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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI DELLA REPUBBLICA CENTROAFRICANA
IN VISITA «AD LIMINA APOSTOLORUM»

Venerdì, 19 novembre 1982

 

Cari fratelli nell’Episcopato.

1. Voi siete Pastori di giovani Chiese, nelle diocesi situate nel cuore del continente africano, in cui voi avete un ministero episcopale impegnativo, e avete dovuto lasciare per qualche tempo le vostre comunità per venire qui al centro della Chiesa, a manifestare dinanzi a me la vostra preoccupazione dell’unità. Vi accolgo con una grande gioia, e spero che questi momenti passati a Roma saranno per voi un conforto e una nuova fonte di ardore apostolico, sulle orme degli apostoli Pietro e Paolo.

Quando i primi missionari sono venuti da voi, meno di cento anni fa - penso alla vera epopea di Monsignor Augouard -, essi hanno voluto condividere totalmente la vita degli Africani. Per un buon numero di loro, la salute non ha resistito molto tempo al clima; ma ciò che interessava loro era che Cristo trovasse tra voi dei discepoli. Noi dobbiamo sempre rendere grazia a Dio per questi pionieri coraggiosi, e per tutti coloro che li hanno seguiti, missionari dello Spirito Santo, cappuccini, comboniani, religiose di vari Istituti, sacerdoti Fidei Donum, cooperatori laici. La Chiesa è solidamente stabilita da voi, e se essa ha ancora pochi - troppo pochi - sacerdoti, religiosi, Vescovi nativi del paese, essa raggruppa tuttavia, anche nei villaggi di campagna, dei cristiani convinti, felici di esserlo, e che non mancano di iniziative. Penso specialmente ai “catechisti” che hanno così ampiamente contribuito a fondare le comunità cristiane con i missionari. I progressi compiuti sono tanto più meritori in quanto la Chiesa nel vostro paese ha conosciuto vie difficili, che essa ha dovuto, or sono vent’anni - per non citare che un esempio - reinvestire in altre opere pastorali le forze che essa aveva consacrate fino ad allora nelle scuole cattoliche.

2. Non ho avuto l’opportunità di recarmi presso di voi, ma ho potuto farmi un’idea abbastanza precisa dei problemi e degli sforzi delle vostre comunità cristiane venendo a conoscenza dei lavori delle “assise della Chiesa cattolica nella Repubblica Centroafricana” tenute a Bangui nel gennaio scorso. Mi felicito con voi di questa iniziativa, ben preparata. I delegati, i sacerdoti, i religiosi, i laici sembra si siano espressi in un clima fraterno, con grande franchezza, con molta serietà e senso pratico, su tutto ciò che potrebbe, ai loro occhi, migliorare la qualità della vita cristiana, rendere i differenti membri delle comunità più responsabili, più trasparenti al Vangelo, più apostolici. Voi stessi avete in quell’occasione incoraggiato i cristiani a risvegliarsi. È stata una buona esperienza di Chiesa per l’insieme delle vostre diocesi, e nello stesso tempo una festa della fede. Ora io auguro che essa produca tutti i suoi frutti. Spetta a voi, a voi Vescovi, esaminare da vicino i risultati, apprezzare ogni cosa per il suo valore, e scegliere i suggerimenti e i progetti più importanti e più validi, affinché trovino un’applicazione effettiva e duratura, nell’interesse di tutta la vostra Chiesa.

3. Auguro che la vostra Conferenza Episcopale conosca anch’essa un intenso ritmo di incontri, di lavori, di matura collaborazione in comune, secondo gli Statuti che voi non mancherete di elaborare, proseguendo le vostre riunioni regolari con i vostri confratelli del Congo e del Ciad.

Ho notato i diversi problemi pastorali che si pongono alle vostre comunità cristiane e anche le speranze che nascono e che vorrei incoraggiare.

I sacerdoti originari del paese sono ancora molto pochi, a stento trenta in tutto; ma ecco che, ormai, il numero dei piccoli e soprattutto dei grandi seminaristi, permette di sperare in un progresso sostanziale a breve scadenza. Molti dei vostri fedeli desiderano vivamente questi futuri sacerdoti e sono pronti ad incoraggiare la loro vocazione e la loro profonda formazione. Ora, voi esaminate la possibilità di un grande Seminario di filosofia a Bangui, e penso che il progetto vada rapidamente prendendo forma, mediante le cure di una Commissione “ad hoc”. Spero anche che potrete inviare dei giovani sacerdoti a seguire gli studi teologici superiori negli Istituti romani, per preparare pastori di grande competenza e che mantengano nello stesso tempo tutto il loro zelo sacerdotale per aiutare efficacemente i loro compatrioti. Preghiamo Dio di inviare operai per una messe così abbondante!

È anche importante preoccuparsi delle vocazioni religiose di giovani ragazze, un certo numero delle quali sono alla ricerca in questo senso e il cui apostolato o la vita contemplativa sarebbero così preziosi per la vostra Chiesa.

4. Indirizzandosi alla comunità di Corinto (1 Cor 12), l’apostolo Paolo enumerava quantità di doni spirituali o di carismi, donati da Dio a questo o a quel membro, in vista del bene comune. Nello stesso senso, auguro che i vostri laici, i cui delegati hanno mostrato tanta vitalità nelle assise di quest’anno, continuino a prendere una parte attiva per sostenere i loro fratelli. Agli uni, la responsabilità di catechisti, di animatori, di comunità di villaggio o di quartiere; agli altri, quella di responsabili di movimenti o di consiglieri . . . Tutti abbiamo a cuore l’approfondimento della loro fede - voi avete previsto per i catechisti dei centri a questo scopo -, e di agire con disinteresse e carità, di articolare le loro responsabilità con quelle dei sacerdoti! Grazie ad essi, i catecumeni, così numerosi in tutto il paese - quasi cinquantamila - proseguono la loro preparazione intensa ai sacramenti! I battezzati trovino, nei gruppi, la catechesi o l’aiuto spirituale, il necessario sostegno alla loro fedeltà e a una pratica religiosa regolare! I giovani e gli studenti beneficino di un accompagnamento spirituale al loro livello, negli assistenziali che voi desiderate sviluppare! E sia lo stesso per coloro che hanno esigenze culturali particolari, come i professori - aiutati da équipes di insegnanti - o i funzionari! L’attaccamento legittimo alle tradizioni, in ciò che esse hanno di profondamente umano, non sia un ostacolo all’accettazione del Vangelo! I fidanzati comprendano la bellezza e la grazia del sacramento del matrimonio, si avvicinino ad esso senza paura e traggano beneficio sempre di più da quelli che voi chiamate i “Focolari cristiani”! Le parrocchie offrano a tutti un nutrimento dottrinale sostanziale, una liturgia che introduca alla preghiera, un’accoglienza calorosa, e, in modo complementare, le piccole comunità favoriscano una testimonianza che vivifichi la vita quotidiana! Da un’etnìa all’altra, da una diocesi all’altra, vi sia stima, condivisione, collaborazione! La Chiesa offra il suo contributo allo sviluppo del paese, soprattutto nel campo rurale che è di importanza preponderante; essa lavori, con i suoi mezzi, per rendere la terra più abitabile!

Questi sono, mi sembra, i desideri che voi nutrite, voi tutti Pastori e laici cristiani. Che Dio vi doni di realizzarli insieme, con coraggio, con discernimento, con una grande speranza! Egli permetta a queste nuove comunità cristiane, secondo l’espressione del Presidente della vostra Conferenza, “di rendere maturo questo cristianesimo che è ancora del tutto fresco”! Così voi apporterete il vostro contributo alla vitalità della Chiesa universale la cui coesione è stata affidata specialmente alla mia sollecitudine.

Di tutto cuore vi benedico e vi incarico di portare la mia affettuosa benedizione apostolica ai vostri collaboratori e a tutti i vostri diocesani.

 

Copyright © Libreria Editrice Vaticana

         

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