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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI DELLA LITUANIA 
IN VISITA «AD LIMINA APOSTOLORUM»

Venerdì, 22 aprile 1983

 

Venerabili fratelli nell’Episcopato.

Con gioia particolare desidero salutare voi, che siete venuti dalla Lituania in visita “ad limina Apostolorum”, seguendo in certo qual modo l’esempio di san Paolo che, chiamato ad annunziare il Vangelo ai pagani, salì “a Gerusalemme per vedere Pietro” (Gal 1, 18). Fu questo, come ben sapete, il compito affidato a Pietro, e continua ad esserlo per i suoi successori: confermare i propri fratelli (cf. Lc 22, 32).

La vostra venuta, che felicemente s’inserisce nell’Anno Giubilare della Redenzione, sta a confermare l’unione che vi lega a questa Sede Apostolica, e offre a me la gradita opportunità di dirvi quanto partecipi alle vostre sollecitudini così come alle vostre gioie e alle vostre speranze, e d’intrattenermi con voi a parlare dei problemi concernenti la vita cristiana nella vostra Patria.

Ben conosco che voi portate “il peso della giornata e del caldo” (Mt 20, 12) nell’adempimento quotidiano del vostro ufficio pastorale, né mi sono nascosto le difficoltà in cui vi dibattete. Infatti, specialmente da quando, per divina disposizione, ho assunto il governo della Chiesa universale, ho seguito con particolare attenzione e con paterna cura la vita della Chiesa in Lituania. Mi piace esaltare, di questa nazione a me carissima, la fede mantenutasi salda nel corso dei secoli come oro provato nel fuoco, e l’indefettibile fedeltà alla Sede Apostolica, che ha brillato egregiamente soprattutto nei momenti più difficili della vostra storia, quando cioè Vescovi, sacerdoti, religiosi, religiose e laici hanno reso testimonianza a Cristo e alla Chiesa, fino a suggellarla anche col martirio.

Motivo di grande letizia è per me il vostro zelo nel promuovere in vari modi la vita cristiana; nel disporre animi in maniera opportuna ed efficace, alla celebrazione, l’anno prossimo, del cinquecentesimo anniversario della morte di san Casimiro, principe e patrono della Lituania cattolica. A tale preparazione avete infatti consacrato tre anni: il primo dedicato all’Eucaristia; il secondo all’onestà della vita; il terzo all’esercizio della bontà. In realtà, il culto verso la Santissima Eucaristia, l’onestà della vita - specialmente tra i giovani -, la bontà, cioè l’amore verso i fratelli - virtù nelle quali rifulse in maniera - articolare san Casimiro - devono guidare il quotidiano comportamento del popolo lituano, e occorre incitare ad esse quanti sono immersi in una maniera di pensare e di vivere che li porta a trascurare o a rigettare i valori spirituali.

Giova anche ricordare che nella vostra Patria le comunità cattoliche manifestano un’ammirevole vitalità, che si esprime nella frequenza ai sacramenti - e in questo va evidenziata la grande frequenza al sacramento della Penitenza e della santissima Eucaristia: il culto e l’attaccamento a questo mistero sono confermati in maniera speciale anche dalla partecipazione al sacrificio della Messa e dalle varie forme di devozioni. Lo stesso viene pure manifestato dalla devozione verso la Passione di Cristo, dalla quale sono sorti i cosiddetti “monti delle Croci”, o stazioni della Via Crucis, a cui tanti fedeli sono soliti recarsi in devoto pellegrinaggio. Lo confermano, infine, il fervido culto e l’amore verso la beatissima Vergine Maria, Madre di Dio e Madre della Chiesa, come mostrano i santuari che sorgono nelle vostre diocesi, quali Ausros Vartai, Siluva, Zemaiciu Kalvardja, Krekenova, Pivasiunai e molti altri. I fedeli vi si recano continuamente in pellegrinaggio, talvolta anche con fatica. L’amore alla Madre di Dio vince ogni ostacolo!

Quanto ardentemente desidero che questa viva fede del popolo di Dio possa trovare lo spazio necessario, perché possa manifestarsi in tutta la sua ricchezza, e cioè sia nella vita dei singoli che in quella delle famiglie e della Chiesa stessa, con piena libertà di coscienza e di religione, in tutti gli aspetti individuali e comunitari che tale libertà comporta, e che ho delineato nel documento che inviai, il 1° settembre 1980, a tutti i Capi di Stato firmatari, insieme con la Santa Sede, dell’Atto finale di Helsinki.

Guardando alla vostra diletta Patria, mi sono sempre adoperato perché la Chiesa in Lituania avesse pastori degni e fedeli, che guidassero i credenti nella via della salvezza. Ciò è in parte avvenuto, e io nutro la speranza che in futuro tutte le diocesi della Lituania abbiano i propri Vescovi. Questo richiede la tradizione della Chiesa, in considerazione della missione di pascere la Chiesa che Cristo Signore ha affidato agli Apostoli e al loro successori (cf. Lumen Gentium, 20).

L’ufficio dei Vescovi è infatti quanto mai necessario, poiché essi “in modo eminente e visibile, fanno le veci dello stesso Cristo Maestro, Pastore e Pontefice e agiscono in persona di lui” (cf. Lumen Gentium, 21).

La natura collegiale dell’Episcopato, poi, risulta anche dal fatto che i presuli si radunano periodicamente in assemblea - detta Conferenza episcopale -, affinché con “uno scambio di esperienze e di pareri” (Christus Dominus, 37) deliberano su ciò che concerne la tutela e la promozione della religione e la comune azione pastorale da svolgere.

Attraverso di voi, Venerabili fratelli, desidero rivolgermi anche al vostri sacerdoti, ed esortarli paternamente alla più stretta unione coi loro Vescovi secondo le parole di sant’Ignazio di Antiochia: “Nulla venga fatto senza il Vescovo” (S. Ignazio di Antiochia, Epist. ad Trall., 2,1). Infatti dall’unione delle menti e dei cuori scaturisce l’energia che rafforza l’unità della Chiesa e rende più efficace la cura delle anime.

I sacerdoti siano per voi come fratelli, figli, amici; vi diano una vera collaborazione, mantenendosi in stretta comunione con voi e fraternamente uniti fra loro.

Per dirla in una parola: l’amore alla Chiesa ispiri la vita di quanti sono costituiti nei diversi gradi dell’ordine sacro. A questo riguardo, piace richiamare quelle mirabili espressioni che il presule lituano, il servo di Dio Giorgio Matulaitis-Matulewicz, lasciò scritte nel suo diario spirituale: “Dacci, o Dio, di essere presi da quest’ultimo grande ideale: affrontare la fatica, la miseria, la tribolazione per la Chiesa, affinché le tribolazioni della Chiesa, le sue calamità, le sue ferite diventino le tribolazioni, le calamità e le ferite del nostro stesso cuore. Che i nostri cuori ardano in questo unico desiderio; non sperare nulla in questo mondo, non chieder nulla, non cercare alcun altro guadagno, se se non quello di consacrare a Dio e alla Chiesa la nostra vita . . . E che una sola sia la cosa che da noi si debba temere: morire senza aver fatto nulla, senza aver sofferto nulla, senza aver realizzato nessuna conquista per la Chiesa, per la salute delle anime, per la gloria di Dio” (27 ottobre 1910).

Ciò premesso, dobbiamo ora passare ad alcune preoccupazioni e problemi che vi stanno particolarmente a cuore per il ministero pastorale

1. Com’è noto, molte persone, nella vostra Patria sono assetate di valori spirituali e desiderano avere il sostegno della religione; ma purtroppo i sacerdoti disponibili non bastano a prendersene la necessaria cura spirituale. Non poche parrocchie, infatti, sono prive di pastore, e c’è da temere che in un futuro non lontano il loro numero aumenterà, soprattutto perché molti sacerdoti probi e pieni di zelo per l’altrui salvezza, insigni per fedeltà e generosamente dediti al servizio del popolo di Dio, sono ormai in età avanzata e cagionevoli di salute. Di tutti loro mi ricordo in maniera particolare nelle mie preghiere, chiedendo al Signore di sostenerli e di aiutarli nell’edificare la Chiesa.

2. Alla penuria del clero è legato il problema dei seminari, in cui vengono debitamente formati i discepoli del santuario. Non essendo possibile averne nelle singole diocesi, c’è un unico seminario interdiocesano a Kaunas; esso costituisce come il cuore della Chiesa in Lituania, al quale tutti, clero e fedeli, generosamente prestano aiuto. Non si risparmi fatica alcuna affinché cresca il numero dei candidati al sacerdozio. È anche necessario che gli alunni del seminario vengano debitamente preparati al sacro ministero, sotto il profilo spirituale, teologico e pastorale; bisogna curare la scelta di superiori e professori adatti, e vigilare affinché siano accettati solo quei candidati che presentino segni di vera vocazione. Coloro che vengono accolti, poi, sentano che il Vescovo li ama come la pupilla degli occhi e che intende difenderli strenuamente dai pericoli che ne minacciano la vocazione. Purtroppo non tutti coloro che sinceramente desiderano diventare sacerdoti possono essere ammessi in seminario; bisognerà sforzarsi affinché venga aperta la porta a tutti coloro che sono chiamati al servizio del Signore. A coloro che si vedono costretti a restar fuori del seminario esprimo il mio affetto paterno e la mia solidarietà.

Abbiate quindi una cura particolare per le vocazioni ecclesiastiche; in tutte le parrocchie si preghi il Signore affinché mandi molti e buoni operai nella sua messe.

3. Un altro grave problema che vi assilla è l’educazione cristiana della gioventù. Bisogna compiere ogni sforzo per comunicare ai giovani i precetti della religione, in modo che conoscano quella verità che “fa liberi” (cf. Gv 8, 32). Ciò promana dalla missione stessa della Chiesa ed è inculcato dal suo Magistero con parole molto gravi: il Concilio Vaticano II, infatti, ammonisce che “la predicazione e l’istruzione catechistica hanno sempre un’importanza primaria (cf. Christus Dominus, 13), e il mio predecessore di venerata memoria, Paolo VI, afferma: “La presentazione del messaggio evangelico non è per la Chiesa un contributo facoltativo; è il dovere che le incombe per mandato del Signore Gesù, affinché gli uomini possano credere ed essere salvati” (Paolo VI, Evangelii Nuntiandi, 5).

La gioventù dev’essere protetta dalle insidie del mondo contemporaneo, che si oppongono alla fede e fomentano l’indifferentismo. Conosco in quali condizioni vi trovate ad esercitare questo importantissimo ministero, e auspico che facciate di tutto affinché i vostri giovani possano essere guidati a una fede solida e alla pratica dei sacramenti.

4. Ben conoscete, venerabili fratelli, che gli sforzi della Chiesa per catechizzare la gioventù generalmente non conseguono il loro effetto senza la collaborazione della famiglia, e talvolta questa costituisce l’unico sussidio. Perciò è necessario adoperarsi con solerzia e impegno perché non solo si conservi la naturale e religiosa saldezza della famiglia, ma anche perché essa possa liberamente trasmettere ai figli il dono della fede. Nei figli, infatti, è posta la sorte futura della Chiesa e della nazione; nella famiglia sono lasciate ai posteri, come in eredità, le virtù, i beni dell’animo, le lodevoli consuetudini cristiane, che costituiscono il patrimonio culturale e spirituale del popolo lituano. In questo tempo, in cui c’è pericolo che la famiglia venga sviata da false dottrine, è difficile assicurare l’indissolubilità della famiglia e la santità del matrimonio nonché convincere i genitori ad accettare generosamente i figli come un dono di Dio. Tuttavia la cura pastorale deve includere anche questi insegnamenti. Per questo, sono da lodare le vostre iniziative contro l’alcolismo, che provoca un grave danno alla persona umana e che è spesso fonte di dolorose calamità ai singoli e alle famiglie. Infine, ritornando al problema delle vocazioni, mi sia consentito di aggiungere questo: se la famiglia è sana e onesta ed è animata da spirito di fede, di carità e di pietà, essa diventa “come il primo seminario”, secondo l’insegnamento del Concilio Vaticano II (Optatam Totius, 2).

5. Né possiamo dimenticare gli uomini e le donne, consacrati a Dio, i quali, vivendo secondo i consigli evangelici, si sforzano di seguire Cristo più da vicino. Dite loro la mia benevolenza e che rivolgo ferventi preghiere al Signore perché perseverino nel loro santo proposito, siano ardenti di fede, esercitino attivamente la carità, curino infine di nutrire del Vangelo i loro cuori.

Finalmente, concludendo questa mia allocuzione, venerabili fratelli, vi prego che, ritornando nella vostra Patria, portiate il mio saluto, che viene da un’anima piena di amore, e la mia paterna esortazione a tutti i sacerdoti, alle persone consacrate a Dio, agli alunni del seminario, al popolo fedele, perché continuino a dare al mondo una luminosa testimonianza di fede incrollabile, di speranza efficace, di carità viva e d’impegno di dedizione. Dite che sono loro spiritualmente vicino, che li amo, e che partecipo alle loro tristezze e alle loro gioie.

Affido la Lituania cattolica alla beata Vergine Maria, Madre della misericordia. Prego fervidamente san Casimiro perché protegga e assista tutti, in modo particolare i giovani.

E mentre prego il Signore, datore di ogni bene e “Dio di ogni consolazione” (2 Cor 1, 3) perché largisca a tutto il popolo lituano l’abbondanza dei favori celesti, vi imparto di cuore la benedizione apostolica.

 

© Copyright 1983 - Libreria Editrice Vaticana

 

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