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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II AL
PELLEGRINAGGIO GUANELLIANO NEL CENTENARIO DI FONDAZIONE DELLE FIGLIE DELLA
PROVVIDENZA
Lunedì, 25 ottobre 1982
Carissimi tutti nel Signore!
1. Con questa Udienza speciale avete voluto concludere la settimana delle
celebrazioni centenarie della Congregazione delle Figlie di santa Maria della
Provvidenza, l’Istituzione femminile fondata dal beato Luigi Guanella.
Ho accolto con vivo piacere questo vostro desiderio, manifestato dalla Superiora
Madre Rosa Costantini, insieme col Padre Generale dei “Servi della Carità” e vi
ringrazio di cuore sia per questa vostra visita, sia per i sentimenti di fedeltà
alla Chiesa ed al Papa che essa esprime.
Ricevete pertanto il saluto, colmo di affetto, che porgo a voi tutti
singolarmente: ai Superiori Generali ed ai loro Collaboratori e Consiglieri,
nonché ai Religiosi ed alle Religiose, che mantengono vivo lo spirito del
Fondatore e ne perpetuano e dilatano le attività caritative; agli assistiti
infermi, anziani, malati psico-fisici, che furono sempre i prediletti di don
Guanella; agli alunni della Scuola materna, elementare, media che ci allietano
con la loro vispa innocenza; ai familiari degli assistiti e degli alunni, ai
cooperatori ed agli amici, che formano la grande e benemerita famiglia “guanelliana”;
e infine ai fedeli delle varie parrocchie affidate ai sacerdoti della
Congregazione. Tutti saluto con profonda simpatia, pensando anche a coloro che
non hanno potuto essere presenti.
2. La conclusione del Centenario e la vostra odierna presenza mi offrono
l’occasione di manifestarvi anche il mio vivo compiacimento per la smisurata
opera di carità, svolta in questo lungo periodo di tempo. Quanto bene è stato
compiuto! Quante lacrime sono state asciugate! A quante persone sono stati
ridati speranza, coraggio, fede, consolazione!
Voi ben conoscete i particolari di quell’umile inizio nel novembre del 1881,
quando, dopo tante traversie, sofferenze e contraddizioni, don Guanella fu
mandato parroco nel Paese di Pianello Lario, sul lago di Como, per succedere a
don Carlo Coppini, colà defunto, sfinito dal lavoro, dalle penitenze e dallo
zelo. Egli aveva dato vita ad un piccolo Ospizio di carità e ad un minuscolo
gruppo di Suore, che vedendolo vicino a morire, gli si erano strette attorno
angosciate. Ma egli, pienamente fiducioso nella Provvidenza, aveva loro detto:
“State paghe dei voleri di Dio! Dopo di me verrà un altro che farà assai più di
me”. Il sacerdote scelto e mandato dalla Provvidenza era don Guanella. Come
sempre, il piccolo seme veniva gettato in silenzio e di nascosto nel campo della
nostra storia: esso doveva germogliare e portare frutti ben grandi nella Chiesa
e nella società! Da quel piccolo paese, e in seguito da Como, si sono
moltiplicate le Case per anziani, gli Istituti Medico-psico-pedagogici per
handicappati interni e ambulatoriali, le Scuole materne, elementari e medie, le
aziende agricole, i Centri giovanili, le parrocchie, le colonie estive. Le
Figlie di santa Maria della Provvidenza e i Servi della Carità operano
attualmente in vari Continenti, presenti con 387 opere. Don Guanella fu un’anima
forte e decisa, coraggiosa e imperterrita, che con fede pura e limpida nella
paternità di Dio e nella fratellanza in Cristo, in tempi difficili, seppe
lavorare infaticabilmente per il bene dei fratelli. “Non ci sono limiti per la
carità” - diceva ai suoi figli -. “I nostri confini sono quelli del mondo!”.
“Pregare e patire” era il suo programma. Il suo motto: “Pane e paradiso”
conteneva già in sintesi ciò che oggi si dice “Evangelizzazione e promozione
umana”, e cioè lo sviluppo integrale dell’uomo, perché la scienza con le sue
scoperte e la politica con le sue strategie per il progresso sociale non possono
da sole soddisfare le esigenze profonde ed essenziali del cuore umano.
Ringraziamo insieme il Signore per tutto ciò che, con la sua grazia, si è
compiuto in questi cento anni, e nello stesso tempo riflettiamo come in realtà
la storia della Chiesa è quella della Verità e della Santità! Non le parole e
neppure le vane critiche servono ad aiutare l’umanità, ma le opere concrete di
carità e la testimonianza della propria fede cristiana, professata e vissuta.
3. E ora mi rivolgo in particolare a ciascuno di voi, nei quali vedo, in vario
modo, il riflesso dell’azione e dello spirito di don Guanella.
A voi, Religiosi e Religiose, mi piace sottolineare la sua esortazione
alla fiducia ed alla confidenza: “Non abbiate timore - diceva - il Signore vi
esaudirà benignamente se nelle vostre azioni come nelle vostre preghiere
diffiderete di voi e confiderete solo e interamente in Dio”.
Don Guanella era all’altezza dei tempi e voleva che la scienza e la carità
andassero di pari passo, anche nel campo degli ultimi ritrovati tecnici e
pedagogici per il recupero degli infermi e per lo sviluppo integrale di ogni
assistito. Ma conosceva anche le difficoltà di ogni epoca e di ogni animo, le
depressioni, la fatica morale e spirituale, le frustrazioni, la stanchezza. E
allora richiamava il pensiero alle verità eterne e trascendenti, che unicamente
possono aiutare e ispirare nell’impegno quotidiano: “L’anima e il segreto
dell’opera è la confidenza nel Signore”. “Vale più un grano di confidenza che
cento di previdenza e di provvidenza umana”.
A voi, infermi, e a quanti sono in vari modi assistiti nelle opere di don
Guanella rammento la sua speciale sensibilità. Diceva: “Un cuore cristiano che
crede e che sente, non può passare innanzi alle indigenze del povero senza
soccorrervi. In questo si conosce che uno è un vero seguace di Gesù Cristo, se
ha carità per i poveri ed i sofferenti, nei quali è più viva l’immagine del
Salvatore”. Certamente, la sofferenza è un grande mistero, specialmente la
sofferenza degli innocenti. Ma don Guanella vedeva in chi soffre il volto di
Cristo, vedeva l’amore di Colui che è sempre e per tutti Padre: e perciò ci
incoraggia ad accettare con fiducia questo mistero di amore e di dolore. È la
soluzione cristiana ed è il supremo conforto nel cammino della nostra esistenza.
Infine a voi, piccoli e adulti, amici e cooperatori, a voi, appartenenti alla
grande famiglia “guanelliana”, richiamo una sua saggia affermazione: “Il maggior
tormento è odiare il fratello; la maggior consolazione è sollevarlo dalle sue
miserie”. La storia umana, a causa del peccato, purtroppo è sempre contrastata e
lacerata dalle passioni e dagli interessi. Proprio in questa storia così
drammatica, voi cristiani portate l’amore, la bontà, il perdono, ricordando ciò
che scriveva san Paolo e che fu programma di don Guanella: “La carità è
paziente, la carità è benigna, la carità non è invidiosa, non si vanta, non si
gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non
tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della
verità. Tutto copre, tutto spera, tutto sopporta” (1 Cor 13, 4-7).
4. Carissimi!
A conclusione del primo secolo di vita e di attività della Congregazione
femminile fondata dal beato Luigi Guanella, auguro che tutte le sue opere
possano perseverare e crescere nella carità e nel perfezionamento spirituale con
sempre maggior fervore ed efficacia. Vi illumini, vi assista, vi conforti Maria
santissima, così teneramente da lui amata e venerata.
Con questi voti di gran cuore imparto a tutti voi la propiziatrice benedizione
apostolica.
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