VISITA PASTORALE ALLA DIOCESI DI ALBANO LAZIALE
DISCORSO DI GIOVANNI
PAOLO II ALLE AUTORITÀ LOCALI
Albano Laziale - Domenica, 19
settembre 1982
Illustrissimo signor Sindaco!
1. Le sono molto grato per le parole, deferenti e cortesi, che Ella mi ha ora
rivolto non solo a nome suo personale, ma anche a nome di tutti i suoi
concittadini. Ricambio molto volentieri il saluto, estendendolo sia a coloro che
son qui presenti con lei, sia ai suoi colleghi della pubblica amministrazione ed
a tutti gli abitanti, residenti ed ospiti di questa cara Città.
Anch’io, vorrei dire, sono ospite di Albano: lo sono non soltanto perché mi
trovo qui in visita in questo pomeriggio di fine-estate, ma anche e soprattutto
perché, risiedendo per alcune settimane nella vicina Castel Gandolfo, io posso
godere anche fisicamente della salutare e tonica atmosfera che spira
congiuntamente dal “lacus Albanus” e dai “montes Albani”.
E sono ospite di Albano anche per un’altra ragione: qui è il centro della
diocesi, cui, fa capo il luogo stesso della mia residenza estiva, ed è diocesi -
com’è noto - insigne per antichità e decorata, in ragione della vicinanza
geografica e spirituale con la Sede di Pietro, col titolo di “suburbicaria”.
2. Come vostro ospite in senso sia ecclesiale che civile, io sento un
particolare dovere di gratitudine per l’intera Comunità di Albano, e sono lieto
di questo incontro per attestarlo ed esprimerlo pubblicamente. Grazie, dunque,
per l’accoglienza odierna, ma grazie anche e soprattutto per le premure che in
tanti modi - tutti eloquenti e significativi - mi sono riservate durante il
soggiorno in questa Terra da Dio benedetta.
E mi piace avvalorare tali miei sentimenti di riconoscenza con un rinnovato,
sincero, cordiale augurio. Possa Albano conoscere, con l’aiuto del Signore, un
costante progresso nella sua vita di città ordinata e operosa; vi sia sempre
onorato il lavoro in tutte le sue forme; sempre santo sia il focolare
nell’armonia di una convivenza familiare salda e serena; sempre retto il costume
dei suoi cittadini nella doverosa fedeltà alla vetusta tradizione dei padri e
nella necessaria apertura alle esigenze di una società che si rinnova.
Sia il culto dei valori morali - preziosa eredità del passato - come il
substrato ed il segreto di questo progresso civile, a cui non mancherà di
affiancarsi lo sviluppo della vita ecclesiale nelle fondamentali sue direzioni
della comunione fraterna, dell’aperta adesione al Vangelo, nella pratica
cristiana esemplare. Voglia il Signore onnipotente confermare con la sua grazia
questo duplice voto, che per la Città e per la Chiesa di Albano io formulo con
cuore di pastore e di amico.
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