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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI GIOVANI DI AZIONE CATTOLICA ITALIANA AL PALASPORT

Sabato, 8 maggio 1982

 

Carissimi Giovani di Azione Cattolica!

1. Siete venuti a migliaia da tutti i sentieri d’Italia, mossi da un imperioso desiderio di pace, con in cuore qualcosa di importante da dirvi l’un l’altro e da proporre alla società che vi circonda e nella quale siete vitalmente inseriti.

Avete voluto, insistentemente voluto, nel vostro appuntamento romano vedere anche il Papa; stare un po’ con lui; raccontargli di voi; farvi confermare, mediante il suo universale ministero, nella vostra volontà di pace.

Eccomi ora con voi, in mezzo a voi, per dirvi: Siate benedetti, poiché “beati i pacificatori - dice il Signore -, perché saranno chiamati figli di Dio” (Mt 5, 9).

Vi saluto ad uno ad uno con sincero affetto e vi ringrazio per la vostra calorosa e festosa accoglienza. Sono contento dei vostri propositi di pace e desidero mettere nuova lena nel vostro cuore, perché la pace trovi qui, oggi, nuovo insistente impulso; trovi braccia operose, intenzioni forti e rigogliose, corpi e spiriti allenati ad essere portatori di pace.

2. L’idea del vostro Convegno sottintende una lettura attenta e acuta della situazione, nella quale ci si trova a vivere. Una lettura aggiornata. E oggi la pace è drammaticamente in pericolo: gli strattoni si susseguono e sussulti di guerra si infittiscono in questa stagione. Tremano, in non poche parti del mondo, le fondamenta del libero, pacifico ordinamento. Non si allentano, ma anzi si acuiscono le tensioni sociali, e contrapposizioni tra cittadini e cittadini, tra cittadini e pubblici poteri.

Alla più larga e diffusa, alla più consapevole e motivata ispirazione alla pace, propria dei popoli e delle nazioni, fa troppe volte fronte un’iniziativa di segno opposto, in paradossale contraddizione tra parole dette o impegni solennemente sottoscritti e scelte effettivamente operate.

Sì, un grido, notissimo oramai, sovviene ed io lo ripeto a voi, a tutti: tutto è perduto con la guerra; tutto è reso estremamente più difficile ed arduo. In nome di Dio, siano fermati i sofisticati ordigni, portatori di morte e distruzione. Non c’è ragione, non c’è razionalità, non c’è speranza là dove si falcidia la vita umana, la si irride, la si polverizza. La guerra non prepara la pace, non è la strada della pace.

Si pratica il diritto della forza, della violenza, della sopraffazione: “Si curano - avverte il profeta - le ferite del mio popolo alla leggera, dicendo: ‘Tutto va bene! Tutto è in pace, ma pace non c’è!"” (Ger 6, 14).

Ma voi, giovani, notate come la non-pace sia assai più vasta della drammatica guerra. Un paese può essere apparentemente e militarmente in pace, ma la guerra bolle nelle vene, e sangue viene versato e dolore seminato; ad ingiustizia altra ingiustizia s’accumula.

Eppure qualcosa di nuovo si muove e avanza: una rinnovata, crescente sensibilità per la pace infervora gli animi e si esprime entro mentalità e orientamenti culturali diversi. E quanto più sembra a tratti rallentarsi il processo di pace e di convivenza tra i popoli e nell’ambito di una stessa nazione, tanto più alta, resistente e insistente si fa l’invocazione alla pace. Noi tutti vediamo con interesse questo fenomeno e vi riponiamo non poca speranza, giacché esso viene esprimendosi come una lievitazione delle coscienze. Lo vogliamo vedere come un segno dei tempi, che prepara l’avvento del terzo millennio della storia del Cristianesimo.

Voi oggi con la vostra entusiastica presenza dite che il cambiamento è possibile, che è compito, responsabilità, dovere dell’uomo “orientare il cambiamento verso il meglio”, come avete scritto a tutti i giovani. Voi dite, ed io con voi: i cristiani non possono non cogliere questo segno; non possono mancare all’impresa nuova che s’avvia, l’impresa diuturna della pace; non possono rifiutare il contributo solidale allo sforzo comune, il contributo specifico di orientamento e di consolidamento, di prospettiva per la pace.

3. E che cosa proponete in concreto? Di guardare la pace negli occhi. Così dicono i vostri manifesti. Se solo per un attimo gli occhi di tutti gli uomini si rivolgessero e puntassero sugli occhi della pace, noi siamo certi che la guerra, ogni guerra cesserebbe.

Sì, lasciamoci affascinare, incantare e coinvolgere dagli occhi della pace!

E la persuasione ci viene dalla confidenza che abbiamo nel Signore: egli “è la nostra pace” (Ef 2, 14); i suoi occhi sono su di noi; egli ci fissa e fissandoci ci ama. (cf. Mc 10, 21). E noi conosciamo la sua pace: a questa siamo stati chiamati (cf. 1 Cor 7, 15), di questa ci ricolma (cf. Rm 15, 13), in questa ci custodisce (cf. Fil 4, 7), e ci santifica (cf. 1 Ts 5, 23). La pace è suo dono, ho detto nel messaggio per la Giornata della Pace di quest’anno: egli, il Signore della pace (cf. 2 Ts 3, 16), la dona già e promette in abbondanza.

È il Cristo pasquale, che propaga, per il tramite dello Spirito, la sua pace, quella stabilita in virtù del sangue della sua Croce (cf. Col 1, 20). Egli ha abbattuto le mura di divisione (cf. Ef 2, 14).

La sequela di Cristo è sequela di pace nella pace. Pace nell’accogliere il messaggio del suo Amore. Pace nell’accogliere il suo Spirito. Pace nel vivere nella sua grazia, nella sua intimità, mediante i Sacramenti e soprattutto l’Eucaristia.

Ora, tocca a voi andare a portare l’annuncio del Vangelo della pace (cf. Ef 6, 15). Siete infatti laici evangelizzatori della pace, promotori di opere della pace: portatori di parole e gesti di pace, di esempi vissuti e di gesti espliciti di pace, in serrata consequenzialità d’esistenza.

4. A voi, poi, è chiesta la persuasione che la pace è l’altro nome della vita; che vita e pace hanno lo stesso nome; la persuasione che annunciare la pace nel concreto è assumere come punto di partenza l’uomo storico e la sua trama d’esistenza fin dal primo attimo, la sua trama di rapporti con l’ambiente e con gli altri. La pace è servizio alla vita e promozione della vita, sviluppo, progresso per tutti e per ciascuno. “Il nostro sì alla pace si allarga ad un sì alla vita”, diceva Paolo VI nel suo messaggio per la “Giornata della Pace” del 1978. Perché nasconderlo a tutti coloro che possono ascoltare? È sul fronte della pace che ci si impegna per le ragioni della vita. È illusorio, e alla fine contraddittorio, affermare di volere la pace e non rendere onore ad ogni vita umana che nasce. Qui i problemi sul piano locale, nazionale ed internazionale si ricongiungono, e la prospettiva della pace si fa vettore di radicale trasformazione. A questo punto le diverse culture umanitarie devono confrontarsi e decidere quale sviluppo imprimere al movimento dei cuori verso la pace. “Le aspirazioni dello spirito - non lo si dimentichi - portano alla vita e alla pace” (Rm 8, 6). Per questo ben conviene assentire all’invito dei Vescovi italiani nell’andare “con decisione controcorrente e di porre sui valori morali le premesse di un’organica cultura della vita” (Docum., die 23 oct. 1981, n. 11), che è come dire una organica, consapevole cultura della pace.

5. Desidero indicarvi alcuni binari privilegiati di impegno, per un progetto educativo ed apostolico. Dovete anzitutto cercare la pace come armonia e coesione della vostra struttura personale, vitale: la pace in voi, frutto di lotta interiore, di sincero impegno per una vita coerente con la propria fede, di un costante sforzo per restituire l’uomo all’integrità, all’armonia, alla bellezza della sua origine divina.

Sì, bisogna lavorare - come sto ripetendo insistentemente nella catechesi del mercoledì - quali uomini casti, in coerenza con se stessi e le proprie responsabilità, senza nulla intorbidire. E, nella pace, accogliere la vocazione che Dio assegna, qualunque essa sia, anche la più impegnativa.

Dovete “per ciò che sta in voi, vivere in pace con tutti” (Rm 12, 18) a cominciare dalla famiglia e via via estendere la vostra iniziativa di pace a livello personale, di gruppo, di associazione.

Voi più di tutti, perché giovani, dovete vincere il male col bene, anche il male più inveterato, più incrostato. Aprite, a vostra volta, delle brecce nel muro dell’odio, non fatevi invischiare; provocate il superamento di ogni rancore, di ogni rivalità, di ogni invidia!

Attraverso voi, sia pace nelle regioni, nelle città e nei paesi d’Italia, là dove occorre far diga con se stessi, non lasciarsi intimidire, avere alto senso civile e sociale!

Attraverso voi, sia pace negli orientamenti delle culture che albergano nell’animo degli uomini. Se da tutti davvero si vuole l’emarginazione della violenza, si abbia il coraggio del disarmo dell’odio ideologico e si rivedano i propri propositi sul registro della pace. Sia l’Italia, anche per opera vostra, un fervido cantiere della pace.

Dovete lavorare anche per la pace in ambito internazionale. E non solo per l’intreccio inscindibile tra iniziativa personale e comunitaria o collettiva, ma specificamente per un’azione che a voi tutti è possibile.

Siete artefici, artigiani della pace internazionale grazie all’uso che decidete di fare dei mezzi a vostra disposizione, delle possibilità che vi sono riservate perché giovani.

6. Lo potete a livello di linguaggio, isolando e abiurando ciò che è sconveniente, improduttivo se non contrario alla pace, e mettendo in circolazione, dando credito, facendo riferimento solo alle parole di un vocabolario di pace. Va recuperato, infatti, il valore alla parola, perché essa sia innanzitutto rivelatrice dell’essere, perché sia densa, impegnata e impegnativa circa l’esistenza di ciascuno. In tal modo le parole possono costringere, invitare, incitare, denunciare.

Lo potete a livello di immaginazione, di inventiva riposte in gesti non-violenti, di più, in gesti pacifici, in gesti rivelatori della sorgente di forza che è in voi, ed è il vostro segreto. Mitezza e intransigenza, mansuetudine e fortezza, misericordia e temperanza, siano le modulazioni nel proporre gesti di pace.

Lo potete, praticando quelle iniziative culturali, artistiche, sportive, che ai giovani particolarmente sono riservate.

Lo potete, allenandovi ad un impegno professionale e civile, fondato sulla competenza, che vi porti ad acquisire posti di crescente responsabilità nell’ambito della società civile.

Il Papa è con voi, mentre percorrete le strade della pace! I vostri passi seguiranno le orme di Francesco d’Assisi e di Caterina da Siena, come pure di coloro, anche nostri contemporanei, che per la causa della pace tra i popoli e le nazioni hanno dedicato tutte le loro energie, e sono stati financo vittime della barbara violenza omicida!

Pace a voi, carissimi Giovani, protagonisti del futuro della storia e costruttori del mondo nuovo!

Siate gli ardenti messaggeri e gli entusiasti portatori di questo tesoro, preziosissimo ma anche fragilissimo, quale è il dono della pace, consegnato ed affidato da Dio ai nostri cuori ed alle nostre mani!

Ma voi sarete autentici e credibili “operatori di pace”, della pace che ci ha promesso e dato Gesù, se la vostra giovinezza sarà una limpida, generosa, coraggiosa testimonianza di fede, di modo che la vostra vita personale, familiare, scolastica, associativa sia in totale coerenza con l’insegnamento di Cristo, “Principe della Pace”.

In questo cammino, esaltante ma anche difficile, vi accompagna il mio incoraggiamento, il mio affetto, la mia fiducia, di cui è segno la benedizione apostolica per voi e per i vostri cari!

                                          

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