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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PARTECIPANTI ALL'XI ASSEMBLEA PLENARIA
DELLA SACRA CONGREGAZIONE «DE PROPAGANDA FIDE»

Venerdì, 22 aprile 1983

 

Venerati Confratelli e figli carissimi!

1. Sono grato per questo incontro a tutti voi, che partecipate all’Undicesima assemblea plenaria della Sacra Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli. Vi saluto di cuore, esprimendo viva stima per il lavoro che fate in favore della Chiesa.

Quest’anno, come sostando nell’itinerario delle vostre adunanze periodiche, avete riflettuto sulle dieci prime Assemblee plenarie per esaminarne l’andamento e i frutti. So che le prime Adunanze hanno voluto affrontare i problemi più urgenti, emersi dopo il Concilio nel campo missionario, cercando le soluzioni più adatte ai nostri tempi. Ultimamente, non poche delle vostre Plenarie hanno approfittato dell’occasione dei Sinodi episcopali o per offrire un materiale proveniente dalle missioni o per applicare il frutto dei Sinodi episcopali stessi alle situazioni concrete delle missioni. In ogni caso, conseguenza dei lavori e delle direttive delle vostre Assemblee plenarie è stato lo slancio della cooperazione missionaria fra le Chiese, l’impegno per la formazione dei missionari, soprattutto dei catechisti laici, e la ricerca di nuove forme di animazione missionaria.

Frutto prezioso di queste Plenarie è stato anche il contatto e il dialogo all’interno del Sacro Dicastero tra tutti i suoi membri, che rappresentano la gerarchia dei vari continenti, principalmente di quelli nei quali la Chiesa è ancora in uno stato di formazione e di crescita, spesso piena di vitalità. Questo contatto e questo dialogo deve diventare una ricchezza per tutti voi.

2. So che in questi giorni insieme alla riflessione sulle Plenarie passate, avete riflettuto su alcuni movimenti ecclesiali, attualmente forti nella vita della Chiesa, e sul loro contributo alla causa missionaria. Non pochi di questi movimenti sono nati come segno della presenza dello Spirito di Dio, che non abbandona la sua Chiesa, e come risposta alle esigenze del mondo contemporaneo; essi possono rappresentare una ricchezza apostolica e spirituale, che la Chiesa non può ignorare.

Allo stesso tempo, come spiegava il mio predecessore Paolo VI nell’esortazione apostolica Evangelii Nuntiandi, parlando specificamente delle comunità ecclesiali di base, l’impegno missionario sarà sempre uno dei criteri di autenticità di tutti questi nuovi movimenti. Essi sono nati non soltanto in beneficio di una Chiesa particolare, ma anche come una speranza per la Chiesa universale, nella misura in cui “restano fermamente attaccati alla Chiesa particolare, nella quale si inseriscono, e alla Chiesa universale, evitando così il pericolo - purtroppo reale - di isolarsi in se stessi . . ., conservano una sincera comunione con i Pastori che il Signore dà alla sua Chiesa e col Magistero, che lo Spirito di Cristo ha loro affidato . . ., crescono ogni giorno in consapevolezza, zelo, impegno e irradiazione missionaria; si mostrano in tutto universalistici e non mai settari” (Paolo VI, Evangelii Nuntiandi, 58).

3. Quest’ultima vostra Plenaria ha luogo durante la celebrazione del Giubileo straordinario della Redenzione. Essa, perciò, diventa una occasione per riscoprire l’identità missionaria della Chiesa che ha il suo fondamento nella redenzione universale di Cristo. “La grazia specifica dell’anno della redenzione”, ho spiegato nella Bolla di indizione, “è dunque una rinnovata scoperta dell’amore di Dio che si dona, e un approfondimento delle ricchezze imperscrutabili del mistero pasquale di Cristo, fatte proprie mediante la quotidiana esperienza della vita cristiana, in tutte le sue forme” (Giovanni Paolo II, Aperite portas Redemptori, 8). Ma gli uomini arriveranno a queste ricchezze imperscrutabili della Redenzione di Cristo mediante il mistero della Chiesa, che per questo stesso motivo diventa missionaria. “Infatti, Cristo redentore, istituendo la Chiesa e costituendola sacramento universale di salvezza”, ho detto nella stessa Bolla, “ha stabilito che la salvezza del singolo avvenga all’interno della Chiesa e mediante il mistero della Chiesa stessa, del quale Dio si serve anche per comunicare l’inizio della salvezza che è la fede” (Ivi, 5).

Qui, confratelli carissimi, si presenta un aspetto della nostra responsabilità missionaria. Certo, il mistero dell’incontro con Dio nella coscienza resta insondabile, “ma la “via” che Cristo ci ha fatto conoscere è quella che passa attraverso la Chiesa” (Paolo VI, Evangelii Nuntiandi, 80). Perciò in questo Anno giubilare della Redenzione tutti dobbiamo lavorare, affinché gli uomini conoscano la Chiesa e ottengano i frutti della Redenzione operata da Cristo.

4. La vostra assemblea plenaria, venerati Confratelli, deve diventare un punto di partenza per ulteriori approfondimenti, tanto nel campo della ricerca dei principi generali quanto delle norme concrete, che rispondano ai bisogni più urgenti dell’animazione e dell’attività missionaria. Questi principi e queste norme sono un elemento, che i singoli Dicasteri sperano di ottenere dalle proprie Assemblee plenarie (cf. Regolamento della Curia Romana, 111: AAS, 60 [1968] 163), nell’intento di restare sempre fedeli agli insegnamenti conciliari e attenti alle circostanze del nostro mondo, che cambia così rapidamente. Sotto questo aspetto pratico, il lavoro delle Plenarie si profila come un problema di fedeltà: fedeltà alla natura propria del Dicastero, fedeltà ai bisogni reali dei campi di vostra competenza, come sono quelli dell’animazione, della cooperazione e dell’attività missionaria. Se da parte vostra c’è questo spirito di fedeltà, Dio benedirà sempre il vostro lavoro: ed è ciò che auguro a tutti di gran cuore.

Presentandovi, oggi, a questo incontro, voi mi procurate una gioia vivissima, che desidero attestarvi con tutto il cuore. Voi conoscete certamente quanto affetto e quanta considerazione io riponga nel vostro sacro Dicastero e nelle sue opere. Nei miei viaggi pastorali ho potuto contemplare il frutto dei vostri lavori, e la forza e vitalità di una Chiesa che cresce e si sviluppa, nonostante tante difficoltà.

Vi sostenga l’aiuto divino, specialmente in tutti quegli aspetti di sacrificio che sono inerenti al vostro lavoro. Sappiate che vi seguo sempre con la mia preghiera. Vi raccomando di cuore al Signore, e alla Vergine santissima, Madre della Chiesa, mentre sono lieto di impartirvi la benedizione apostolica, che estendo a tutte le vostre comunità, insieme al collaboratori del Sacro Dicastero.

 

© Copyright 1983 - Libreria Editrice Vaticana

 

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