 |
DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II AI
VESCOVI DEL RWANDA IN VISITA «AD LIMINA
APOSTOLORUM»
Giovedì, 27 maggio 1982
Cari fratelli Vescovi,
1. Eccovi a Roma, venuti in pellegrinaggio alle tombe
degli apostoli Pietro e Paolo. Da parte mia, vorrei associarmi alla vostra
legittima azione di grazia. Gli apostoli hanno conosciuto la gioia di veder
germogliare e moltiplicarsi le sementi della parola di Dio. Anche noi possiamo
contemplare la bella crescita del grano del Vangelo gettato meno di un secolo fa
in terra ruandese. La fede cristiana è oggi ben radicata presso di voi e il suo
vigore lascia prevedere dei bei frutti. Il rapido sviluppo della comunità
cristiana in Ruanda ha d’altronde reso necessaria la moltiplicazione regolare
delle circoscrizioni ecclesiastiche. Recentemente, avete avuto la gioia di
accogliere dei nuovi membri in seno alla vostra giovane e dinamica Conferenza
episcopale. A voi tutti, voglio esprimere il mio affetto fraterno e la mia stima
per il vostro lavoro.
2. Ciò che conosco dei lavori della vostra Conferenza
testimonia la vostra preoccupazione per l’unità al vostro interno e con il
Vescovo di Roma. Non si potrebbe mai troppo sottolineare la sua importanza.
Contiene innanzi tutto un invito alla collaborazione per quelli che si impegnano
nell’apostolato, fra di loro e con noi. In questo modo, l’unanimità porta al
popolo cristiano un esempio di concordia e afferma la forza della persuasione
del vostro insegnamento. La vostra coesione sottolinea inoltre la libertà della
Chiesa agli occhi dell’intera nazione, nel momento degli interventi pubblici che
siete condotti a compiere, anche se, com’è fortunatamente il caso, avete modo di
felicitarvi dei buoni rapporti esistenti fra Chiesa e Stato.
3. Per assecondarvi
nel vostro apostolato, sapete di poter contare sulla collaborazione di preti,
monaci e religiosi; frati che prestano un prezioso concorso; suore appartenenti
a numerose diverse congregazioni e la cui carità è instancabile; laici, uomini e
donne, impegnati a tempo pieno al servizio della Chiesa. Fra di essi, alcuni
sono figli del Ruanda; altri sono venuti da paesi della vecchia cristianità e
hanno seguito l’esempio dei missionari che per primi vi hanno portato la fede.
So quanto li circondiate tutti con il vostro affetto e quale sia la vostra
preoccupazione per fornir loro i mezzi di cui hanno bisogno, sia spiritualmente
che materialmente, per la loro formazione e per il loro apostolato.
4. Attenti
alla vita dei vostri sacerdoti, avete da poco preso la felice iniziativa di
creare, in seno alla vostra Conferenza episcopale, una commissione del clero che
viene a completare quella che si occupa dei religiosi. Questo permette di
sottolineare la specificità del prete. In seno a questa commissione saranno
rappresentati anche i preti Fidei Donum. Notate quale sia la stima che con ciò
voi dimostrate loro; io la condivido ben volentieri. Questa commissione potrà
servire all’adattamento giudizioso dei preti alla realtà ruandese, la presa in
considerazione organica delle diverse questioni riguardanti il loro
reclutamento, la loro situazione materiale, e le modalità dell’aiuto che essi
così generosamente vi portano.
5. Conosco la vostra preoccupazione per le
vocazioni sacerdotali e per la formazione dei seminaristi. Questa richiede
evidentemente, sia nel piccolo, ma ancor di più nel grande seminario, una
diligente cura della loro crescita spirituale, corrispondente alla natura
propria della chiamata al ministero. I seminaristi non possono essere assimilati
in tutto agli altri giovani della stessa età, e i seminari agli altri istituti
d’insegnamento. A questo proposito, comprendo la vostra inquietudine davanti
all’eventualità di vederli costretti a partecipare a delle attività suscettibili
di mettere in pericolo la loro propria vita, scelta liberamente. Mi auguro che
questo allarme sia presto dissipato.
6. Voglio ancora menzionare lo zelo
veramente meritorio dei catechisti ruandesi. Operatori apostolici di base, hanno
bisogno, anch’essi, d’un approfondimento dottrinale e di una formazione
pedagogica adatta all’evoluzione rapida del mondo contemporaneo, formazione che
devono avere la possibilità di proseguire. È questa una delle preoccupazioni
maggiori, la cui realizzazione necessita di mezzi materiali e di competenze
particolari. Che voi possiate, anche grazie all’eventuale cooperazione di altre
diocesi, rinforzare l’azione così ben intrapresa.! Accanto ai catechisti, potete
contare parimenti nel numero dei vostri collaboratori degli altri apostoli
laici, tanto ruandesi che stranieri. Gli uni e gli altri costituiscono il
fermento che permetterà al laicato di assumersi sempre più le proprie
responsabilità ecclesiali.
7. Grazie al lavoro generoso di tutti e all’aiuto
materiale venuto dal Ruanda o da altre parti della Chiesa, potete sostenere una
grande varietà di opere al servizio dello sviluppo del vostro paese.
L’insegnamento cattolico chiama innanzi tutto la vostra vigilanza: se esiste una
felice collaborazione con le autorità pubbliche, questa deve permettere di
salvaguardare il carattere specifico della vocazione delle scuole e delle
istituzioni costruite dalla Chiesa. Da canto suo, spetterà a quest’ultima
sorvegliare alla formazione e alla competenza degli insegnanti.
8. La Chiesa
rende inoltre dei servizi molto apprezzabili nel campo della sanità: ospedali,
ambulatori, centri nutrizionali, lebbrosari. A questi vanno aggiunte le vostre
opere sociali: centri di formazione artigianale e agricola, case d’accoglienza
per handicappati, per anziani e orfani. Tali iniziative manifestano la vostra
volontà di rendere sensibile la presenza di Cristo nei diversi settori della
vita del vostro paese, soprattutto fra le persone sofferenti. Attraverso la
carità e il senso di giustizia dei cristiani, è la verità del Vangelo ad essere
attestata agli occhi di tutti.
9. Il vostro zelo di pastori e di dottori vi ha
condotti a rilevare diversi pericoli che incombono sulla famiglia ruandese. In
primo luogo, avete constatato in diverse regioni una certa disaffezione nei
confronti del matrimonio che si traduce in una diminuzione sensibile delle
unioni celebrate con il sacramento. Di volta in volta, il gusto per una
modernità di bassa lega, la riconquista di vigore di certi costumi, la
moltiplicazione delle unioni di ruandesi con stranieri, il lassismo morale,
vengono a distruggere lo sforzo compiuto in favore del matrimonio cristiano,
indissociabile dall’evangelizzazione. Queste deviazioni spesso nascondono – a
parte quando si tratta di semplici negligenze colpevoli – una falsa concezione
dei dati antropologici fondamentali. Cristo, richiamando la volontà di Dio
manifestata al “principio” dell’umanità, rivela la portata veritiera di
quest’ultime. S’inscrivono armoniosamente nel matrimonio, impegno reciproco in
vista di un’alleanza indissolubile e monogama. Difendere, come voi fate, tale
insegnamento, significa promuovere il progresso autentico dell’uomo, esso stesso
intrinsecamente associato alla salvaguardia dei valori familiari.
10. Tuttavia,
è consigliabile studiare ed apprezzare ciò che, nei costumi del vostro paese, è
atto a tradurre, senza equivoci dottrinali, i valori d’alleanza, di fecondità e
d’integrazione nella vita sociale, che sono legati alla fondazione di una nuova
famiglia cristiana. Condotta con discernimento e competenza, una tale ricerca in
vista di adattamenti eventuali, s’arricchirà dell’esperienza raccolta presso
altre chiese, e necessita chiaramente di una stretta collaborazione con gli
appositi organismi della Sede Apostolica.
11. Voi siete ugualmente attenti a
tutto ciò che riguarda la morale coniugale. Il vostro paese, in effetti, conta
una densa popolazione. I rischi della congiuntura economica internazionale
causano delle legittime inquietudini riguardo lo sviluppo armonioso in favore di
tutti i ruandesi. Tali prospettive suppongono evidentemente, da parte dei
responsabili, la realizzazione di una politica familiare. Ma, al fine di venire
a capo delle difficoltà, alcuni sono tentati a cedere allo spirito di facilità
proponendo al problema demografico delle soluzioni moralmente inaccettabili. Se
conviene, certo, aver fiducia nella saggezza delle autorità pubbliche, vi
mostrate a giusto titolo vigilanti in quest’ambito. Pressioni diverse possono
farsi strada e, sotto la copertura della cooperazione internazionale in favore
dello sviluppo, tendere ad imporre, in modo più o meno mascherato, il ricorso
massiccio a metodi e tecniche contraccettive contrarie all’etica familiare in
materia di natalità. Avete recentemente deciso, secondo il suggerimento del
Consiglio pontificale per la Famiglia, la creazione di un Consiglio dedicato
appositamente allo studio delle questioni familiari, presso la vostra
Conferenza. Mi auguro che questa iniziativa vi permetta di raccogliere tutte le
informazioni utili, e che in questo modo voi possiate proseguire nella via che
avete tracciato, sviluppando in seno alla popolazione una chiara presa di
coscienza di tutto il valore di questo problema. Esprimo anche i miei auguri
affinché voi troviate, sia in Ruanda che fuori, l’aiuto materiale e le
competenze utili per sostenere questo lavoro pastorale veramente determinante
per l’avvenire delle famiglie ruandesi.
12. Molti altri aspetti della vita della
Chiesa in Ruanda meriterebbero di soffermarsi ancora. Mi è parso che questi
fossero particolarmente degni di attenzione. Soprattutto, è mio carissimo
desiderio assicurare, con la vostra intermediazione, della mia vicinanza ogni
famiglia cristiana del vostro paese, così come i vostri collaboratori, i giovani
e tutte le persone toccate dalla sofferenza. In primo luogo la mia vicinanza
nella preghiera, che non conosce frontiere, ogni volta che noi celebriamo
l’Eucaristia. Così mi sento vicino alle gioie e alle pene di ognuno.
Non voglio
terminare senza nominare la preparazione delle festività per il ventesimo
anniversario dell’indipendenza: che il cammino percorso con successo sia
garanzia di un progresso incessante, in tutti i campi, perseguito nella pace.
Benedicendovi affettuosamente, penso anche a tutti i cristiani del vostro paese.
E invoco su tutti i ruandesi la protezione dell’Altissimo.
|