Sabato, 2 aprile 1983
Carissimi,
1. Vi saluto tutti di cuore, uno per uno, personalmente, a cominciare dal
vostro Comandante, alti ufficiali e agenti della Polizia stradale, fino a
ciascuno dei vostri familiari in questo Sabato Santo che invita ad elevate e
intense riflessioni.
Desidero esprimervi il mio riconoscente apprezzamento sia per essere venuti a
porgermi gli auguri pasquali, sia per l’impegno che voi costantemente mettete
nell’esercizio del vostro compito, assicurando la scorta durante le mie visite
pastorali alle parrocchie di Roma e in occasione dei vari attraversamenti per le
strade della città.
Mi rendo conto delle difficoltà di questo tipo di lavoro, del senso di
discrezione e di equilibrio, che esso in ogni momento richiede, perché gli
itinerari del Papa all’interno della sua diocesi siano effettuati senza che
perdano il loro specifico carattere d’incontro col Popolo di Dio. Per tutto
questo, per il vostro sacrificio e la vostra collaborazione, ancora una volta vi
ringrazio con sincerità di cuore.
2. Ma desidero pure ricambiarvi gli auguri per la Santa Pasqua, che quest’anno
abbiamo la gioia di celebrare nel corso del Giubileo straordinario, appena ai
primi suoi passi, che ricorda il 1950° anniversario della Morte e Risurrezione
del Redentore del mondo.
La celebrazione della Pasqua intende ogni anno rendere viva alla mente e al
cuore dei fedeli la realtà della Morte e della Risurrezione di Gesù come punto
di riferimento della storia umana, perché le sofferenze dell’uomo, grandi o
piccole, non avrebbero senso e valore senza rapporto alla Morte e alla
Risurrezione del Redentore; anzi, senza di lui, neppure la vita umana in se
stessa avrebbe pieno significato. Con Gesù morto e risorto tutto cambia, perché
lui ci dona fiducia e speranza. Se di fronte a ogni essere umano che nasce si
erge l’ombra del traguardo obbligato della morte, la fede in Gesù ci viene
sollecitamente incontro con la prospettiva della certezza della risurrezione
finale.
Quest’Anno giubilare si celebra perché esso divenga veramente per tutti un
anno di grazia del Signore, in un momento in cui sul mondo contemporaneo pesano
tante incognite e si addensano le nuvole di crescenti minacce.
Carissimi, rivolgo a tutti il mio cordiale augurio perché il Giubileo
straordinario sia anche per voi personalmente e per le vostre famiglie un dono
dall’alto, l’anno di misericordia del Signore, pieno di gioia, di pace, di
serenità per l’avvenire.
Con questi sentimenti, nella visione di Cristo Risorto, imparto a voi e a
tutte le persone a voi care la benedizione apostolica.
© Copyright 1983 - Libreria Editrice
Vaticana