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PELLEGRINAGGIO APOSTOLICO IN PORTOGALLO
(12-15 MAGGIO 1982)

INCONTRO ECUMENICO

DISCORSO DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II

Lisbona
Venerdì, 14 maggio 1982

 

Signori e miei fratelli.

1. Grato per le deferenti parole e per gli auguri che mi sono stati rivolti, desidero salutare i rappresentanti delle Comunità cristiane, del Giudaismo e dell’Islamismo, qui presenti, esprimendo a tutti fraterno rispetto e stima. Poter affermare oggi, comunemente, la fede in un unico Dio, creatore di tutte le cose, vivo, onnipotente e misericordioso, sarebbe già sufficiente per rendermi gradito questo incontro; sono lieto che ci sia stata offerta questa opportunità di testimonianza, che è allo stesso tempo omaggio e atto di sottomissione al nostro Dio.

Ci unisce, in qualche modo, la fede, e un impegno, analogo in molti punti, nel dimostrare con le buone opere la coerenza della nostra rispettiva posizione religiosa; e anche il desiderio che, onorando come Signore il Creatore di tutte le cose, il nostro esempio serva per aiutare altri nella ricerca di Dio, nell’apertura verso la trascendenza, nel riconoscimento del valore spirituale della persona umana e, a volte, nell’individuazione del fondamento e fonte permanente dei suoi diritti. Questa - sappiamolo bene - è la condizione affinché sussistano criteri di stima della stessa persona umana, che non si limitino alla “utilità pratica”, ma che possano salvaguardare la sua intangibile dignità. Oltre a ciò, per quanto riguarda i cristiani, la comune fede in Cristo Salvatore costituisce motivo speciale di unità e di testimonianza.

2. La società contemporanea ci appare distratta, o persino disposta su vasta scala a “prescindere” da Dio e dalla religione, e molto rivolta alle dimensioni materiali e terrene dell’uomo e della vita: ammirevoli progressi in tutti i campi procurano grandi benefici, ma sembrano favorire in alcuni una inversione e sostituzione di valori. Riconoscendo e proclamando i valori spirituali e religiosi potremo certamente suscitare e guidare una generale intuizione vitale e, tra le persone in condizioni normali, un certo barlume concettuale della realtà di un Creatore sussistente.

D’altra parte, nella fedeltà alla religione abbracciata, esiste sempre uno spazio per la solidarietà umana, perché, persuasi come siamo del bene che costituisce per noi il credere in Dio, viene spontaneo il desiderio di condividere con altri questo nostro bene. Con tutto il rispetto, noi possiamo farci segno dell’Onnipotente: colui che per molti, è il “Dio sconosciuto”; per altri, fallacemente indicato in potenze temporali, segnate inesorabilmente dalla fine e dalla caducità.

3. Questi nostri contatti, il dialogo e l’apprezzamento per gli innegabili tesori di spiritualità di ogni religione, la comunanza cristiana e, quando è possibile, la preghiera in comune, possono portare a far convergere gli sforzi per ovviare alla illusione di costruire un mondo nuovo senza Dio, e alla vanità di un umanesimo puramente antropocentrico. Senza la dimensione religiosa e, cosa ancor peggiore, senza la libertà religiosa, l’uomo viene impoverito o defraudato in uno dei suoi diritti fondamentali. E tutti desideriamo evitare questo impoverimento dell’uomo.

Così, quando, motivati anche dalla solidarietà umana, noi passiamo dalla preghiera, dall’obbedienza ai comandamenti e dall’osservanza della giustizia al vivere concretamente la coerenza religiosa, aiutando la ricerca di Dio, noi staremo contribuendo al bene del nostro prossimo e al bene comune dell’umanità. E ciò si potrà verificare:

- tramite l’onestà personale e la disciplina dei costumi, nella vita privata e pubblica, frenando l’avanzata del rilassamento dei principi della morale e della giustizia, e del permissivismo etico;

- nel rispetto per la vita e per la famiglia e i suoi valori, favorendo l’elevazione, in umanità e dignità, dei nostri simili, e il consolidamento degli insostituibili fondamenti della ordinata convivenza in società;

- con il culto del senso autentico e della generosa pratica del lavoro umano, e con coraggiosa e sapiente partecipazione sociale e politica, ricercando il benessere di tutti e la costruzione delle società e del mondo ogni volta sempre più in accordo con i disegni e i decreti di Dio, in tutta la terra, poiché solo in questo modo può esserci un mondo più giusto, pacifico e imbevuto di amore fraterno.

4. Vengo in Portogallo, come sapete, in pellegrinaggio, principalmente per celebrare la misericordia di Dio. Ho in me la profonda convinzione che Dio misericordioso desidera vedere maggiormente riflesso nell’intera famiglia umana questo suo attributo: l’autentica misericordia mi appare come qualcosa di indispensabile per dar forma e solidità alle relazioni tra gli uomini, ispirate al più profondo rispetto per tutto ciò che è umano e per la fraternità.

I cristiani, in effetti, sono esortati ad imitare il Signore Gesù, modello di misericordia. Anche il Giudaismo considera la misericordia come un comandamento fondamentale. E l’Islamismo, nella sua professione di fede, attribuisce questo epiteto a Dio. E Abramo, nostro comune antenato, insegna a tutti - cristiani, giudei e musulmani - a seguire questo cammino di misericordia e di amore.

Mi sia consentito concludere queste mie parole elevando lo spirito in preghiera a Dio misericordioso:

Ineffabile,
di cui parla l’intero creato,
o Onnipotente, che mai costringe,
ma solo invita ed orienta
l’umanità verso il bene,
o Compassionevole,
che desidera la misericordia
tra tutti gli uomini:
che egli ci guidi sempre per le sue vie,
riempia i nostri cuori del suo amore,
della sua pace e gioia,
e ci benedica!

 

© Copyright 1982 - Libreria Editrice Vaticana

 

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