Sabato, 9 aprile 1983
Con molto piacere saluto voi tutti, professori e studenti di circa venti
Istituti cattolici delle province del Limburgo, del Brabante e dell’Anversa nel
Belgio, e, in particolare, il collegio Sant’Uberto di Neerpelt, che già per la
ventitreesima volta ha organizzato questo pellegrinaggio a Roma.
La vostra visita è fonte di gioia e di letizia, perché si svolge nel segno
della vita nuova e giovane. Voi stessi siete giovani, una generazione nuova, e
siete venuti a Roma in primavera, in una stagione in cui vediamo tutt’intorno
sbocciare la vita nuova della natura. Ma siete venuti a Roma anche nel tempo
pasquale, in cui si trova la fonte della gioia più abbondante e profonda, perché
è il tempo, nel quale la Chiesa celebra la vita nuova in Cristo. Per la sua
morte in croce e la sua risurrezione, il Signore ci ha liberati dal peccato e
dalla morte e ci ha dato la possibilità di deporre l’uomo vecchio e di rivestire
l’uomo nuovo. Infatti, per il battesimo siamo con Cristo morti al peccato e
risorti alla vita nuova della grazia. Proprio questa partecipazione al mistero
di Cristo abbiamo confermato nella Veglia pasquale mediante il rinnovamento
delle promesse battesimali, e potremo rafforzarla in modo speciale quest’anno,
con la celebrazione dell’Anno Santo 1983, il Giubileo della Redenzione.
Volentieri voglio esortarvi ad essere nella vostra patria, nella Fiandra,
annunziatori della Buona Novella della Redenzione, testimoni della nuova vita un
Cristo, la quale ha già avuto inizio, deve crescere sempre più e troverà il suo
compimento nella letizia senza fine con il Signore glorificato presso il nostro
Padre nei cieli; e altresì ad essere operatori di questa vita nuova di amore, di
pace e di riconciliazione, fra Dio e gli uomini e fra gli uomini tra loro, in un
mondo che è troppo dominato da lotte e violenze, da discordie e ingiustizie.
Per questo, imparto di cuore a voi tutti la mia benedizione apostolica.
© Copyright 1983 - Libreria Editrice
Vaticana