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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
DURANTE LA VISITA ALL'OSPEDALE «CRISTO RE»

Domenica, 10 aprile 1983

 

Carissimi tutti nel Signore.

1. È per me una grande gioia e un’intima consolazione incontrarmi con voi, oggi, “Ottava di Pasqua”, in questo Ospedale di Cristo Re nella significativa ricorrenza del venticinquesimo della sua attività.

Ringrazio anzitutto coloro che mi hanno invitato a compiere questa visita pastorale, nella quale posso manifestare personalmente il mio affetto a voi, ammalati, e a coloro che vi curano e vi assistono.

Porgo il mio saluto riconoscente al Presidente dell’Unità sanitaria locale, la diciannovesima della circoscrizione; al Vescovo Monsignor Fiorenzo Angelini, responsabile dell’assistenza religiosa negli ospedali della città di Roma; alla Superiora generale e a tutte le Suore “Figlie di Nostra Signora al Monte Calvario” che qui fin dall’inizio prestano la loro opera con amore e dedizione; al Cappellano e ai membri del Consiglio pastorale; ai primari e ai medici delle varie specialità, che hanno la responsabilità diretta sui singoli degenti: al personale, così necessario per il buon andamento dell’Istituto. Ma soprattutto desidero salutare voi, malati, per cui sono espressamente venuto; desidero esprimervi il mio affettuoso augurio di guarigione, assicurarvi il mio ricordo costante nella preghiera, porgervi la mia parola di conforto e di incoraggiamento, farvi presente la sollecitudine e la sensibilità della Chiesa nei riguardi di tutti coloro che soffrono.

Questa mia visita a voi infermi è per me un momento di intenso impegno pastorale, che sono felice di compiere a vostra consolazione, confermandovi nella fede e nella confidenza in Cristo crocifisso e risorto, che a tutti è vicino e tutti ama, specialmente coloro che sono colpiti dal male e forse si sentono smarriti e angosciati. A tutti Gesù dice: “Non temere! Io sono il Primo e l’Ultimo e il Vivente! Io ero morto, ma ora vivo per sempre . . . Io sono l’Alfa e l’Omega, Colui che è, che era e che viene, l’Onnipotente! (cf. Ap 1, passim).

2. Voglio però anche esprimere in questa occasione il mio vivo compiacimento e il mio sincero apprezzamento per l’attività svolta con tanta diligenza da questo Ospedale, in venticinque anni di vita. La Casa di cura “Cristo Re”, inaugurata il 30 marzo 1958 e ampliata successivamente a motivo dell’aumento della popolazione, nel 1975, dopo il passaggio delle competenze sanitarie dello Stato alle Regioni, venne classificata come “Ospedale generale di zona” allo scopo di sovvenire ai bisogni dei malati in modo più corrispondente alle direttive della Riforma sanitaria e agli insegnamenti della Chiesa. Dopo tale classificazione e dopo l’equiparazione dei titoli e dei servizi del personale dipendente a quelli corrispettivi degli Ospedali pubblici, è stato un continuo progredire di lavori di adeguamento nelle attrezzature e negli impegni finanziari, cosicché oggi l’Ospedale “Cristo Re” offre un totale di 240 posti-letto con una encomiabile struttura di reparti e di servizi, con laboratorio di analisi chimico-cliniche e ambulatori per tutte le specialità del nosocomio. Inoltre nell’Ospedale si svolge pure un’intensa attività didattica e di aggiornamento professionale con corsi di educazione sanitaria e infermieristica. È, insomma, un organismo ben strutturato e dinamico, che onora i responsabili della direzione e si presta per una cura più precisa ed efficace dei malati.

Mentre ammiro e lodo il lavoro compiuto in questi venticinque anni, tutti esorto all’impegno di un ulteriore perfezionamento, e soprattutto a sentimenti di sempre più umana e cristiana sensibilità verso chi soffre, in modo che l’ospedale diventi ognor più un luogo dove si esercita la reciproca carità in un’atmosfera di comprensione e di familiarità.

3. Il tempo pasquale che stiamo vivendo in questo Anno Giubilare della Redenzione mi suggerisce una riflessione che intendo lasciarvi come ricordo di questa mia visita e come proposito.

La Chiesa nella Liturgia di questi giorni ripete sovente con profonda letizia: “Cristo è Risorto, alleluia!” e invita alla gioia e alla riconoscenza. Il motivo di tanto fervore è, al tempo stesso, semplice e fondamentale: la risurrezione di Cristo è la prova ultima e decisiva della sua divinità, e quindi della assoluta verità del suo messaggio e della nostra salvezza. Gesù ha affermato categoricamente: “Io sono la risurrezione, la verità e la vita!” (cf. Gv 11, 25; 14, 6). Gesù ha detto a Pilato senza nessun timore: “Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità” (Gv 18, 37). La risurrezione è la garanzia finale della sua missione rivelatrice e redentrice; e quindi la conclusione pratica e concreta è solamente la fede nella sua Parola.

Aver fede in Cristo crocifisso e risorto significa credere nel valore della vita e quindi della salute. È triste pensare come molti purtroppo oggi rovinano la loro salute e sprecano o rifiutano la vita! Se manca la luce del Risorto tutto diventa tragicamente possibile! Gesù risorto afferma che la vita viene da Dio ed è un dono prezioso che dobbiamo amministrare, di cui siamo responsabili e di cui dovremo rendere conto. “Pasqua” significa “vita” e amore alla vita.

Aver fede in Cristo crocifisso e risorto significa credere nella presenza continua ed amorevole della Provvidenza nelle nostre singole esistenze come nel corso tumultuoso della storia. Perciò in questa fede nel disegno provvidente di Dio, assumono valore e significato anche la malattia e la sofferenza. È logico ed è normale, quando si soffre, dire come Gesù nel Getsemani: “Padre, se è possibile, passi da me questo calice!” (Mt 26, 39). La passione del Venerdì Santo spaventa e angoscia tutti. Ma Gesù risorto ci spinge a ripetere con lui con coraggio e fiducia: “Tuttavia, non sia fatta la mia, ma la tua volontà!” (Lc 22, 42). Cristo risorto ci fa vedere gli avvenimenti nella prospettiva della Redenzione e dell’eternità, e col suo amore misericordioso e la sua presenza eucaristica ci aiuta ad accettare il mistero, con piena fiducia nell’Altissimo. Davanti alla sofferenza, più che ogni parola, vale il silenzio adorante e fiducioso in Cristo flagellato, coronato di spine, crocifisso, trafitto e poi risorto glorioso per noi. Pasqua significa “amore” di Dio e certezza nell’amore provvidente, proprio in mezzo alle pene e alle tribolazioni; significa trionfo della vita sulla morte, trionfo del bene sul male.

4. Carissimi, l’Anno Giubilare che abbiamo iniziato è un invito alla riflessione sull’avvenimento centrale e risolutivo della Redenzione realizzatosi millenovecentocinquanta anni fa ed offre il grande dono dell’Indulgenza, che dopo il perdono dei peccati, ottenuto mediante la Confessione sacramentale, e dopo l’incontro eucaristico con Cristo, cancella anche la pena dovuta per le nostre mancanze.

Il mio auspicio è che voi tutti abbiate ad approfondire la meditazione del grande mistero della nostra salvezza, impegnandovi in una sincera conversione interiore, per una vita autenticamente cristiana. A questo infatti mira l’Anno Santo.

Cristo Re, per l’intercessione di Maria santissima, nostra Madre, presente sul Calvario e poi radiosa nella luce della Pasqua, illumini sempre questo Ospedale a lui consacrato, guidi e sorregga i sentimenti dei medici e del personale, conforti e consoli tutti gli ammalati.

E vi accompagni sempre anche la mia propiziatrice benedizione, che con grande affetto ora vi imparto!  

 

© Copyright 1983 - Libreria Editrice Vaticana

 

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