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VISITA PASTORALE NEL BELICE E A PALERMO

INCONTRO DI GIOVANNI PAOLO II
CON LA COMUNITÀ ITALO-GRECO-ALBANESE
NELLA CONCATTEDRALE DELLA MARTORANA

Palermo - Domenica, 21 novembre 1982

 

Sia lodato Gesù Cristo!

Carissimi fratelli e sorelle!

1. Rivolgo con fraterno affetto il mio saluto a Monsignor Ercole Lupinacci, Pastore di questa Chiesa albanese di rito bizantino in Sicilia; a Monsignor Giovanni Stamati, Vescovo di Lungro; a Padre Paolo Giannini, Archimandrita di Grottaferrata. E saluto di cuore tutti voi qui presenti, fratelli e sorelle italo-albanesi di rito greco.

Sono molto lieto d’incontrarmi con voi, in questa Chiesa concattedrale dell’Eparchia di Piana degli Albanesi, nel giorno in cui la Chiesa di rito latino celebra la Festa di Cristo Re, il “Pantocrator”, ben conoscendo sia la vostra antica storia, che è tessuta di fedeltà a Cristo e alla Cattedra di Pietro, sia la funzione ecumenica che la Provvidenza e le circostanze, anche geografiche, vi hanno chiamati a svolgere tra Occidente e Oriente, nella prospettiva della ricomposizione della piena comunione tra le Chiese.

2. Voi siete qui da oltre cinque secoli. I Romani Pontefici chiamarono il vostro condottiero Giorgio Kastriota, a buon diritto, “atleta di Cristo”, ed il popolo albanese “baluardo dei cristiani”. La Sede dell’apostolo Pietro ha sempre guardato alla Patria dei vostri avi ed a voi tutti con affetto di predilezione. Nel 1968, il mio venerato predecessore Paolo VI, con il chirografo “Quinto revoluto saeculo”, ha rievocato le gesta dei vostri padri. Esuli, portarono qui come sacro patrimonio le patrie tradizioni, la fede cattolica professata secondo il venerato rito bizantino-costantinopolitano, l’attaccamento fedele e costante alla Cattedra di Pietro. Un deposito che per essi costituiva la ragione del forzato “esodo” e, per l’avvenire, un motivo di sicurezza.

Con lo sguardo rivolto alla Sede di Pietro, vertice di convergente unità, su questo suolo di generosa accoglienza, i vostri antenati trovarono ospitalità presso i fratelli di rito latino e condivisero costantemente le gioie, le pene, le speranze del lavoro quotidiano.

Il drappello di profughi, che, sostenuti dalla loro profonda fede evangelica, 534 anni fa, giunsero qui in Sicilia, trovarono non solo un approdo stabile per il futuro delle loro famiglie, come nucleo della patria lontana, ma anche 1’isola maggiore del “Mare nostrum” che, per la sua posizione naturale, è un centro di comunicazione tra Oriente e Occidente, un provvidenziale congiungimento tra sponde di diversi popoli.

3. Cari fratelli e sorelle, l’anno 1448, che può considerarsi il genetliaco della Chiesa albanese di rito bizantino in Sicilia, che oggi ha in Piana la sua sede eparchiale, deve essere considerato anche un punto di riferimento per la funzione, che la Divina Provvidenza ha voluto affidare nel quadro dell’ecumenismo.

Il Concilio Vaticano II non solo dichiara di circondare di doverosa stima e di giusta lode il patrimonio ecclesiastico e spirituale delle Chiese orientali, “ma lo considera fermamente quale patrimonio di tutta la Chiesa di Cristo” (Orientalium Ecclesiarum, 5).

Ebbene, la Divina Provvidenza, la cui sapienza tutto dirige al bene degli uomini, ha reso la vostra situazione feconda di promesse: il vostro rito, la lingua albanese che ancora parlate e coltivate, unitamente alle vostre centenarie costumanze, costituiscono un’oasi di vita e di spiritualità orientale genuina, trapiantata nel cuore dell’Occidente. Si può pertanto dire che voi siete stati investiti di una particolare missione ecumenica.

In occasione del V Centenario della morte del vostro condottiero Giorgio Skanderbeg, il mio predecessore Paolo VI, accogliendovi presso la tomba del Corifeo degli Apostoli, vi salutava con l’augurio di essere “il tramite di alleanze e di collaborazioni”.

La Chiesa attende da voi e dalle comunità albanesi, parimenti venerate e benemerite dell’Eparchia di Lungro e del Monastero Esarchico di Grottaferrata, quella collaborazione per il dialogo che valga a tenere accesa ed a ravvivare la fiamma dell’attesa unità tra le Chiese sorelle d’Oriente e d’Occidente.

Il vostro impegno deve caratterizzarsi nell’essere elemento di comprensione e di pace sempre maggiore, motivo di continuità e di unione di tutta la Chiesa pellegrinante. Se sarete fedeli all’autenticità della vostra spiritualità orientale, l’anelito della piena unità potrà affrettare i tempi del suo compimento, secondo la preghiera di Cristo: “Pro eis rogo ut unum sint” (cf. Gv 17, 20 s).

4. Da quest’Isola benedetta, come dalla prua di una nave in viaggio verso il porto, Io, quale successore di Pietro fratello di Andrea, che, primo fra gli apostoli, ha ricevuto la missione di assicurare la “sinfonia” delle sante Chiese di Dio nella fedeltà del mandato divino, raccogliendo gli aneliti vostri, insieme con quelli di tutto il mondo cristiano, rivolgo un fraterno saluto di pace e di carità alle Chiese sorelle che sono in Costantinopoli ed in Grecia. Esse hanno sempre visto in questa vostra comunità, nelle sue espressioni rituali e di fede una garanzia dell’autenticità del Vangelo.

Questo deve essere per tutti un motivo di sicurezza per un proficuo cammino verso la pienezza dell’unità.

Questo ardentemente auspichiamo, in adesione all’imperioso richiamo evangelico, in attesa di poter intonare il cantico della lode: “Alleluia! / Ha preso possesso del suo regno il Signore, / nostro Dio, l’Onnipotente. / . . . sono giunte le nozze dell’Agnello; / la sua Sposa è pronta” (Ap 19, 6-7).

5. Cari fratelli e sorelle!

Cristo Signore, perché passato da questo mondo al Padre (Gv 13, 1), è stato il vostro “esodo”. Egli è il nostro “esodo”, la nostra “Pasqua”, “la Via, la Verità, la Vita” (Gv 14, 6). Egli è, dunque, anche il “compimento”. In Cristo tutto è compiuto, perché egli ha realizzato l’esodo perfetto per i cristiani che sono “azimi”; e tutto deve continuare a compiersi, giorno per giorno, in una ininterrotta accoglienza dello Spirito, che deve trasformarci nell’unità della Pasqua del Signore per tutte le Chiese.

La Theotokos sempre Vergine Maria, l’Odighitria, che voi chiamate la “Condottiera”, come “Stella Mattutina”, ha guidato prima in Patria i vostri passi e poi vi ha indicato una via nuova.

La sua materna intercessione, unitamente ai santi apostoli Pietro e Andrea, faccia pervenire le Chiese sorelle, cattolica e ortodossa, all’unità perfetta, in letizia; col cuore pieno di speranza evangelica, ascoltiamo le parole di san Giovanni Crisostomo: “La nostra speranza è la Chiesa, la nostra salvezza è la Chiesa, il nostro rifugio è la Chiesa” (S. Giovanni Crisostomo, Hom. de capto Eutropio, 6), mentre con lo stesso santo Dottore ripetiamo: “Sia benedetto il nome del Signore, ora e sempre” (E Liturgia di S. Ioannis Chrysostomi).

 

Copyright © Libreria Editrice Vaticana

         

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