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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI FRANCESI
IN VISITA «AD LIMINA APOSTOLORUM»

Martedì, 23 marzo 1982

 

Cari fratelli nell’Episcopato.

1. È per me una grande gioia accogliervi per la prima volta in visita “ad limina”.

Durante questa settimana, vissuta presso il successore di Pietro e le Congregazioni romane che l’assistono nel suo compito pastorale della Chiesa universale, voi portate nel vostro spirito e nel vostro cuore tutte le realtà ecclesiali e i problemi umani del Centro della Francia. I vostri lavori di analisi e di sintesi, ed anche uno sguardo alla carta della vostra regione, mi hanno aiutato a meglio cogliere il profilo delle vostre Chiese locali che si situano nella Touraine, nel Blésois, nella Beauce, nel Berry, nel Bourbonnais, nella Sologne, nel Gâtinais, nel Nivernais, nell’Auxerrois e nel Sénonais. Che panorama di ricchezze storiche e artistiche! Che varietà di sensibilità umane e di temperamenti! Ed anche quanti problemi per queste popolazioni, in generale vicine alla Chiesa, ma abbastanza lontane da una pratica religiosa regolare, anche se molto attente a conservare legami episodici con le parrocchie delle vostre diocesi.

2. In questo preciso contesto vorrei confermare il vostro coraggio pastorale, che è grande, lo so. Avete ben ragione di vivere sempre più vicini al vostro popolo. In un certo senso questa vicinanza, che ho raccomandato ai vostri confratelli dell’ovest, mi appare ancora più urgente. Il Vescovo, percorrendo senza posa la sua diocesi, non deve sostituirsi ai responsabili locali. Ma, in mezzo ai suoi sacerdoti e ai suoi fedeli egli è portatore di una grazia speciale per rinserrare, tessere insieme tutte le fibre umane e cristiane, che anche riunioni modeste rendono visibili, perché si formino comunità di credenti.

Il mio venerato predecessore Paolo VI si era soffermato, cinque anni or sono, a confermare le vostre convinzioni su alcuni punti essenziali: le vocazioni sacerdotali, le assemblee domenicali, la catechesi. Senza che le sviluppi oggi di nuovo insieme con voi, desidero assicurarvi comunque che vi attribuisco la medesima importanza. E l’invecchiamento del clero, per esempio, è come un appello ancora più pressante a mettersi al lavoro per risvegliare e sostenere le vocazioni al presbiterato e al diaconato. Si potrebbe anche ricordare con altrettanta insistenza il posto delle religiose nella pastorale. Questa è per voi una preoccupazione profonda, condivisa nella preghiera dai migliori fra i vostri diocesani.

Oggi, fermo la mia attenzione su due altri aspetti complementari che mi sembrano rispondere alla vostra preoccupazione di preparare l’avvenire: la necessità di associare ancora di più i laici e quella di assicurare in particolare l’evangelizzazione dei giovani. Mi sembra in effetti che il vostro compito episcopale fondamentale è attualmente quello di aiutare i vostri sacerdoti a vivere il loro ministero presbiterale in maniera nuova, voglio dire suscitando sempre più e sempre meglio la collaborazione dei laici, senza confusione di persone e di funzioni. Questo sostegno dei vostri sacerdoti su una tale strada suppone che voi facilitiate loro, a loro innanzitutto, tutte le risorse teologiche e spirituali indispensabili.

3. I laici: diciamo innanzitutto per onestà e gratitudine, che essi hanno portato alla Chiesa, durante tutta la sua storia, un contributo apostolico, talvolta notevole, sotto svariate forme. Ma il Concilio Vaticano II, prendendo una coscienza più viva del loro apporto specifico in una visione ecclesiologica più completa, e alla luce dei suoi bisogni attuali, ha riproposto e stimolato “l’apostolato dei laici” (cf. Lumen Gentium, IV et Apostolicam Actuositatem). E le comunità cristiane ne sono sicuramente segnate. Tuttavia, ci sarebbe ancora molto da fare per aprire a queste forze vive del laicato cristiano tutto il possibile campo di iniziative e d’azione, per prepararli e formarli al loro ruolo, per articolarli con il ministero dei sacerdoti e la testimonianza dei religiosi.

E questo innanzitutto a livello delle convinzioni. Certo c’è una sete di partecipazione attiva e di responsabilità sempre più diffusa presso gli uomini e le donne della società civile. Ma la società ecclesiale ha per se stessa delle motivazioni non meno grandi: il battesimo e la confermazione costituiscono un appello, un mandato a prendere la propria responsabilità in tutti i settori della vita comunitaria: preghiera, testimonianza, apostolato, servizi molteplici. Non si tratta dunque di un bisogno che deriva dalla rarefazione dei preti e dei religiosi, anche se questa rarefazione ne può stimolare la presa di coscienza. C’è in ogni comunità cristiana, pur ristretta, delle possibilità che aspettano di essere messe in azione. L’apostolo Paolo, nelle comunità che fondava, sapeva meravigliosamente suscitare o piuttosto incoraggiare questa diversità di doni o di servizi che sono anche l’opera dello Spirito (cf.1 Cor 12, 4-7). Possano i laici mostrare, in questo campo, più convinzione e generosità! E possano anche i sacerdoti accettare ancora più ampiamente questa visione ecclesiologica, risvegliare nei laici la comprensione della loro propria vocazione, affidare loro reali responsabilità. Molti sacerdoti soffrono di essere soli, di affrontare dei compiti che superano le loro forze e li comprendiamo: ma essi hanno saputo, con la loro confidenza, creare il clima che permette ai laici di offrire loro aiuto? Mi sembra che dovete ancora aiutare i vostri sacerdoti, peraltro così meritevoli, a meglio comprendere il loro ruolo di stimolatori.

4. Sul piano pratico, è importante anche concepire con più immaginazione e audacia i possibili settori di partecipazione dei laici, che sono ben lontani dall’essere esplorati.

Pensiamo naturalmente al campo dell’azione cattolica, generale e specializzata, che, per definizione, è un apostolato proprio dei laici per lavorare, come dall’interno, alla santificazione delle realtà temporali, all’evangelizzazione delle mentalità, dei luoghi di cultura. So che voi siete, giustamente, preoccupati di promuovere un tale apostolato e di vegliare sulla sua autenticità, affinché manifesti veramente uno spirito cristiano al cuore delle realtà sociali. Si potrebbero aggiungere altre associazioni di laici cristiani che cercano di testimoniare la fede, di educare, di incarnare la carità. Come dicevo ai laici durante il mio viaggio in Francia il 31 marzo 1980, bisogna sempre promuovere tra le associazioni e i movimenti una stima reciproca, un dialogo, una concertazione, una collaborazione, perché è l’evangelizzazione e la testimonianza che bisogna ricercare sotto differenti aspetti complementari.

Ci sono anche molti altri laici cristiani che, senza sentire una vocazione specifica ad un apostolato organizzato, sono comunque attenti a ricoprire bene il loro ruolo di padri e madri di famiglia, vale a dire ad educare i loro figli alla fede, alla preghiera, ai gesti religiosi, alle esigenze morali e spirituali della vita. Se i genitori sono essi stessi poco credenti e poco praticanti, non si tratta - e voi ne siete ben convinti - di liberarli da un tale dovere, ma di aiutarli a compierlo, completandolo. In questo senso, avete molto sviluppato la partecipazione dei genitori alla catechesi dei loro figli, o di un gruppo di bambini vicini. Questa assunzione di impegno, che fa progredire le stesse famiglie, è un mezzo e un segno di vitalità dei laici, che comporta evidentemente altre esigenze di formazione per questi catechisti o questi “accompagnatori”, affinché l’iniziazione religiosa corrisponda veramente alla fede della Chiesa.

Ma io volevo ricordare soprattutto i molteplici settori della vita delle comunità cristiane in cui i laici possono riscoprire la loro responsabilità e apportare un attivo contributo: diversi compiti educativi, gestioni di bilanci, sostegno della preghiera in riunioni domenicali che non possono, purtroppo, sempre beneficiare della presenza del sacerdote, animazione di assemblee liturgiche presiedute dal sacerdote, cooperazione nella preparazione al sacramento del battesimo, della cresima, del matrimonio; ecc. Non voglio continuare un inventario che voi conoscete molto bene poiché vi lavorate. Ma con voi auspico profondamente che la partecipazione dei laici - sia che si tratti di permanenti o volontari - si sviluppi e si congiunga con giudizio all’azione del sacerdote e del diacono. È chiaro che il sacerdote deve mantenere tra i laici il suo ruolo di stimolatore, di formatore, di coordinatore, senza parlare poi degli atti che si riferiscono propriamente al suo sacerdozio ministeriale e che devono essere l’essenziale della sua vita: insegnamento autorizzato delle verità della fede, formazione delle coscienze, impulso alla preghiera, dono della grazia di Dio attraverso i sacramenti, in particolare l’Eucaristia e la riconciliazione. Prospettiva stimolante per i laici e per i sacerdoti, il prepararli, la quale compete a voi!

5. Voi siete, cari fratelli, particolarmente preoccupati dell’avvenire religioso dei giovani. Avete del resto a cuore di incontrarli sul posto, nelle loro riunioni, come io ho fatto in ciascuna delle mie visite pastorali.

Non credete, prima di tutto, che bisogna parlarne con una grande fiducia? L’ho ripetuto recentemente nello stadio di Libreville, così come in tutti i paesi in cui sono passato: il nostro mondo ha un avvenire grazie ad essi. Quale ricordo incoraggiante mi rimane, per la Francia stessa, del nostro incontro al Parco dei Principi! E so che a Lourdes, i diecimila giovani del Congresso eucaristico hanno dimostrato una profondità di fede, una qualità di preghiera, un’apertura di carità che hanno suscitato l’ammirazione. Certo, si tratta di gruppi ferventi e ristretti: immagino senza fatica che essi si ritrovino spesso dispersi in una massa di giovani che ignorano quasi tutto della fede e ai margini della Chiesa. Ma rimane il fatto che, malgrado l’attuale clima di secolarizzazione o di permissivismo, questi giovani cristiani convinti e generosi esistono e potrebbero essere più numerosi. Come farli sorgere, fortificarli, permettere loro di avere la piena diffusione?

Non sarebbe innanzitutto una questione posta alla vita stessa degli adulti? Certo, malgrado l’esempio di adulti ammirevoli, molti giovani rimangono fragili, molto poco impegnati, poco perseveranti, tentati da facili soluzioni, e conviene evitare ogni demagogia a loro riguardo. Bisogna d’altra parte sottolineare che molti soffrono per la disoccupazione, per altri handicaps sociali, e più ancora di un vuoto morale, di un orizzonte fissato ad un benessere immediato, o di situazioni di ingiustizia nel mondo. Ma essi trovano sufficientemente presso gli adulti qualcosa che li liberi dallo smarrimento, dalla paura, dal ripiegamento su di sé, dal dubbio, dal materialismo? In ogni caso, allorché incontrano adulti di tempra solida, convinti, disinteressati, educatori, i giovani accettano più facilmente di lasciarsi guidare da essi.

6. In prima fila fra questi adulti, bisogna nominare i genitori. Molti tra loro, malgrado la loro buona volontà, sono disorientati davanti all’evoluzione dei loro figli. Sono a volte anche colpevolizzati in maniera esagerata, perché le molteplici influenze che vengono dall’esterno della famiglia possono rovinare gli sforzi più validi. Tuttavia, l’opera educativa dei genitori, dopo la prima infanzia fino all’adolescenza, rimane di capitale importanza, e la Chiesa ha il dovere di aiutare i genitori a far fronte, con coraggio, avvedutezza pedagogica, pazienza e fede, al loro ruolo difficile e così meritevole.

Precisamente un contributo scelto rimane quello della catechesi. La Chiesa in Francia, l’ho già notato, dispiega uno sforzo considerevole per i bambini, almeno per quelli i cui genitori chiedono che siano catechizzati. Ma voi soffrite nel vedere che ben pochi fra gli adolescenti che sono battezzati seguono una catechesi regolare durante tutti i loro studi secondari, nella scuola pubblica, malgrado gli sforzi degli insegnanti di religione, e anche a volte nella scuola cattolica. Certo gli adolescenti vogliono giungervi liberamente, ma ci si è impegnati a fondo in una proposta qualificata fatta da testimoni convinti?

Allo stesso modo, in generale, la scuola cattolica è adatta a fornire un mezzo educativo che può aiutare il giovane ad approfondire la sua fede con lo stesso ritmo della sua cultura e a sviluppare i suoi doni in un clima di fraternità, di servizio e di libertà ben compresa. Sono felice di rendere questo omaggio all’insegnamento cattolico, in presenza del Presidente della Commissione episcopale di questo insegnamento, di cui conosco e approvo lo zelo e la vigilanza, in questo campo. È qui che bisogna far nascere delle équipes legate ad un progetto educativo che sia in coerenza con il Vangelo.

7. Infine e soprattutto, se i giovani hanno bisogno di essere aiutati e guidati dagli adulti, nell’ambito familiare, parrocchiale, della scuola o dell’insegnamento della religione, sono essi stessi in primo luogo gli apostoli degli altri giovani. I movimenti, le associazioni o i gruppi cattolici di giovani sono per eccellenza i luoghi in cui essi trovano un trampolino di lancio per questo apostolato. Più ancora che gli adulti, essi hanno bisogno di una comunità cristiana che li tocchi, risvegli l’ideale sopito in loro, mostrando loro la possibilità per la loro età, li inviti ad approfondire la loro fede e a viverla passando all’azione. Dobbiamo dunque favorire questi incontri di giovani cristiani evitando i rischi del ghetto, per permettere loro di dare la loro testimonianza comunitaria. Ai Vescovi dell’ovest, ho parlato di punti di riferimento e di comunità visibili capaci di nutrire la fede e di permetterle di esprimersi.

8. Al termine di questo scambio necessariamente limitato, vorrei che voi sentiste profondamente quanto io condivida le vostre preoccupazioni pastorali in questi due campi - laici e giovani - come in tutti gli altri. Vi accompagnerò con lo spirito nelle vostre diocesi, e soprattutto con la preghiera: solo la preghiera ci ottiene lo Spirito Santo che vivifica le nostre comunità e suscita operai dell’evangelizzazione.

A qualche giorno di distanza dal Giovedì santo che riunirà i vostri sacerdoti attorno a voi, portate loro l’assicurazione della mia fiducia. Essi sono capaci di dare alle comunità cristiane un volto di speranza suscitando più ampie collaborazioni. A questi sacerdoti, ai religiosi e alle religiose, a tutti i laici cristiani già impegnati e a molti altri che potranno apportare il loro contributo alla vita e alla diffusione di queste comunità, indirizzo i miei ferventi voti. Che tutti, in una società spaccata e in mezzo a certe tensioni ecclesiali, si impegnino a vivere e a lavorare insieme, in una comunione fraterna! Con voi, io li benedico di tutto cuore.

                                            

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