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DISCORSO DI GIOVANNI
PAOLO II AI RAGAZZI PARTECIPANTI AI GIOCHI DELLA GIOVENTÙ
Sabato, 9 ottobre 1982
Cari ragazzi e ragazze.
1. A voi, convenuti tanto numerosi a Roma anche in rappresentanza di milioni di
vostri coetanei per la manifestazione nazionale dei “Giochi della Gioventù
1982”, si dirigono il mio affettuoso saluto di benvenuto, il mio sincero
compiacimento e il mio incoraggiamento.
Questi Giochi sportivi, che sono stati preparati in fasi successive su tutto il
territorio nazionale con la partecipazione di tanti ragazzi e giovani,
costituiscono una manifestazione di fresca vitalità, di fede in un futuro
migliore, ma soprattutto di speranza in una gioventù che fin da ora - ma
soprattutto domani - vuole impegnarsi per costruire una convivenza sociale, ove
i valori della dignità umana, della fraternità solidale e della pace siano
sempre più rispettati, nel superamento di ogni contraria tentazione.
Voi lo sapete bene - e ne avete l’esperienza vissuta -, che lo sport, prima
ancora di essere espressione agonistica, esige un fondamento ideale;
l’esaltazione, cioè, di basilari virtù umane, come la lealtà, la generosità,
l’ottimismo, che si coniugano armoniosamente con lo spirito di sacrificio, col
dominio di se stessi, con l’atteggiamento grato ed umile verso il Datore di ogni
bene e quindi anche della salute fisica, aprendo così l’anima ai grandi
orizzonti della fede. Lo sport praticato con saggezza ed equilibrio assume,
allora, un valore etico e formativo, ed è una palestra di virtù valide per la
vita, cioè per quella “competizione” che si prolunga per tutto il percorso
terreno, fino all’estremo suo limite, diretta a trasformarsi, una volta
positivamente superata, in gaudio eterno.
È proprio su questa vostra vita di domani che vi invito a fissare sereni lo
sguardo, concedendo ad essa qualche momento di riflessione.
2. Come persone umane e come cristiani, vi attende una grande missione: divenire
adulti pienamente maturi, servitori intelligenti della società ed infine araldi
e testimoni del Vangelo. Questo ideale, articolato su un triplice piano, si
unifica in un solo precetto: amerai Dio sopra ogni cosa ed il prossimo come te
stesso. Ciò vuol dire concepire e vivere la vita come servizio, come premurosa
disponibilità, come donazione ad una società sempre più bisognosa di
incarnazioni palpitanti dell’amore autentico.
Risulta perciò chiaro che accogliere la chiamata di Cristo, Via, Verità e Vita,
chiamata all’amore più generoso per gli altri, è un modo sicuro di rispondere
alla vocazione di essere adulti pienamente maturi, uomini liberi, cittadini
responsabili. La vetta dell’esercizio della libertà e della responsabilità è
proprio l’amore.
A tutto ciò lo sport concorre, come ho accennato, come fattore di
“autodisciplina”, indirizzata alla costruzione di un carattere forte, ricco,
coraggioso, fiducioso.
3. Ognuno di voi è chiamato a prendere in mano la torcia luminosa dell’amore
evangelico per illuminare l’intero tragitto della propria corsa terrena, per
consegnarla sempre più splendente alle generazioni future. Voi potete e dovete
proclamare la verità dell’uomo, che è la verità di Cristo. Voi potete farlo col
vostro entusiasmo, e con la fiducia propria dei giovani. Fatelo insieme tra voi,
insieme con Cristo e con la sua Chiesa.
Ancora una volta, desidero ripetervi, cari ragazzi, che vedo in voi le speranze
della società e della Chiesa, che mi sento solidale con voi, nelle vostre più
forti attese e vive aspirazioni. Su di esse invoco abbondanti gli aiuti del
cielo, mentre con tutto il cuore vi benedico.
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