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DISCORSO DI GIOVANNI
PAOLO II AI MEMBRI DEL CONSIGLIO DELL'UNIONE MONDIALE DEGLI INSEGNANTI
CATTOLICI
Lunedì, 18 aprile 1983
Signor Presidente, Signore e Signori.
Grazie per la vostra amabile visita, e vogliate gradire i miei ferventi
auguri per il vostro Consiglio dell’Unione mondiale degli insegnanti cattolici,
rinnovato nel luglio scorso, durante il Congresso di Innsbruck.
Desiderate ricevere i miei calorosi incoraggiamenti. Sono molto felice di
esprimerveli, anche se sono costretto, per la brevità dell’incontro, a farveli
brevemente.
C’è forse bisogno di mettere in rilievo l’importanza e l’influenza
dell’insegnamento cattolico in tutti i continenti, di sottolineare quanto dia
soddisfazione alle famiglie che possono liberamente sceglierlo per i loro figli?
Certo, da un Paese all’altro e anche all’interno di una stessa nazione, le
situazioni giuridiche, le possibilità concrete di funzionamento e il tipo di
influenza dell’insegnamento cattolico sono diversi. Ma è impossibile immaginare
che l’insegnamento cattolico possa essere eliminato dalla carta dei diritti dei
popoli liberi senza intaccare profondamente i diritti fondamentali dell’uomo. È
per questo che i governi che accettano la sua esistenza e forniscono ad esso il
loro sostegno meritano elogi e incoraggiamenti.
In una civiltà che conosce talvolta la tentazione e che possiede i mezzi
tecnici in grado di livellare l’uomo e la società, è più che mai necessario
favorire - soprattutto per la gioventù assetata di motivazioni per la vita -
spazi educativi numerosi, sufficientemente decentralizzati, liberi di proporre
un ideale che trascende un denominatore culturale talvolta debole. Precisamente,
la scuola cattolica, senza volontà di potenza e ancor meno di trionfalismo, ha
l’ambizione di proporre simultaneamente l’acquisizione di un sapere quanto più
ampio e profondo possibile, un’educazione esigente e perseverante alla vera
libertà umana, e l’introduzione dei bambini e degli adolescenti che sono ad essa
affidati al più elevato ideale concreto che ci sia: Gesù Cristo e il suo
messaggio evangelico.
Auguro sempre più che in tutti i Paesi, che si dicono legati alla democrazia
e dunque al rispetto assoluto delle coscienze, il pluralismo scolastico,
abbandonando le vecchie strade di dispute anacronistiche, trovi infine la sua
strada reale, cioè offra ai cittadini una scelta di istituzioni scolastiche
corrispondenti alle opzioni profonde e sacre delle coscienze umane e che
sappiano coesistere armoniosamente per il bene generale del popolo intero. Gli
Stati moderni, spesso molto organizzati e potenti, non potranno così allineare i
loro cittadini su di un modello unico. La loro ragione d’essere - e direi la
loro vera grandezza - consiste nel servire tutti i cittadini con equità e
magnanimità esigendo evidentemente da essi che siano rispettosi del bene comune
della nazione.
In una parola, io invoco un vero pluralismo scolastico, giudiziosamente
organizzato e protetto. E, in quanto concerne l’insegnamento cattolico, chiedo
scuole cattoliche sempre più degne di questo nome, ovunque esse sorgano.
Di tutto cuore, invoco sulle vostre persone, su tutti gli insegnanti
cattolici del mondo intero e sui loro alunni i doni dello Spirito Santo.
© Copyright 1983 - Libreria Editrice
Vaticana
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