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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI DEL MADAGASCAR
IN VISITA «AD LIMINA APOSTOLORUM»

Venerdì, 21 maggio 1982

 

Cari fratelli nell’Episcopato.

1. Lasciate che vi esprima la gioia profonda che sento nel ricevervi tutti insieme attorno al vostro caro Presidente, il Cardinale Razafimahatratra, nel corso del pellegrinaggio che compite alle tombe degli apostoli Pietro e Paolo. Conosco l’importanza che riveste, per voi stessi e per il cuore di tutti i cristiani malgasci che sono uniti a voi nel pensiero in questa circostanza, la comunione con coloro che consideriamo, a giusto titolo, come nostri padri nella fede. Essa ci permette di riconoscerci fratelli negli stretti legami della famiglia cristiana nel mondo e, per una disposizione misteriosa del Signore Gesù, io ne sono il primo servitore.

Le conversazioni molto chiarificatrici che ho avuto con ciascuno di voi, insieme ai vostri rapporti scritti molto precisi, mi hanno reso familiare con i grandi problemi umani e spirituali che affliggono oggi le popolazioni del Madagascar, e anche con le energie che voi dispiegate nella situazione presente. Qui ricordo solamente alcuni di questi problemi, ma sappiate che rimangono tutti ben presenti nel mio pensiero e nella mia preghiera.

2. Desidero sottolineare in primo luogo la volontà di coesione che vi anima nei lavori della vostra Conferenza Episcopale. Questo conferisce ai saggi orientamenti forniti, così come ai vostri interventi, una forza di persuasione che si percepisce al di fuori della comunità cattolica. Di fronte alle difficoltà che attraversa il vostro paese - come purtroppo tanti altri - e a proposito dei bisogni della Chiesa stessa, i cristiani possono così trovare un esempio e uno stimolo nel modo di lavorare dei loro Vescovi. Sacerdoti, religiosi, religiose e laici sono così invitati a superare le possibili tentazioni di particolarismi di ogni tipo, per unire tutte le loro energie e per lavorare insieme in uno spirito di servizio della maggioranza.

3. Il vostro primo impegno è di proseguire l’evangelizzazione ben iniziata presso di voi dallo zelo missionario, e portata avanti con coraggio dai fedeli e dai pastori originari di questo paese. Bisogna dunque annunciare senza sosta al popolo malgascio la Buona Novella dell’amore di Dio, aiutarlo a ben comprenderla e ad accoglierla affinché essa penetri veramente nel suo linguaggio, nella sua mentalità e nel suo modo concreto di vivere, personalmente, in famiglia, a scuola, nella società.

Perché questa evangelizzazione fosse reale e profonda, avete saputo voi stessi condividere le migliori aspirazioni dei vostri compatrioti alla libertà, alla verità, alla giustizia, al progresso sociale, alla condivisione fraterna, attraverso le vicissitudini della vostra storia. In maniera aperta e positiva, vi sforzate, con discernimento e tenacia di incoraggiare tutte le iniziative promettenti, per aiutare il popolo malgascio a risolvere i suoi problemi nella dignità e nella pace, con i mezzi di cui dispone; e se necessario, con chiarezza e fermezza, sapete rilevare le imperfezioni o le contraffazioni.

Vi sentite responsabili in tutti i campi dell’etica, per contribuire a formare dei cristiani che siano allo stesso tempo dei cittadini lavoratori, onesti, capaci di cooperare, con competenza e disinteresse, al bene comune del paese. Sapete che, per questo, bisogna accollarsi l’impegno di chiamare senza sosta i cuori alla conversione e di educarli pazientemente alla verità e alla carità.

4. D’altra parte, il progresso lascia ai margini una folla di poveri di ogni tipo, di persone che si sentono mal amate, o anche persino senza speranza. La Chiesa, come il Signore, deve annunciare la Buona Novella ai poveri: essa sente dunque come un particolare dovere di preoccuparsi di essi, d’attirare l’attenzione sulla loro sorte, di suscitare verso essi la solidarietà. Così facendo, voi siete, come avete promesso nel giorno della vostra ordinazione episcopale, i padri dei poveri e la voce di coloro che non possono farsi ascoltare.

5. I giovani, malgrado la scolarizzazione di cui beneficiano, in modo particolare soffrono di questo smarrimento umano e spirituale, e so che questa è una delle vostre più gravi preoccupazioni. Con voi penso alla gioventù delle campagne, pur industriosa e generosa, ma che risente in primo luogo il contraccolpo della crisi economica. Penso anche alla gioventù delle città, di frequente abbandonata a se stessa: perdendo le proprie radici nella società, essa si lascia prendere dalle illusioni di un conformismo influenzato da ciò che si potrebbe chiamare un “internazionalismo senza anima”, alla fin fine molto riduttivo di quei valori autenticamente umani, e che crede di poter fare a meno di Dio, mentre la società malgascia, anche non cristiana, resta animata da una sensibilità spirituale. Tutti coloro che hanno a cuore il bene di questo paese non possono non considerare la posta in gioco della loro civilizzazione.

6. Occorre dire che è di capitale importanza per questi giovani incontrare dei pastori attenti, come siete voi, capaci di accogliere le loro aspirazioni, forse confuse, ma degne di rispetto, per farle prendere in considerazione da tutti i responsabili.

E soprattutto bisogna offrire a questi giovani una solida educazione che sia in grado di renderli forti per affrontare le sfide del mondo moderno. È qui che si colloca, tra gli altri, l’apporto insostituibile delle scuole cattoliche. Conosco la cura che avete di esse, malgrado serie difficoltà. A questo proposito sono felice di costatare che le autorità civili hanno saputo ascoltare le richieste provenienti da diverse istanze della società e accettare il dialogo che è sfociato nel 1979 nella promulgazione dello “Statuto dell’Insegnamento privato”. Auguro, come del resto è vostro grande desiderio e desiderio dei genitori, che questo statuto possa ormai trovare applicazione piena a tutti i livelli.

Nello stesso ordine di idee, è essenziale che gli alunni dell’insegnamento pubblico possano ricevere, in un clima di libertà e di rispetto, l’appoggio spirituale, la formazione umana e cristiana di cui essi hanno bisogno per divenire dei cristiani adulti e responsabili.

7. Nel vostro apostolato, voi siete affiancati dai sacerdoti, dai religiosi e dalle religiose, tanto più meritori in quanto devono far fronte ad un compito immenso. La Chiesa in Madagascar ha la possibilità di beneficiare di un buon numero di Congregazioni religiose, sia maschili che femminili. Sono sicuro che i loro membri hanno a cuore di lavorare nell’unità, salvo, se ce ne fosse bisogno, a rafforzare le istanze che permettono di favorire la loro collaborazione con l’episcopato. L’esempio della loro vita fraterna, tra di loro e con tutti i sacerdoti secolari, sarà, non c’è dubbio, un fattore determinante affinché sorgano in Madagascar numerose vocazioni sacerdotali e religiose, di cui tutta la comunità deve avere la preoccupazione prioritaria.

8. È importante infatti che il Popolo di Dio, già riunito dai sacramenti, come del resto coloro che ancora non conoscono il nome di Cristo, possano contare sul ministero di sacerdoti numerosi, ragguardevoli per le loro qualità spirituali e umane. È dunque indispensabile che il Vescovo stesso si preoccupi, come voi fate, del risveglio delle eventuali vocazioni, grazie ad un particolare servizio. La funzione di un tale servizio è quella di sensibilizzare coloro che, a gradi diversi, collaborano alla formazione dei giovani, affinché trasmettano senza timore l’invito del Signore: “Vieni e seguimi!”. Perché è importante che le famiglie cristiane siano coscienti della grandezza della vocazione sacerdotale; e bisogna che nelle vostre scuole, l’immagine del sacerdote appaia per quello che essa è: il compimento di una missione che nobilita l’uomo mettendolo interamente al servizio di Dio e dei suoi fratelli.

La ricchezza del sacerdozio cattolico si traduce sia nella vocazione del sacerdote religioso sia in quella del sacerdote secolare. L’uno e l’altro sono egualmente vostri collaboratori. Ma il sacerdote secolare, proprio per il suo collegamento permanente alla diocesi, è posto in legami di comunione specifici con voi. Deve mostrarsi pronto ad assumersi i compiti pastorali più diversi. Questo gli richiede una notevole capacità di adattamento apostolico, senza il sostegno molto personale che un religioso ha il diritto di attendersi dalla sua famiglia spirituale. Così, nel medesimo tempo in cui si sottolinea la grandezza del ministero del sacerdote diocesano, bisogna assicurargli, come vi sforzate di fare, i mezzi di una formazione adeguata, non solamente nel corso degli studi, ma durante tutta la vita. Nella misura in cui questi sacerdoti sono formati con cura, spiritualmente e intellettualmente, si può sperare che il loro zelo sarà un fattore determinante per il risveglio delle vocazioni sacerdotali di cui il Madagascar ha il più grande bisogno.

Attraverso voi, vorrei salutare e incoraggiare affettuosamente tutti i seminaristi malgasci: possa lo Spirito Santo, in questi tempi di preparazione alla Pentecoste, illuminarli, renderli forti e gioiosi per il servizio del Signore!

9. Un’altra fortuna della Chiesa malgascia, è il senso di responsabilità che distingue il suo laicato, tanto nelle città che nelle campagne. È questa un’antica tradizione delle vostre comunità: risale ai tempi della persecuzione, segnata dall’azione di quella donna ammirevole che fu Vittoria Rasoamanarivo. Questo laicato, da allora si è sviluppato, e assume numerosi compiti al servizio della missione della Chiesa. Conviene sottolineare, a questo proposito, il felice ruolo delle strutture che avete stabilito per assicurare con esso una stretta collaborazione, attraverso la quale vi apporta la ricchezza delle sue riflessioni e delle sue iniziative.

A questi uomini e a queste donne, impegnate nel servizio delle scuole, dei dispensari, delle opere caritative, delle parrocchie, dell’animazione di movimenti di giovani, o anche semplicemente padri e madri di famiglia, vogliate recare questa sicurezza: il Papa pensa a loro, li ringrazia della loro preghiera e si felicita con loro per la parte che si assumono con generosità, con la parola e la testimonianza, nella trasmissione della fede che essi stessi hanno ricevuto!

10. Offrite anche tutta la vostra attenzione alla questione dell’inculturazione. Avete già intrapreso a questo proposito una riflessione, e vi siete proposti di approfondirla ulteriormente. Certo, si tratta di un’impresa delicata; è però un compito esaltante che deve essere condotto a buon frutto, con discernimento e tenacia. È infatti di capitale importanza per l’avvenire, che la fede cristiana - dopo essersi aperta la strada per comprendere l’anima malgascia - possa ugualmente trovare nella cultura del Madagascar dei mezzi di espressione che le siano propri, nel rispetto dell’integralità delle ricchezze del Vangelo e della Tradizione. Non si tratta di cedere alla tentazione del nuovo e del sensazionale, ma di mostrarsi attenti ai ritmi e agli accenti interiori di un popolo che ha fatto suoi la preghiera e i sentimenti cristiani, riconoscendo in esso la capacità di tradurli secondo la propria peculiarità e nell’armonia dell’unità cattolica. Bisogna che non ci sia frattura tra cultura e liturgia, così come non ci deve essere tra cultura e catechesi.

So quali sforzi sono già stati compiuti a proposito di quest’ultimo aspetto; simili sforzi devono essere continuati e sostenuti, con determinazione e chiaroveggenza, nei differenti campi della liturgia, della formazione dei seminaristi e degli operatori apostolici in generale. Ed è importante evidentemente che gli adattamenti necessari siano compiuti in stretta e permanente relazione con la Santa Sede.

11. Prima di separarci, permettete che sottolinei ancora questo: nelle circostanze cariche di significato che attraversa il vostro paese, la vostra voce si è levata - nella sola considerazione della vostra sollecitudine pastorale e delle responsabilità legate alla vostra missione di pastori e di dottori - per la difesa dei valori spirituali e sociali senza dei quali è gravemente compromessa la vita in società fondata sul rispetto della dignità della persona umana.

In quanto interpreti zelanti della nobile ricca tradizione malgascia - che privilegia l’intesa fraterna e la partecipazione di tutti all’edificazione della comunità - avete percepito, con serenità e coraggio, le difficoltà e i pericoli, e avete saggiamente indicato gli orientamenti e le soluzioni che permettono di pervenire ad una reale promozione di tutto l’uomo e di ciascun uomo.

12. A voi, Pastori della Chiesa del Madagascar, vanno i miei incoraggiamenti calorosi. Continuate su questa strada, forti nella fede, trovando solidità nella tradizione della Chiesa di Cristo e nel suo Magistero, e aiutati dalle forze vive della vostra comunità cattolica, così generosa.

Attraverso le vostre persone, voglio salutare tutta la Chiesa del Madagascar, con un particolare pensiero verso coloro che soffrono. Desidero ancora ricordare con voi tutti i fratelli cristiani della Grande Isola, con i quali voi collaborate amichevolmente in molti campi, nell’attesa della piena comunione.

A ciascuno di voi, i miei auguri di pace e la mia affettuosa benedizione apostolica.

                                        

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