 |
VISITA PASTORALE ALLA DIOCESI DI PADOVA
DISCORSO DI GIOVANNI
PAOLO II AGLI AMMALATI RICOVERATI NELL'«OPERA DELLA PROVVIDENZA SANT'ANTONIO»
Sarmeola di Rubano - Domenica,
12 settembre 1982
Cari fratelli e sorelle.
1. Sono lieto di iniziare la mia visita alla città di Padova con questo incontro
con voi, ospiti dell’“Opera della Provvidenza sant’Antonio”, divenuta, nel giro
di pochi anni dalla fondazione, un punto di riferimento, segno e stimolo di non
poche iniziative ispirate ai valori del Vangelo, in una regione tradizionalmente
ricca di testimonianze cristiane.
Già la mia stessa presenza qui, in mezzo a voi, alla periferia della città
conosciuta nel mondo per la fama di un Santo che da essa prende nome, vuole
essere a sua volta un segno delle ragioni molteplici della mia gioia fondata,
innanzitutto, sulla constatazione della continuità vitale con la tradizione
della Chiesa, che è strettamente legata all’esercizio della carità.
Ispirandosi all’insegnamento del divin Maestro, secondo il quale nel Regno dei
cieli gli ultimi diventeranno i primi, la Chiesa ha fatto sì che, nel corso dei
secoli, gli ultimi secondo la mentalità del mondo - e cioè i bisognosi, i
poveri, i piccoli, i vecchi, gli ammalati, gli emarginati d’ogni specie, insomma
coloro che la società respinge ed ai quali spesso la stessa famiglia non è in
grado di assicurare adeguata assistenza - fossero già i primi nel suo cuore di
Madre, trovando in lei e nelle sue opere un posto di particolare attenzione.
Così è stato ieri, quando i cristiani della Comunità primitiva mettevano insieme
le proprie sostanze per andare incontro ai fratelli in tutta la gamma delle loro
necessità e delle loro sofferenze morali e fisiche; quando i Padri della Chiesa
sentirono il bisogno di organizzare l’assistenza, per renderla più efficiente; e
così, già nel quarto secolo, allorché sul piano civile il problema era
ufficialmente ignorato, nasceva, per iniziativa del grande san Basilio,
un’intera città finalizzata a obiettivi di assistenza e di recupero. Da allora,
in ogni angolo della cristianità sparsa nel mondo, s’è avvertita la spinta a
costruire una rete fitta e diffusa di opere caritative, a sollievo del dolore
umano.
Con questo stesso spirito è nata a Padova, venticinque anni fa, l’Opera della
Provvidenza, per volontà dell’allora Vescovo della diocesi patavina, Monsignor
Girolamo Bortignon, che nel suo animo francescano seppe trovare la forza di
superare ogni difficoltà e, sotto il patrocinio dell’Episcopato Triveneto, con
l’incoraggiamento dell’allora Patriarca di Venezia Angelo Roncalli, creò quest’istituzione
giustamente considerata Piccolo Cottolengo del Veneto.
Vorrei salutarvi ad uno ad uno, cari ospiti di questa casa, per assicurarvi del
mio affetto e dirvi che vi sono intensamente vicino. Estendo poi il mio cordiale
saluto alle Suore Francescane Elisabettine e a tutto il Personale dirigente,
come pure a tutti i volontari ed a quanti, in qualsiasi modo, sono impegnati in
un’attività umana e cristiana così preziosa.
2. Ma la ragione, direi, più profonda e più vera della mia gioia, oggi, è la
constatazione della testimonianza di fede e di carità, che l’Opera della
Provvidenza sant’Antonio rende oggi in un mondo che così facilmente, e in tanti
modi, respinge il prossimo, perché rifiuta Gesù.
L’amore a Gesù infatti si trasforma in accoglienza del fratello. La
testimonianza di fede diventa contemporaneamente una testimonianza di carità.
Due virtù inscindibili tra di loro, perché camminano insieme sul binario unico
della duplice dimensione: Dio e uomo. Chi ama Dio ama l’uomo e, amando l’uomo,
ama Dio. “Chi, infatti, non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio
che non vede” (Gv 4, 20).
3. Tra gli aspetti che caratterizzano l’Opera della Provvidenza - e per me
questo costituisce un altro motivo di gioia - mi è stato detto che v’è la
preghiera, che voi elevate incessantemente a Dio. Il centro di questa vostra
casa è l’Eucaristia, esposta e adorata durante tutto il giorno. Vivissima è
anche la devozione a Maria, Madre della Chiesa, sempre pronta a correre in aiuto
al figlio che soffre e si rivolge a lei.
Cari fratelli e sorelle, continuate a pregare Gesù e Maria per voi, per i
sofferenti nel mondo, per la Chiesa universale.
E così, come segno dell’assistenza divina su ciascuno di voi, sull’Opera e sul
suo sviluppo, imparto di gran cuore la mia particolare benedizione apostolica.
|