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VISITA PASTORALE ALLA DIOCESI DI LIVORNO

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI SACERDOTI SECOLARI E AI RELIGIOSI
NEL SANTUARIO DI MONTENERO

Festività di San Giuseppe
Venerdì, 19 marzo 1982

 

Carissimi fratelli e sorelle.

1. Sono venuto qui, su questo colle, come pellegrino, per venerare l’immagine della Madonna di Montenero, insieme con voi, sacerdoti, religiosi e suore, che saluto con intenso affetto, uno per uno. Rivolgo un pensiero riconoscente al Vescovo Mons. Ablondi per avermi dato la gioia di questo incontro pellegrinaggio tra fratelli e sorelle vicino alla Madre di Gesù e Madre della Chiesa.

Saluto cordialmente i Padri della Congregazione monastica di Vallombrosa, che, come custodi del Santuario di Montenero, da due secoli accolgono con amore e dedizione i pellegrini sempre più numerosi provenienti da varie parti d’Italia.

Tutti noi siamo in cammino per le vie del mondo, verso la nostra ultima destinazione, che è la patria celeste. Quaggiù siamo soltanto di passaggio. Per questa ragione, nulla può darci il senso profondo della nostra vita terrena, lo stimolo a viverla come una breve fase di sperimentazione e insieme di arricchimento, quanto l’atteggiamento interiore di sentirci pellegrini.

I Santuari mariani, sparsi in tutto il mondo, sono come le pietre miliari poste a segnare i tempi del nostro itinerario sulla terra: essi consentono una pausa di ristoro, nel viaggio, per ridarci la gioia e la sicurezza del cammino, insieme con la forza di andare avanti; come le oasi nel deserto, nate ad offrire acqua ed ombra.

2. Sulla scia dei Pontefici, che, da Innocenzo II a Pio IX, mi hanno preceduto in questa terra, sono venuto a questo Santuario della Madonna di Montenero, che il mio venerato predecessore Pio XII proclamò “principale Patrona presso Dio di tutta la Toscana”, e che è meta di tanti pellegrinaggi.

Nella terra di Toscana, dove l’arte e la poesia hanno raggiunto i vertici - arte e poesia ispirate in grandissima parte ai valori religiosi, in special modo alla Madre di Dio - non poteva mancare un Santuario dedicato a Maria, su questo colle, dove, per un meraviglioso quadro di natura, s’incontrano il cielo limpido e azzurro, dipinto da Giotto e ammirato da Dante, e il mare dalle molte vie, che da tempi lontani hanno portato la gente toscana in ogni continente conosciuto. Per la sua benevolenza verso gli uomini del mare, la Madonna di Montenero è chiamata anche “Stella del mare”.

Ebbene, qui, a contatto diretto con la natura, l’anima è portata spontaneamente alla contemplazione, al colloquio con Dio, ad approfondire il senso del nostro pellegrinaggio terreno, ad elevarsi dal livello delle preoccupazioni quotidiane, per collocarsi più da vicino di fronte alla realtà dei valori che non tramontano mai.

3. La Vergine di Montenero è venerata come la Madonna delle Grazie, ed il Vangelo della sua festa è il cantico del Magnificat. “L’anima mia magnifica il Signore, / e il mio spirito esulta in Dio, mio Salvatore, / perché ha guardato l’umiltà della sua serva . . . / Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente / e Santo è il suo nome”.

Cari sacerdoti, religiosi e suore della diocesi di Livorno, in questo nostro incontro, anche noi, come Maria, rendendo grazie all’Onnipotente, il cui nome è Santo, vogliamo innalzare insieme l’inno della nostra esultanza, perché ha guardato all’umiltà dei suoi servi.

La Vergine santa intona il Magnificat, consapevole che, per dare compimento al disegno di salvezza per tutti gli uomini, il Signore ha voluto associare lei, umile fanciulla del suo popolo. Noi siamo qui a intonare, sull’esempio di Maria, il nostro Magnificat, sapendo di esser chiamati da Dio a un servizio di redenzione e di salvezza, nonostante la nostra insufficienza.

Quanto più grandiosa è l’opera da compiere, tanto più poveri sono gli strumenti scelti a collaborare al piano divino. Come è vero che la potenza del braccio di Dio è messa in rilievo dalla debolezza dei mezzi impiegati, così, anche, quanto più piccole sono le persone umane invitate a servire, tanto più grandi sono le cose che l’Onnipotente, per mezzo nostro, è disposto a realizzare.

È per questa ragione che i ricchi sono rimandati a mani vuote, i superbi dispersi nei pensieri del loro cuore, e, al contrario, gli umili sono innalzati e gli affamati ricolmati di beni. Per compiere la missione e rendere il nostro servizio, a noi non è tanto richiesto un patrimonio di doti materiali o umane, quali potrebbero essere il denaro, l’intelligenza, la cultura, la capacità organizzativa o l’efficienza, quanto piuttosto il senso della propria inutilità e l’impegno generoso nell’abbandono fiducioso e totale all’amore dell’Onnipotente. La salvezza dell’umanità, alla quale pure gli uomini sono chiamati a collaborare, è un’opera eminentemente divina, di una grandezza tale che supera le dimensioni e le possibilità delle forze umane; e, pertanto, si può compiere solo se i collaboratori umani accettano e sviluppano l’alleanza con l’onnipotenza di Dio.

È questo il senso del cantico e del messaggio mariano, che noi oggi vogliamo raccogliere e meditare. La nostra povertà è colmata dalla ricchezza di Dio, la nostra debolezza dalla sua forza, il nostro “niente” da Colui che è “tutto”. “Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente”, afferma Maria. Ella è pienamente consapevole della grandezza della sua missione; ma nello stesso tempo, riconoscendosi e rimanendo “umile serva”, ne attribuisce tutto il merito a Dio salvatore. La grandiosità della missione redentiva si compie, in Maria, con l’accordo perfetto tra l’onnipotenza divina e l’umile docilità umana.

4. Cari sacerdoti, religiosi e suore, queste considerazioni, scaturite dalla meditazione dei contenuti essenziali del Magnificat, assumono un significato di pressante attualità, se noi ci soffermiamo a istituire un rapporto tra le necessità spirituali della società contemporanea, della Chiesa universale e locale, e la disponibilità delle braccia dei collaboratori.

Certo, l’opera della salvezza continua incessante nel mondo, oggi come ieri, e come sarà domani. E anche oggi dobbiamo ripetere con Gesù: “La messe è molta, ma gli operai sono pochi”.

Nella società contemporanea c’è tanto da fare. Evangelizzare o rievangelizzare. Anche entro i confini della vostra comunità ecclesiale. Il compito è difficile, complesso, e non a breve termine. E non può essere risultato di semplici sforzi umani. È opera di Dio, anche se Dio chiede la collaborazione degli uomini.

Ma Dio vuole salvare la società contemporanea, qualunque sia la natura delle difficoltà sociali o ideologiche. Dio può tutto. Non si è dimenticato della sua misericordia, e la potenza del suo braccio non si è indebolita. E quando chiama i collaboratori umani ad aderire al piano dell’evangelizzazione e della salvezza, li desidera in atteggiamento di umiltà e di docilità, come Maria.

Fratelli e sorelle, Dio ha chiamato anche voi, anzi vi chiama di continuo. Da quando lo sguardo del Signore si è posato con amore su ciascuno di voi, personalmente, e voi avete detto “Sì”, siete divenuti apostoli del Vangelo in servizio permanente.

Associandovi all’opera di salvezza, Dio intende compiere attraverso di voi “grandi cose”. Certo, cose impossibili all’uomo, ma non impossibili a Dio onnipotente. Affidandovi una porzione della sua vigna, il Signore intende, insieme con voi, evangelizzare il mondo contemporaneo, le vostre città e i vostri paesi, del mare o di montagna, tutti scossi dall’ateismo ideologico o dal materialismo pratico del benessere.

Se le difficoltà sono molte, non abbiate paura. Dio è con voi. Compirete in maniera degna la vostra missione, adempirete il vostro servizio, se, come la santa Vergine, la vostra dedizione sarà totale; se, mettendovi in atteggiamento di servi umili e docili, non farete affidamento sulle vostre capacità personali, sulle scienze o le tecniche degli uomini, sull’impiego dei mezzi economici, sulla ricerca del successo pubblicitario, anche se il saggio impiego dei mezzi umani può offrire il suo contributo. La vostra insufficienza umana non vi sgomenti. Abbiate lo sguardo costantemente rivolto alla misericordia ed alla potenza di Dio, che sa trarre i suoi figli anche da cuori apparentemente duri come pietre. Cercate il regno di Dio. Il resto sarà dato in soprappiù.

5. La messe è molta, nel mondo, in Europa, in Italia, in Toscana, nella vostra diocesi di Livorno. E gli operai sono pochi. A guardare il gruppo dei sacerdoti diocesani e, dal punto di vista delle statistiche, a confrontarlo con i bisogni spirituali della popolazione o con le percentuali di altre diocesi, viene subito in mente l’immagine evangelica del piccolo gregge. Ma io so, cari sacerdoti della diocesi, che voi, spinti dallo zelo delle anime e dalle preoccupazioni pastorali dei fedeli, cercate di supplire all’insufficienza del numero con la moltiplicazione di voi stessi, con l’intensificazione delle attività. Tuttavia, ricordandovi delle parole del Magnificat ora meditate, sono sicuro della vostra personale convinzione che l’attività esterna non deve essere a scapito della vita interiore. Il sacerdote, se non vuole diventare un bronzo risonante a vuoto, sa trovare il tempo per la meditazione e per la preghiera. Riesce anche a trovare il tempo per il necessario aggiornamento, perché i problemi nuovi, su cui avere idee chiare e linee corrette di soluzione, sono molti; e se non tiene il passo, rischia di restare indietro, con danno della stessa incidenza di lavoro pastorale.

Vi raccomando, dunque, la vita interiore e l’aggiornamento. Cercate poi di supplire alla scarsità del numero anche con la formazione di nuclei di buoni catechisti, che siano in grado di alleggerire il vostro lavoro, sostituendovi in molte attività.

Voi, religiosi, in particolare, senza perdere le caratteristiche del vostro originale carisma di fondazione, siete chiamati a dare man forte al Clero diocesano, a inserirvi nella Chiesa locale, per dare il vostro contributo sostanziale allo sviluppo dell’unica Chiesa.

In special modo voi, suore, così numerose a questo incontro, e così sollecite e pronte in tanti campi della vita diocesana, avete davanti compiti insostituibili e destinati ad allargarsi. Mi compiaccio tanto con voi per il prezioso aiuto che offrite alla pastorale d’insieme.

Il Signore, cari fratelli e sorelle, sparga su voi tutti, su ciascuno di voi, l’abbondanza delle sue grazie. La Vergine Madre vi sia di esempio e di sprone; e la mia speciale benedizione segno della benevolenza divina.

                                                    

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