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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II AI FEDELI
DELLA DIOCESI DI TODI
Sabato, 8 maggio 1982
Fratelli e sorelle di Todi.
Avete amabilmente insistito per venire qui, in una Udienza particolare per la
sola diocesi tudertina, ed eccovi accontentati.
1. Benvenuti in questa casa.
Intendo salutare tutti e ciascuno, Autorità religiose e civili, dirigenti delle
varie associazioni cattoliche, religiosi e religiose, laici, ognuno dei
presenti, singolarmente, in special modo voi sacerdoti, che con la iniziativa
presa durante la vostra riunione ordinaria mensile, immediatamente dopo la mia
visita alla vostra città, avete reso possibile l’odierno incontro.
Vi saluto e vi ringrazio di tutto cuore, ben sapendo che la presenza di un
gruppo così numeroso e qualificato della vostra antica e nota diocesi, guidato
dal vostro Vescovo Decio Lucio Grandoni, che nella sua persona unisce anche la
vicina diocesi di Orvieto, vuole assumere significati molteplici.
Voi siete venuti a Roma, in pellegrinaggio alla casa del Padre comune,
innanzitutto, secondo i vostri propositi, per restituire la visita da me fatta
alla vostra bellissima città, il 22 novembre scorso, in occasione del mio
pellegrinaggio al Santuario dell’Amore Misericordioso di Collevalenza. Vi
ringrazio per questo vostro pensiero, tanto più gradito in quanto io vedo in voi
l’immagine di quelle folle, che dovunque, in Italia, in Europa, in ogni
continente, hanno accompagnato con devozione e fervore i miei viaggi, e
vorrebbero venire qui a Roma per restituirmi la visita, ma non possono farlo a
motivo della lontananza.
Per voi non è così. Ed eccovi, a vostra volta, pellegrini, a realizzare il
secondo incontro di comunione ecclesiale.
2. Voi sapete che queste iniziative - inaugurate con l’ultimo Concilio - del
Papa itinerante che abbandona periodicamente per alcuni giorni la città eterna
per andare incontro alle anime, hanno un significato esclusivamente spirituale,
apostolico ed ecclesiale. Sono pellegrinaggi del Vicario di Cristo al Popolo di
Dio, per costruire, realizzare la Chiesa, come ha ordinato Gesù agli apostoli di
andare in tutto il mondo, ammaestrare tutte le nazioni, per sviluppare la
coscienza, di cui oggi il mondo ha particolarmente bisogno, della paternità di
Dio, della fraternità universale fra tutti gli uomini.
Il Papa si fa itinerante, perché il pellegrinaggio è una nota qualificante della
comunità cristiana. La Chiesa è pellegrina.
Il 22 novembre scorso io sono venuto pellegrino da voi per comunicare con voi,
Popolo di Dio della diocesi di Todi, per rendere anche così il mio servizio alla
Chiesa universale; e voi ora venite in pellegrinaggio in Vaticano non solo per
restituire la visita, ma soprattutto per dirmi, come mi ha scritto il vostro
Vescovo, che il nostro primo incontro a Todi ha avuto l’effetto di contribuire
ad edificare la Chiesa; e quindi voi, nell’incontro rinnovato di oggi, intendete
riaffermare la vostra volontà di proseguire sulla via della rifioritura della
Fede, della Speranza e della Carità.
Rinnovate questo vostro proposito nel periodo pasquale, che ricorda e rivive la
Risurrezione di Cristo, in questo particolare giorno del mese dedicato a Maria,
per assumere l’impegno di contribuire alla rinascita della vita cristiana in
tutta la vostra diocesi. Il dono, dato a voi dal Signore, di vivere la vita del
Risorto, voi avete in animo, così come deve essere, di comunicarlo agli altri,
perché si moltiplichino i fratelli, perché si allarghi la famiglia di Dio, e
nessuno, se fosse possibile, rimanga escluso dai benefici della Redenzione.
3. Il mistero pasquale, però, non è solo un mistero di risurrezione, ma anche, e
prima, di sofferenza e di morte, come per Gesù, così per ciascuno di noi. Nei
giorni trascorsi sono stato col pensiero e col cuore a Todi, partecipando
intensamente al profondo dolore che ha sconvolto la vostra città in maniera
drammatica, con l’incendio distruttore del 25 aprile, che, oltre a gravissimi
danni materiali, ha provocato numerosi morti e feriti. Davanti ad una simile
tragedia, non posso fare a meno di raccomandare ancora una volta all’Amore
Misericordioso del Padre celeste le anime delle vittime, d’invitare i loro
familiari alla fortezza ed alla speranza cristiana, e voi qui presenti ad alzare
gli occhi in alto, a guardare a Dio che è Padre amoroso, anche quando, nei suoi
misteriosi disegni, permette la sofferenza.
In questo mese, tipico della rinascita della natura, affido le vostre
aspirazioni ad una più intensa vita spirituale, la vostra volontà d’impegnarvi
per la rinascita della fede nella vostra diocesi alle cure materne della Vergine
santa, che prima di essere assunta in cielo per raggiungere in corpo e anima il
Figlio ha sperimentato la lama della spada, che ha trafitto il suo cuore. La
Madre di Gesù e Madre della Chiesa vi protegga maternamente e vi aiuti nella
realizzazione dei vostri propositi.
Con questi sentimenti imparto di cuore a tutti voi qui presenti, alle vostre
famiglie, a tutta la cara diocesi di Todi, la mia speciale benedizione
apostolica.
4. Ed ora desidero rivolgere un saluto intensamente cordiale, anche se breve, a
tutti i benemeriti Insegnanti di educazione fisica ed agli Operatori fisici e
sportivi, riuniti in questi giorni a Roma per un Convegno Nazionale, indetto
dalla loro Federazione.
Carissimi, voi svolgete delicate responsabilità in seno alla Scuola, alle
Società sportive ed anche nei Centri di rieducazione e riabilitazione motoria.
Quello da voi reso - ne sono ben consapevole - è un rilevante servizio della
società civile, soprattutto in vista della maturazione psico-fisica di ogni suo
giovane membro.
Sui vostri compiti, sulle vostre persone e sulle vostre famiglie invoco la
protezione divina, di cui è pegno la mia affettuosa benedizione.
Un particolare saluto desidero rivolgere a voi, giovani sportivi italiani e
belgi, presenti a Roma per un incontro agonistico, ai Dirigenti della Banca
Popolare di Novara e della Société Générale de Banque di Bruxelles, che ne sono
gli organizzatori, ed ai rispettivi familiari. Vi ringrazio per questo vostro
atto di filiale devozione e vi esorto a mantenere sempre saldo e profondo questo
vincolo di fraternità e di amicizia che vi unisce e che è segno di fede
cristiana e di sensibilità umana. Con questo auspicio, con grande affetto vi
concedo l’implorata benedizione apostolica, che estendo volentieri a tutti i
vostri cari.
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