente dal vostro Vescovo in occasione della visita “ad limina Apostolorum”, e mi sono note, dunque, le difficoltà tra cui si deve svolgere una azione perseverante ed efficiente, diretta non solo all’incremento del benessere economico, ma anche alla maturazione umana e cristiana, specialmente delle giovani generazioni, di personalità aperte sul mondo e sui fratelli.

In particolare conservo nel mio cuore un caro e incancellabile ricordo dell’incontro al banco di lavoro di molti di voi e, poi, durante il pomeriggio, presso lo stadio nella celebrazione eucaristica, insieme anche con le famiglie.

A tutti i lavoratori rinnovo l’espressione del mio affetto, assicurando ad essi che la Chiesa è sempre al loro fianco, ed auspicando per ciascuno una sempre maggiore adesione al Vangelo del lavoro, proclamato dal Figlio di Dio che ha voluto lavorare con le proprie mani ed essere considerato dai suoi contemporanei come il figlio del carpentiere di Nazaret.

Oggi, tuttavia, desidero rivolgermi in modo speciale ai giovani, sia per soddisfare la promessa, ricordata dal Vescovo, di un incontro particolare con loro, sia perché essi sono qui in proporzione considerevole, sia perché in essi è presente la comunità di oggi e soprattutto quella di domani, mentre le altre componenti sociali sono, in certo senso, polarizzate dalla volontà di contribuire alla formazione dei giovani medesimi.

Nel parlare a voi, cari giovani, intendo non indulgere all’analisi, ripetuta da troppe parti, degli aspetti negativi della vostra presente condizione. È senz’altro giunto il tempo di porre mano ai rimedi, con energica azione, e soprattutto con intrepida speranza, fondata sulla ricerca comune del vero bene e sulla sicurezza dell’aiuto di Dio, che non può mancare a quanti mettono le proprie risorse a servizio di cause nobili e meritevoli.

3. I giovani si formano nella famiglia, nella scuola e nella Chiesa. Di fronte a questa semplice constatazione, si presenta anzitutto logica la necessità, da parte dei giovani, di riconoscere e di accettare l’impegno educativo e formativo degli adulti, che hanno responsabilità di guida in seno ai tre menzionati organismi sociali. Il giovane, istintivamente portato all’affermazione esagerata della propria autonomia personale, nella sua crescita e nella sua maturazione dipende da chi gode di maggiore età, esperienza, conoscenza e metodo. Egli dovrà quindi porsi in un atteggiamento di fiducia, di umiltà, di collaborazione, di obbedienza, pur nel quadro del dialogo e della reciproca estimazione. Per allontanare sia i pericoli dell’autoritarismo, che quelli dell’anarchia e dell’individualismo, è necessario ricuperare il valore dell’obbedienza responsabile, della pazienza fiduciosa, che non possono esistere senza la preghiera e la formazione al sacrificio. D’altra parte, i genitori, gli insegnanti ed i sacerdoti dovranno assumere totalmente le proprie responsabilità, offrendo una preparazione pedagogica, psicologica e spirituale, quale è richiesta da un impegno tanto arduo ed esaltante, che, avvalorato dalla testimonianza, cioè dall’esemplarità vitale, esige continuità, metodologia e soprattutto spirito di generosa dedizione. Di fronte alla crisi giovanile, che, rettamente interpretata, presenta tra le righe la richiesta di valide e nuove proposte di corresponsabilità educativa, gli operatori della famiglia, della scuola e della pastorale ecclesiale, pur tra le difficoltà del “pragmatismo” e del “permissivismo”, devono realizzare un accordo circa autentiche proposte formative, fondate sulla dignità dell’uomo e sul suo trascendente destino, in maniera che i giovani si sentano sorretti, da ogni parte, con indicazioni e stimoli ugualmente orientati. La prevalente preoccupazione, perciò, sarà quella di creare l’armonia tra i diversi responsabili dell’educazione giovanile, senza stupirsi se gli effetti non sono sempre così consolanti e visibili.

4. La formazione dei giovani è finalizzata al lavoro ed alla vita sociale, cioè ad un impegno che, mentre soddisfa le necessità e le aspirazioni dei singoli, realizza, in pari tempo, il bene di tutti. L’importanza del lavoro, che occupa un larghissimo margine della medesima vita sociale, è stato oggetto di attenta riflessione da parte della Chiesa anche in Documenti recenti. Nella lettera enciclica Laborem Exercens si legge: “La Chiesa è convinta che il lavoro costituisce una dimensione fondamentale dell’esistenza dell’uomo sulla terra. Essa si conferma in questa convinzione, anche considerando tutto il patrimonio delle molteplici scienze... ma soprattutto alla fonte della Parola di Dio rivelata e, perciò, quella che è una convinzione dell’intelletto acquista il carattere di una convinzione di fede” (Giovanni Paolo II, Laborem Exercens, 4).

La tendenza generale, logica, delle aspirazioni umane, anche a riguardo del lavoro, è quella del benessere soddisfatto e realizzato, col pericolo di una idealizzazione sproporzionata di traguardi solamente terreni ed edonistici.

Tale tendenza si accompagna sempre con un’emotiva esasperazione per ogni forma di disagio e sacrificio, prospettati anche da un futuro carico di minacce. Per quanto riguarda da vicino il mondo del lavoro, si prospettano attualmente due gravi difficoltà: la disoccupazione e la “disaffezione” per un lavoro pesante, monotono, meno libero e meno responsabile.

Da questa descrizione sintetica, ne deriva che svolgere un’opera formativa dei giovani al lavoro ed alla vita sociale, significa soprattutto formare la loro volontà: volontà di acquistare faticosamente con lo studio e l’esperienza le qualità professionali necessarie; volontà di contribuire con la propria operosità al bene dell’intera comunità, nella coscienza di essere parte di un tutto, nel quale si è responsabilmente inseriti; volontà, infine, di accettare le caratteristiche dialettiche e conflittuali della storia, senza pretendere né la facilità né la perfezione. Nulla è facile e nulla è perfetto. Tutto esige fatica, impegno e sofferenza.

5. Di fronte ad un programma di formazione tanto esigente, la missione della Chiesa è quella di incoraggiare ed alimentare, mediante la Parola di Dio e la vita di Grazia, tali giuste prospettive e tali necessari impegni. Il cristianesimo è anzitutto un messaggio di salvezza, una proposta ad una chiamata, un buon seme tra la zizzania, seminato nel campo della storia e perciò delle nostre città, delle nostre diocesi, dei luoghi ove si svolge la vita quotidiana.

È necessario quindi che i responsabili della pastorale: sacerdoti, religiosi, religiose e laici aumentino il loro zelo, moltiplichino le loro iniziative, dirette a presentare quel messaggio ed a deporre quel seme, in altre parole, alla vera formazione della “coscienza cristiana”, illuminata dalla Rivelazione divina e dall’insegnamento autentico e perenne della Chiesa, proiettata verso i grandi ideali evangelici della vita di grazia e dell’impegno nella carità.

Con lo svolgimento di una tale opera formativa, si creano dei presupposti validi ed efficaci per l’interiore animazione della scuola, dei gruppi di amicizia, di cultura, di solidarietà e di preparazione professionale, mentre si presentano ai giovani più dotati e chiamati a ideali più esigenti, quali un responsabile impegno in campo politico e sindacale, a servizio della comunità civile, ed una vita totalmente consacrata a Dio ed alla Chiesa.

6. Cari giovani, ho voluto, in questo incontro, affrontare più direttamente i vostri problemi che sono anche quelli della famiglia, della scuola e della Chiesa, luoghi fondamentali della vostra formazione; e parlando a voi ho avuto presenti i vari settori delle comunità civili e delle Chiese locali di Terni, Narni ed Amelia.

Desidero, infine, incoraggiare tutti a proseguire il proprio cammino di fede, con vigore sempre maggiore, superando i momenti ed i motivi di crisi, confidando nell’aiuto del Signore e nel patrocinio della Vergine santissima, tanto venerata a Terni sotto il titolo di Madre della Misericordia.

Vi auguro quella felicità che scaturisce dalla retta coscienza e che invoco dal cielo per ciascuno di voi, per le vostre famiglie e le vostre case, mentre vi accompagno lungo i quotidiani sentieri del vostro impegno umano e cristiano con la mia affettuosa benedizione apostolica. 

                                            

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