The Holy See
back up
Search
riga

VISITA PASTORALE ALLA DIOCESI DI PADOVA

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI GIOVANI DI AZIONE CATTOLICA DEL TRIVENETO
NELLO STADIO APPIANI

Padova - Domenica, 12 settembre 1982

 

Cari Giovani del Triveneto,
“Pace e bene a tutti”!

1. Ho accolto molto volentieri l’invito a venire tra voi per portarvi una parola di esortazione e di incoraggiamento, a conclusione di questa giornata, alla quale siete stati invitati dai vostri Vescovi, per celebrare l’VIII centenario della nascita di san Francesco.

Sono lieto che per il vostro Convegno abbiate scelto questa città, che ha, in sant’Antonio e nel beato Leopoldo, una particolare presenza francescana, e dove è pure conosciuto e venerato il beato Massimiliano Kolbe.

Nel rivolgere il mio saluto a ciascuno di voi, in questo grande Stadio, il mio pensiero e il mio augurio va anche agli atleti, alle associazioni e ai gruppi sportivi qui rappresentati.

Mi sembra molto significativo che siate voi giovani i protagonisti di questa festa francescana. Sì, perché san Francesco dopo 800 anni dalla morte è, e ancora resterà, nella Chiesa di Dio, un segno di giovinezza, per la sua generosità, il suo entusiasmo e la radicalità delle sue scelte. Egli seppe incarnare nelle concrete situazioni ecclesiali e sociali del suo tempo l’eterno Vangelo di Gesù Cristo.

Proprio questo chiede il Signore a noi oggi: essere vangeli viventi nel contesto di una società industriale, secolarizzata, con i problemi dilatati al mondo intero.

La figura di san Francesco suggerisce alcune piste di riflessione sul modo di attuare anche oggi una incarnazione del Vangelo: incontrare Cristo, seguirlo nella Chiesa, amarlo nei poveri, annunciando la gioia e la pace.

2. San Francesco ha incontrato Cristo; si è lasciato conquistare da Cristo. Sta qui la sorgente e la spiegazione della sua singolare e affascinante personalità.

Senza Cristo non si spiega la povertà, la libertà, l’amore, la gioia, la poesia di san Francesco. È interessante rilevare come le vicende della vita, la prigionia, la malattia, gli abbiano aperto gli occhi sul valore relativo delle cose di questo mondo e l’abbiano preparato a cercare in Cristo il senso pieno della sua vita.

Per alcuni anni Francesco cercò nel silenzio, nella preghiera, nell’esercizio della carità, la sua missione e vocazione, finché intuì la strada che il Signore gli aveva preparato e la seguì con radicale abnegazione.

Francesco è il giovane ricco che scopre nella sequela di Cristo il tesoro prezioso per cui vale la pena di impegnare tutta la vita.

“Francesco, cos’è meglio: servire il padrone o il servo?”, chiedeva la voce, che dialogava con lui una notte (Fonti Francescane, p. 587).

La domanda è rivolta anche a ciascuno di voi, cari giovani.

Oggi, in una società che presenta il volto della ricchezza ed educa all’evasione del consumismo, non mancano occasioni che fanno riflettere sul senso della vita; anzi, tante situazioni portano i giovani non solo ad interrogarsi sul significato della esistenza, ma a pensare che non vi sia alcun senso.

Il Vangelo non presenta soluzioni immediate dei problemi, ma illumina la mente dell’uomo a trovare il senso globale della vita, della persona, dei valori umani, quali la libertà, l’amore, la famiglia, il lavoro, la cultura, l’arte, lo sport . . .

Come per Francesco, la scelta di Cristo non è in contrapposizione alle realtà terrene, ma è grazia che dona loro un significato più pieno.

A voi, giovani, l’augurio che possiate incontrare Cristo: il Cristo vero, non una sua immagine deformata secondo le mode correnti, ed insieme l’invito a cercarlo senza stancarvi.

La terra veneta, alla quale appartenete, è erede di una secolare tradizione catechistica, che ha trasmesso per generazioni una fedele immagine di Cristo. Oggi occorre rinnovare questa catechesi, questo incontro serio, intelligente ed impegnativo con Cristo, sotto la guida dei vostri Vescovi.

Vogliate conoscere sempre meglio Cristo per seguirlo con generosità, camminando per le strade di questo nostro mondo.

Voi dovete essere testimoni di Cristo tra i giovani, perché nessuno di essi cerchi nel ricorso alla droga o nella violenza eversiva un senso alla sua vita.

3. Francesco ha incontrato e seguito Cristo nella Chiesa. I suoi erano tempi nei quali, forse più di oggi, poteva nascere la tentazione di una “chiesa di eletti”, di una chiesa parallela, fatta di persone che si rifacevano al semplice e puro Vangelo. Francesco chiese al Papa di confermare quella forma di vita evangelica, che il Signore gli aveva ispirato. Egli sentì che non poteva essere veramente di Cristo se non si sottometteva allo Spirito, che parla attraverso i Pastori della grande Comunità che è la Chiesa.

A voi giovani del Triveneto, questo amore di Francesco per la Chiesa suona come invito a confermare e rinnovare una felice tradizione. La vostra regione ha conosciuto meno di altre la contrapposizione clero-laicato, per una consuetudine di vita che vide sacerdoti e fedeli condividere povertà, problemi, speranze. A voi oggi il compito di rinnovare, alla luce del Concilio Vaticano II, una più matura presenza del laicato in una Chiesa che si riconosce “comunione”, Popolo di Dio, dove tutti sono chiamati a partecipare attivamente e corresponsabilmente.

Scuola di partecipazione alla vita della Chiesa sono per voi le associazioni, i movimenti, i gruppi ecclesiali, che hanno avuto e hanno tuttora un ampio sviluppo in queste terre. Basti ricordare per tutti l’Azione Cattolica, la quale, nata a Bologna nel secolo scorso, trovò a Venezia, a Padova, e in altre città del Veneto, rigogliosa fioritura ed ancor oggi è così validamente presente nelle vostre diocesi.

Non abbiate paura di aderirvi: è una mediazione di vita ecclesiale che va promossa nella giusta direzione di crescita nella fede, di autentica spiritualità laicale, di testimonianza e di missionarietà, in stretta comunione con i Pastori della Chiesa.

4. Infine il comportamento di san Francesco porta a riflettere sul suo amore per “gli ultimi”. La sua conversione è segnata dall’incontro con il lebbroso. Voi sapete: non gli diede del denaro, non lo abbracciò per un istante e poi andarsene. Francesco in quel momento abbracciò uno stile di vita nuova, illuminata dalla povertà di Cristo e della sua Madre. Nella scelta della povertà c’è la scelta delle persone povere, degli ultimi: è sottomettersi con loro e per loro.

I vostri Vescovi hanno dato alle Chiese d’Italia una consegna: “Ripartire dagli ultimi” (La Chiesa italiana e le prospettive del Paese, documento del 23-10-1981). Essi affermano che affiancandosi nel cammino agli ultimi si scoprirà un genere diverso di vita, che demolirà i falsi idoli e farà emergere i veri valori.

Vi rivolgo quindi l’invito a moltiplicare tutte quelle esperienze di carità che sono presenti nelle vostre Chiese e a lavorare incessantemente perché tutte le strutture ecclesiali e civili siano impostate nell’attenzione all’uomo più indifeso: dal bambino non ancora nato, all’anziano nella solitudine.

5. Quest’opera di amore e di giustizia costruirà la pace. Come Francesco fu uomo di pace, così ai giovani d’oggi è richiesto di essere costruttori di pace.

Francesco costruì la pace riconciliandosi con Dio, con se stesso, con i fratelli, con la natura creata. Per questo il suo passaggio nelle città era motivo di riconciliazione.

Oggi occorrono “volontari della pace”, giovani tenaci operatori di pace. Mi rivolgo anche alle migliaia di giovani che sono in questa terra di confine: sentitevi al servizio della pace; lavorate per il superamento di quella logica che sembra esigere una sempre più agguerrita potenza bellica per difendere la pace.

Nel manifesto per questo vostro Convegno c’è una mano che sta liberando nel volo una colomba: quella mano porta i segni della croce. È la mano di Cristo, è la mano di Francesco: sia la vostra mano!

A consolazione di queste esortazioni e a conferma dei voti espressi imparto di cuore a voi ed alle vostre famiglie una speciale benedizione apostolica. 

                                          

top