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VISITA PASTORALE AL MONASTERO DI FONTE AVELLANA

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
ALLA CITTADINANZA DI SERRA SANT'ABBONDIO

Domenica, 5 settembre 1982

 

1. Le sono grato, signor Sindaco, per le cortesi parole che ha voluto così gentilmente rivolgermi al mio arrivo in questa terra marchigiana, così ricca di paesaggi suggestivi e, soprattutto, di richiami dello spirito.

Saluto di cuore voi, cittadini di Serra sant’Abbondio, e quanti da altre parti siete qui convenuti. Vi ringrazio della calorosa accoglienza e vi assicuro del mio affetto sincero.

Sono venuto per partecipare alle celebrazioni del Millennio dell’Eremo di Fonte Avellana, che, per molti secoli, è stato punto di riferimento della comunità cristiana e luogo di perfezionamento dello spirito sia per quanti, nel Medio Evo, andavano alla ricerca dell’ideale monastico per raggiungere - attraverso il distacco dal mondo, il silenzio e la preghiera - la perfezione evangelica, sia per coloro che sentivano profondamente la necessità della riforma della vita religiosa. Per queste ragioni Fonte Avellana è stata anche un centro di studio, di testimonianza culturale e di formazione di uomini.

Basta un nome per tutti, il più illustre: san Pier Damiani, monaco e priore del primitivo romitorio, poi Cardinale, uno dei più ardenti operatori del rinnovamento della Chiesa e uno dei più grandi uomini del secolo undicesimo. Egli è da ricordare oggi sia per aver ridato nuovo slancio e vigore alla vita contemplativa, sia per aver saputo unire mirabilmente all’impegno contemplativo il merito della vita attiva. Ponendo le basi della Congregazione Avellanita, ha dato la spinta alla fondazione di numerosi eremi e monasteri, che a loro volta divennero centri di vita rurale e sociale, col lavoro, la bonifica, la coltivazione del territorio.

2. Voi, cittadini di Serra sant’Abbondio e dei dintorni, che avete la fortuna di vivere vicini a un centro spirituale e civile così famoso e di respirarne come l’atmosfera, dovete essere anche i primi a ricavare i benefici della celebrazione di questo Millennio. Perciò io vi esorto a vivere e ad approfondire le grandi tradizioni ispirate dalla fede cristiana, che costituiscono un incomparabile patrimonio non solo di valori religiosi e di sani costumi morali, ma anche di virtù civiche per un ordinato progresso umano.

Dalla lontana storia di Fonte Avellana parte una voce verso il mondo di oggi per invitarlo alla ricerca di una rinnovata spiritualità. Non ci può essere autentica opera di ricostruzione della società senza la mediazione della preghiera, socialità senza fraternità universale, cultura senza fede, promozione umana senza Dio.

Nel ricordo di una tradizione che ha portato tanta luce alla Chiesa e alla società civile, io mi auguro che molti riscoprano l’itinerario che porta a Dio e da Dio ridiscende verso la società contemporanea per il ritrovamento costruttivo di un domani migliore.

Voi che abitate quassù, sugli stessi monti contemplati dagli eremiti di san Pier Damiani, siate dunque anche i primi, in questo cammino di elevazione, ad alzare gli occhi al cielo, perché così diventeranno più belle, e anche più facili, le vie della terra. 

                                      

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