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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AD UN PELLEGRINAGGIO DELL'OPERA FEDERATIVA
PER IL TRASPORTO DEGLI AMMALATI A LOURDES (OFTAL)

Sabato, 27 marzo 1982

 

Venerati fratelli nell’Episcopato! e voi tutti Appartenenti all’Opera Federativa per il Trasporto degli Ammalati a Lourdes!

1. Sono lieto di accogliervi in questa Udienza speciale, in occasione del vostro Pellegrinaggio a Roma, col quale intendete ricordare il 50° anniversario della vostra benemerita Opera. Vi esprimo il mio compiacimento e il mio vivo interesse per codesta attività destinata a portare conforto ed assistenza umana e cristiana agli ammalati delle vostre Comunità diocesane di Vercelli, Acqui, Albenga, Alessandria, Aosta, Biella, Casale, Milano, Novara, Nuoro, Pontremoli, Torino, Tortona e Vigevano. Nel prendere visione delle principali tappe di codesta Organizzazione, ho costatato come essa, in questi anni di vita, si sia proposta come scopo “la cura saggia ed amorosa di dare alle sue pie spedizioni un carattere veramente religioso, risultante dalla preghiera, dall’amorevole assistenza ai malati, dal culto specialmente illuminato e fiducioso alla Madonna santissima”, come bene si esprimeva nel 1959, allora Arcivescovo di Milano, il Cardinale Montini, nella lettera di adesione ufficiale all’OFTAL.

2. La vostra Opera, infatti, nata nel 1932, ad iniziativa del compianto Monsignor Alessandro Rastelli, ha segnato nel servizio agli ammalati un crescendo meraviglioso per la dedizione evangelica dimostrata da Vescovi, sacerdoti, barellieri e dame, che accompagnano ogni anno migliaia di fratelli sofferenti ai piedi della Vergine santissima a Lourdes, a Banneux, a Oropa e a Loreto. È con animo commosso che ho appreso che solo nel periodo aprile-ottobre dell’anno scorso voi avete trasportato in quei Santuari mariani oltre 10.000 ammalati, accompagnati da 10 Vescovi e da un grandissimo numero di sacerdoti, di barellieri, di dame, medici e farmacisti, e che dalle origini fino ad oggi avete trasportato oltre 300.000 persone. Sono cifre queste che di per sé dicono dello zelo che anima la vostra carità ed accende i vostri cuori, e rivelano di conseguenza una chiara testimonianza di vita ecclesiale vissuta in pienezza di amore e in intensità di preghiera. Ne prendo atto con soddisfazione, e colgo volentieri l’occasione per incoraggiarvi a ben continuare in questa opera tanto meritoria. “Ero ammalato e mi avete visitato” (Mt 25, 36), vi dirà un giorno il Signore. Questa speranza, anzi questa certezza, vi sostenga sempre, ma soprattutto nelle difficoltà che potrete incontrare nello sforzo di rendere sempre più efficiente il vostro servizio; sappiate offrire il tempo, le energie e le capacità umane e professionali in favore degli infermi con tali atteggiamenti esteriori e, soprattutto, con siffatti sentimenti interiori da creare intorno ad essi una festosa e confortante atmosfera di serenità, di pace e di letizia, e da far loro percepire la gioia propria dei fratelli che vivono insieme e in comunione col “Padre delle misericordie e Dio di ogni consolazione, che ci consola in ogni nostra tribolazione, affinché noi stessi siamo in grado di consolare coloro che sono nell’afflizione” (2 Cor 1, 3-4).

3. Questo incontro mi è anche e soprattutto caro per la significativa presenza di circa 300 malati, che avete portato qui sapendo di farmi cosa gradita; ma ancor più gradito è il dono del loro dolore, che mi portano di persona.

Cari ammalati, potete ben immaginare con quale animo riverente mi rivolgo a voi e quanto tempo vorrei avere a disposizione per intrattenermi a lungo con voi! Vi assicuro che non cesso di pregare per tutti e per ciascuno di voi, affinché codesto viaggio rechi un grande conforto non solo alla vostra anima, ma anche al vostro corpo sofferente; e auspico che la vostra venuta al centro della cristianità, accresca la vostra fede, dia vigore al vostro spirito e merito alla vostra sofferenza.

Da parte vostra, siate sempre consapevoli che la vostra condizione vi fa più direttamente partecipi al mistero della Croce, la quale nella prossima Settimana santa sarà salutata come “unica speranza” e come “bilancia del grande riscatto”; per questo potete e dovete voi pure offrire al Cristo il vostro contributo per la salvezza del mondo.

4. Desidero estendere un saluto particolarmente affettuoso anche al gruppo delle persone anziane ospiti presso Villa Lazzaroni, nella nona Circoscrizione di Roma.

Carissimi, vi ringrazio della vostra presenza e vi esprimo l’augurio che possiate trascorrere i vostri giorni, così propizi per la preghiera e per la riflessione delle verità della fede, in serenità e in pace. Sia sempre la vostra casa un’oasi tranquilla in cui regni il mutuo rispetto e la cordiale collaborazione fatta di piccole cose, che rendono felice la vostra vita e più leggero il peso degli anni.

A tutti, assistenti ed assistiti, apro il mio cuore ed esprimo la mia benevolenza, che desidero avvalorare con la benedizione apostolica, che ora impartisco a voi e a quanti vi sono di aiuto e di sostegno spirituale e materiale. 

                                       

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