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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II AI MEMBRI DEL MOVIMENTO INTERNAZIONALE «PAX
ROMANA»
Lunedì, 13 settembre 1982
Cari membri ed amici del Movimento Internazionale “Pax Romana”.
Mentre si svolge
la vostra Conferenza sul tema: “Responsabilità etica e fede cristiana in una
Europa in mutamento”, sono molto lieto di accogliervi e di salutarvi, Signore e
Signori, voi che, grazie alla vostra formazione universitaria, avete
responsabilità importanti e molteplici nel mondo intellettuale. Chi può negare,
infatti, che nei nostri tempi, le ricerche scientifiche, con il progresso che ne
deriva, producano considerevoli mutamenti nella vita degli individui e dei
popoli?
1. Nel corso degli ultimi secoli, la società ha potuto constatare le
lente modificazioni delle relazioni tra la Chiesa e la scienza. Come voi tutti
sapete, le incomprensioni e anche i conflitti in questo campo erano
frequentemente messi in rilievo. Oggi, almeno per tutti coloro che osservano
attentamente le cose, è evidente che queste difficoltà non possono più
costituire degli ostacoli. Questa frattura tra la scienza e la fede è in parte
colmata dalle esposizioni sempre più convincenti dei risultati scientifici, da
una parte, e dal crescente approfondimento della teologia, la quale ha liberato
il contenuto della fede da elementi socio-storici dovuti ad epoche differenti. È
per questo, in occasione del mio indimenticabile incontro con gli uomini di
scienza e gli studenti, il 15 novembre 1980, nella Cattedrale di Colonia, che ho
desiderato ripetere che il Magistero “ha esplicitamente affermato la distinzione
degli ordini di conoscenza tra fede e ragione. Ha riconosciuto l’autonomia e
l’indipendenza delle scienze e ha preso posizione a favore della libertà della
ricerca. Noi non temiamo ed escludiamo anche che una scienza, la quale si fondi
su motivi razionali e proceda con rigore metodologico, giunga a conoscenze che
entrino in conflitto con la verità di fede. Questo può accadere soltanto quando
la distinzione degli ordini di conoscenza viene trascurata oppure negata”.
2.
Sfortunatamente, si deve riconoscere che questa distinzione tra i campi di
applicazione non è ancora completamente accettata dall’opinione pubblica.
Avviene perfino che i responsabili o i detentori dei mass-media o provano una
certa difficoltà ad ammettere questa diversità di competenze nel vasto ambito
del reale, o la contestano categoricamente. Quanto a voi, Signore e Signori, che
avete ricevuto una chiamata alla vocazione di intellettuali cattolici, voi non
vi siete senza ragione impegnati nell’apostolato del mondo della scienza e della
cultura. E mi affretto a sottolineare che, nell’ambito esaminato nel corso della
vostra Conferenza, voi avete un ruolo importante da giocare, tanto più che la
vostra seria preparazione intellettuale in modo particolare vi mette in grado di
portare ciascuno il vostro apporto originale per il ricco risultato dei vostri
lavori. Ciascuno di voi, acquisendo basi scientifiche solide e molto varie, ha
una conoscenza profonda della natura e delle leggi che reggono le cose; ciascuno
di voi si sforza ugualmente di tenersi al corrente delle ricerche e dei
risultati della sua propria disciplina scientifica. Per questo, vi guadagnate
veramente la stima professionale dei vostri colleghi.
Questo lavoro
professionale, lo svolgete evidentemente in quanto uomini e donne di scienza, ma
lo compite anche in quanto credenti. Voi siete perfettamente coscienti delle
vostre responsabilità riguardo a questo mondo, ma sapete anche che il destino
completo dell’uomo non si esaurisce in questo mondo: voi siete i testimoni, a
nome di tutti gli uomini, della speranza di una definitiva realizzazione in Dio.
E di questa testimonianza, gli uomini del nostro tempo hanno più che mai
bisogno. Oggi non bisogna temere di ripetere spesso il messaggio di san Paolo
(1 Cor 15, 19): “Se poi noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto in questa
vita, siamo da compiangere più di tutti gli uomini”.
3. Questa speranza cresce in voi e in noi tutti, se Dio, che è nostra felicità assoluta, ispira ed
accompagna tutte le decisioni della nostra esistenza, cioè se il nostro dirci
cristiani non è solo un modo di dire ma una convinzione che vivifica tutte le
nostre azioni quotidiane. Questa speranza cresce anche se tutti i membri della
comunità ecclesiale, attraverso le loro vocazioni necessariamente differenti ma
complementari, conservano fedelmente l’unità nella fede e i vincoli fedelissimi
con i loro Vescovi e i dicasteri della Sede Apostolica. Infine, essa si sviluppa
nella vita di ogni giorno se ciascuno si sforza di vivere un tempo di
adorazione, nel corso del quale, distaccandosi spiritualmente da se stesso,
rende omaggio a Dio per tutto e per tutti, ricordando l’ammonimento di san
Paolo, ad essa indirizzato, “la scienza gonfia” (1 Cor 8, 2).
Questa visione di
Dio al centro del vostro impegno per il mondo rende fruttuoso il vostro
apostolato. Essa fa di voi dei testimoni viventi della fede e degli araldi della
Buona Novella per i vostri fratelli uomini. E questo, in situazioni spesso
critiche dove voi percepite pienamente il vento della contestazione e la vostra
situazione di stranieri in questo mondo. Ma voi sperimentate anche la gioia di
coloro che aiutano gli altri a trovare Dio. Facendo questo, voi non siete
solamente dei membri iscritti in un movimento apostolico, ma dei veri apostoli.
E a causa di questo impegno, la compatibilità tra fede e scienza non è solo
un’idea astratta ma una realtà vissuta da uomini concreti. Con la vostra vita
voi dimostrate che la fede non limita lo spazio e la libertà della scienza, ma
al contrario che le risposte delle differenti discipline scientifiche non sono
che delle risposte parziali per l’uomo profondamente affamato di verità. Perché
la scienza non vuole e non può cogliere che un settore della realtà, tanto più
che questa percezione è limitata nuovamente da una delimitazione metodologica,
voluta e necessaria.
La fede, per contro, può trascendere le visioni parziali
della realtà, se una tale fede le considera come creazione di Dio. In questa
prospettiva, le cose create svelano allora il loro senso. L’uomo, in
particolare, trova la sua dignità nel fatto che la sua origine e il suo destino
ultimo sono in Dio. Un progresso della scienza che nuoccia al valore
inalienabile della persona umana deve essere denunciato e combattuto. Le
correnti filosofico-religiose che distruggono la libertà umana e promettono il
paradiso sulla terra acquistano la fisionomia di ideologie.
4. In quanto uomini
e donne di scienza, voi avete una competenza particolare per osservare e
orientare la società contemporanea. Voi dovete e noi tutti dobbiamo tener conto
dall’ammonimento dell’Apostolo: “Esaminate ogni cosa, tenete ciò che è buono”
(1 Ts 5, 21). I veri credenti si distinguono sempre per la loro solida
perspicacia. Non hanno bisogno di chiudere gli occhi sul mondo, dal momento che
vedono tutte le cose alla luce della fede. Già il primo capitolo della Genesi ci
assicura che la fede in Dio Creatore rende possibile un incontro senza angoscia
con le cose create. La fede purifica l’uomo da ogni sguardo magico o inquieto
sulla natura. Essa non appartiene più a potenze demoniache: Dio l’ha messa nelle
mani dell’uomo. Ancora una volta, i veri credenti vedono in ogni uomo un essere
assolutamente degno di interesse e di sollecitudine poiché ogni uomo senza
eccezioni è creato ad immagine di Dio e fatto per lui.
5. Senza alcun dubbio,
questo fondamentale orientamento verso Dio costituisce il valore dell’uomo, ma è
nello stesso tempo una esigenza radicale. L’uomo, infatti, ha la responsabilità
del suo sviluppo permanente e, soprattutto in quanto credente, non può mai
accontentarsi di quello che è. Non è vocazione del cristiano aderire solamente
ai valori etici ed alla condotta morale proposti dalla società. Gesù stesso ci
avverte del contrario nel “Sermone della Montagna”. Conviene ora volgere tutta
la nostra attenzione su questo insegnamento capitale riportato in san Matteo.
Leggendo queste pagine, si scopre immediatamente la loro inflessibile severità.
Voi ricordate tutti l’uno o l’altro di questi insegnamenti. Gesù non vieta
solamente di astenersi dall’uccidere ma biasima l’insulto e la collera verso il
prossimo; Gesù non condanna solamente l’adulterio, ma anche lo sguardo di
desiderio rivolto ad una donna è considerato da lui come un adulterio del cuore.
Frasi così radicali - come dare ancora il proprio mantello a colui che ha già
preso la tunica, presentare la guancia sinistra quando la guancia destra è già
stata colpita, accettare di fare duemila passi con qualcuno quando ne aveva
domandato solo mille - tutto questo ci scandalizza o almeno ci urta. Dobbiamo
riconoscere che gli appelli di Gesù ci sembrano solo fino ad un certo punto
accettabili e ragionevoli. Ma di fronte alla loro radicalità, la ragione
dell’uomo si ribella o cerca delle scappatoie. E ciononostante possiamo
veramente fuggire davanti alle esigenze insolite del Sermone della Montagna? La
Parola di Dio non deve essere riconosciuta e ricevuta malgrado la sua durezza?
6. Abbiamo forse troppo l’abitudine di essere soddisfatti di norme morali
derivanti dalla semplice prudenza, propria della maggioranza degli uomini o di
un livello medio di opinioni registrate dalle statistiche. Le esigenze del
Sermone della Montagna non si deducono da una sorta di statistica media. Esse
appaiono al contrario come una protesta verso leggi tendenti a reggere la vita
umana in modo mediocre e stagnante. La ragione di questa protesta può essere
trovata nel fatto che questi capitoli del Vangelo sono fortemente caratterizzati
dalla specifica prospettiva di Gesù che vede tutta la vita dell’uomo alla luce
del Padre suo celeste. Le Beatitudini che aprono il Sermone della Montagna
esigono infatti la presenza attiva di un Padre che ne compie le promesse. Solo
il Padre può essere garante della felicità dei poveri, degli afflitti, degli
affamati, dei perseguitati. Se il Padre celeste non esistesse, le sue promesse
sarebbero totalmente vuote e non sarebbero che delle pie e deludenti
consolazioni.
Lo sguardo continuo di Gesù verso il Padre è per lui la sorgente
vitale della sua conoscenza e comprensione di tutto: il Padre non consegna una
pietra a chi gli domanda del pane; non dà una serpe a chi gli domanda un pesce;
se l’uomo dà un’elemosina, il Padre la vede in segreto; se prega, il Padre lo
ricompenserà; e nessuno deve formulare molte parole per pregare, perché il Padre
sa già prima ciò di cui noi abbiamo bisogno.
Si ha l’impressione che Gesù non
possa fare altrimenti che pensare continuamente al Padre suo e mettere in
relazione tutto con lui. Così, in modo diretto o indiretto, inculca ai suoi
discepoli l’atteggiamento evangelico essenziale; essi devono sempre guardare al
Padre, giudicare e agire in ogni istante della loro vita secondo questa
relazione d’amore che il Padre offre loro. Grazie a questo insegnamento, il
Signore insegna ai suoi ascoltatori che l’uomo è in grado di comportarsi nei
confronti degli altri in maniera che supera la capacità umana e che non è
comprensibile agli occhi del mondo. Al termine di questa predicazione, Gesù osa
anche presentare la bontà del Padre come norma per l’agire dei suoi discepoli:
“Voi dunque siate perfetti, come è perfetto il vostro Padre celeste” (Mt 5, 48).
Di conseguenza, l’etica del Sermone della Montagna diviene una richiesta
esigente per tutti i discepoli di Gesù: dobbiamo, seguendola, prendere sul serio
le promesse da lui enunciate. Gesù è convinto che l’uomo, nella sua risposta
agli appelli e alla bontà del Padre, può superare i limiti abituali. Ci insegna
in questo modo che, da parte di Dio, ci possono essere donate forze nuove e
inattese. Così nascerà e si svilupperà un atteggiamento di vita che sfugge alla
mediocrità troppo frequente e che si situa molto al di là della semplice ragione
umana.
7. Questa meditazione, che ho avuto il piacere di fare con voi, sul
messaggio molto esigente di Gesù mi porta ad assicurare ciascuno di voi e la
vostra Conferenza nel suo complesso dei miei voti e delle mie preghiere per la
fecondità spirituale dei vostri lavori. Possiate porre sempre al cuore dei
vostri scambi fraterni il pensiero di Gesù, ricordandovi del suo Vangelo e
incontrandolo in modo personale e comunitario, sia nella preghiera silenziosa
sia nella celebrazione eucaristica!
Sono convinto che in questo modo potrete
giungere a purificare progressivamente i differenti modi di vita della nostra
epoca dalle infiltrazioni dello spirito del mondo che rischiano sempre di
alienarli. Come dice l’Apostolo nella sua lettera ai Romani (Rm 12,
2): “Non conformatevi alla mentalità di questo secolo”!
Così, ho la profonda speranza che questa nuova e importante Conferenza di “Pax
Romana” susciterà nel vostro Movimento un impulso positivo e perseverante, a
livello dei valori umani e cristiani che voi avete il grave dovere di far
penetrare nelle vostre esistenze individuali e a livello delle vostre attività
comunitarie.
Di tutto cuore invoco sulle vostre persone e sul vostro Movimento la luce e la
forza divine.
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