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VISITA PASTORALE NEL BELICE E A PALERMO
INCONTRO DI GIOVANNI PAOLO II
CON LA
COMUNITÀ CIVILE CITTADINA
Piazza Politeama (Palermo)
Sabato, 20 novembre 1982
Illustri Signori! Carissimi fratelli e sorelle!
1. Ringrazio sinceramente il Signor Ministro, il Presidente della Regione
Siciliana e il Sindaco di Palermo per le nobili espressioni con cui hanno
accolto il mio viaggio apostolico in questa Città, la capitale dell’Isola del
sole; e ringrazio altresì tutti coloro che hanno voluto, al mio arrivo,
manifestarmi il loro entusiasmo e la loro gioia.
Da parte mia, vi dico la mia grande letizia nell’essere finalmente qui, con voi,
fra voi, per questa visita pastorale, che si compie in occasione dell’importante
ricorrenza liturgica di Cristo Re. Giunga a voi tutti il mio saluto cordiale; un
saluto che estendo volentieri alle popolazioni degli altri centri dell’Isola,
nella speranza di poter ritornare in futuro a visitare di persona anche le loro
comunità. Mi pare di sentire oggi con noi tutti gli abitanti della Sicilia,
presenti qui, in questa antica ed illustre Capitale, che durante la sua
plurisecolare storia ha spesso svolto un ruolo di protagonista: centro di
convergenza e di incontro - come del resto tutta quest’Isola - di culture
diverse; capitale durante il periodo degli Arabi e dei Normanni; ricca di
insigni monumenti e importante centro culturale ed artistico.
Ma questa storia gloriosa, frutto del genio proprio del popolo palermitano, è
stata arricchita ed animata nei secoli dalla fede cristiana, intensa e
profonda, che ha trovato la sua più alta e pura espressione nei santi e nelle
sante, fioriti, nel corso dei secoli, in Palermo e in tutta la Sicilia. Non
posso non ricordare la vostra santa Rosalia, la “santuzza”, che voi venerate ed
onorate e che, dal Monte Pellegrino, veglia sulla vostra città, di cui è
patrona. Il vostro senso religioso ha ispirato ed orientato per secoli la vita
familiare; l’esemplare capacità di donazione e di solidarietà verso gli altri,
specialmente i sofferenti; l’innato rispetto per la vita; l’ammirevole senso del
dovere e dell’onore. E questo profondo senso religioso ha trovato una
delicata manifestazione nella secolare devozione a Maria santissima Immacolata,
celeste patrona dell’arcidiocesi palermitana, la cui festività è celebrata in
Sicilia fin dal IX secolo.
2. Quando gli antichi Greci approdarono in questa zona, la chiamarono “Panormo”,
cioè “tutto porto aperto”; un nome che voleva indicare sicurezza, pace,
serenità.
E venendo per la prima volta fra di voi, il mio augurio è che veramente questa
Città, mantenendo sempre vivi i valori migliori della sua storia e della sua
tradizione, sappia sempre realizzare per i suoi abitanti e per tutto il
resto della Nazione l’auspicio di serenità e di pace, sintetizzato nel suo nome.
Questo comune desiderio può essere attuato soltanto mediante la
collaborazione fattiva, continua e sincera di tutti i cittadini palermitani,
e nel rispetto dei dettami della coscienza la quale, in nome di Dio, impegna a
fare il bene ed a fuggire il male; ad amare e non ad odiare. Occorre pertanto
ridare forza alla voce della coscienza, che ci parla della Legge di Dio,
di quella Legge che egli ha inciso nel nostro spirito e che corrisponde alle
esigenze della vera dignità della persona umana.
È alla luce di questa voce che vanno affrontati e risolti i problemi morali, che
sorgono tanto nella vita dei singoli che in quelli della società. Occorre
cercare sempre la verità e il bene, impegnandosi con tutte le forze a
realizzarli nella vita personale ed in quella dei rapporti comunitari.
3. La realizzazione concreta di quell’augurio di serenità e di pace, implicito
nel nome della vostra città, impegna tutti, direttamente e personalmente, alla
promozione del bene comune e, in particolare, al continuo ed effettivo
rispetto della persona umana, alla vigile ed amorevole attenzione ai
bisogni dei più piccoli, degli emarginati, degli “ultimi”: sono queste infatti
le condizioni fondamentali per una civile ed ordinata convivenza alla quale
Palermo vuole tendere per essere oggi porto sicuro di vita concorde, serena ed
onesta. I fatti di violenza barbara, che da troppo tempo insanguinano le strade
di questa splendida Città, offendono la dignità umana; come la offendono anche
le condizioni subumane di vita, le discriminazioni nei diritti fondamentali, le
disuguaglianze economiche e sociali: fenomeni che sono contrari alla giustizia,
alla equità, alla pace sociale ed inquinano i rapporti umani impedendo il
raggiungimento del bene comune, cioè dell’insieme di quelle condizioni di vita
sociale, che permettono ai singoli ed ai gruppi di raggiungere più pienamente e
più speditamente la propria maturazione e perfezione.
Non dubito che voi tutti, fratelli e sorelle, guardando al vostro glorioso
passato, sappiate impegnarvi nel costruire il presente, forti soprattutto della
vostra grande tradizione cristiana, per preparare il vostro futuro. È l’augurio
che di cuore formulo.
Diletta Palermo, approdo aperto, approdo sicuro, vivi in serenità e pace!
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Editrice Vaticana
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