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PELLEGRINAGGIO APOSTOLICO IN PORTOGALLO
(12-15 MAGGIO 1982)

CERIMONIA DI CONGEDO

DISCORSO DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II

Eliporto di Fatima
Giovedì, 13 maggio 1982

 

Cari fratelli e sorelle.

È arrivato per me il momento di lasciare Fatima, per continuare il mio viaggio apostolico, la mia missione pastorale nella vostra patria.

Sono venuto per un Magnificat con voi, protratto nel corso di tutti gli atti e cerimonie di questo pellegrinaggio; è stata la Madonna a presiedere; io, come suo figlio, fratello tra fratelli, ho partecipato per confermare la mia fraternità nella fede e, come successore dell’apostolo san Pietro, per essere araldo e portavoce della Madre di Dio e nostra Madre, proclamando la misericordia dell’Altissimo, il mistero del rapporto della giustizia con l’amore divino, manifestato in Gesù Cristo, morto e risorto (cf. Giovanni Paolo II, Dives in Misericordia, 5).

Ho iniziato il pellegrinaggio con il cantico della misericordia di Dio nel cuore; e, alla partenza, desidero dirvi che la mia anima continua a vibrare di questo cantico; e “canterò senza fine le grazie del Signore” (Sal 89 [88], 2) nel coro dell’attuale generazione della Chiesa, che ha come prima solista la Madre della divina misericordia. Con il sacrificio del proprio cuore, soprattutto ai piedi della Croce, Ella ebbe una singolare partecipazione nella rivelazione della misericordia: desidera condurci sempre, attraverso i cammini della misericordia, alla speranza; a “Gesù Cristo, nostra speranza” (1 Tm 1, 1).

Veniamo qui a pregare, in atteggiamento di amore grato al “Signore che è misericordioso e ricco di compassione” (Gc 5, 11). Sentendo quanto abbiamo bisogno, personalmente, di continuare ad appellarci alla misericordia divina, imploriamo: “Rimetti a noi, Signore, i nostri debiti” (cf. Mt 6, 12); e sentendo profondamente quanto gli uomini della nostra epoca lo offendano e lo rifiutino, preghiamo, con Cristo in Croce: “Padre, perdonali perché non sanno quello che fanno” (Lc 23, 34). Ma preghiamo anche, mossi da un impulso d’amore per tutti gli uomini, nostri fratelli, senza eccezione, augurando il vero bene a ognuno di loro: fanciulli, giovani, adulti, padri di famiglia, anziani e malati, in qualunque latitudine della terra essi si trovino. E vorremmo che essi lo sapessero. Sì, desidereremmo che l’intera famiglia umana conoscesse il “dono di Dio” (cf. Gv 4, 10), in Gesù Cristo, il dono dell’amore e della misericordia, e si sentisse spinta a coltivare la misericordia, inderogabile cammino della pace, ad ascoltare la Parola, che continua ad echeggiare in questa montagna di Fatima, proveniente dalla montagna della Galilea: “Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia” (Mt 5, 7).

Vivrà “sempre nella mia anima”, potete starne certi, “questo grido immortale - o Fatima addio”, dopo avere elevato da qui, uniti, le nostre suppliche, guidati dalla fede, dalla speranza e dalla carità. È giunta l’ora della separazione. Ma io credo che continueremo ad essere molto uniti nell’amore di Cristo, separandoci con la gioia di aver compiuto un imperativo di questo amore, con la nostra “penitenza e preghiera”.

Sono profondamente grato a tutti voi, che vi siete impegnati e avete lavorato con solerzia ed entusiasmo, qui a Fatima, per organizzare nei minimi particolari questo pellegrinaggio. Avete fatto tutto, certamente, per glorificare Dio e per devozione alla Madonna; ma avrà senz’altro influito anche l’amore al Papa: Grazie a tutti!

E affinché si conservi e si rinnovi sempre la gioia di questo incontro, al dirvi “addio”, “fino a quando Dio vorrà”, vi do, insieme alla mia benedizione, questo ricordo di congedo dalla Madre: “Fate tutto ciò che lui - Cristo - vi dirà!”. Non dimenticatevene!

Vi benedica Dio Onnipotente Padre e Figlio e Spirito Santo!

Pregate per il Papa! Addio! Arrivederci alla prossima volta!

                                                     

© Copyright 1982 - Libreria Editrice Vaticana

 

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