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DISCORSO DI GIOVANNI
PAOLO II IN OCCASIONE DEL CENTENARIO DEL QUOTIDIANO
«LA CROIX»
Sabato, 23
aprile 1983
Signore e Signori.
1. Sono molto felice di ricevervi e ringrazio il signor Gélamur del modo con
il quale ha presentato il vostro gruppo e il progetto del “La Croix”. Oltre alle
vostre persone saluto tutti i lettori, insieme beneficiari e sostenitori fedeli
di questo quotidiano cattolico, e tutta l’équipe dei redattori di cui già
conosco l’arduo lavoro.
Eccovi, pellegrini di questo Anno Giubilare e, oserei dire, trascinatori di
altri pellegrini, perché avete particolari possibilità di far comprendere
all’opinione pubblica l’impegno del cammino di conversione proposto a tutti i
cristiani, e il bisogno di Redenzione.
2. Celebrate il centenario del “La Croix”, commemorando la sua fondazione
avvenuta nel giugno del 1883, per opera dei Padri Picard e Bailly, degni figli
del Padre Emmanuel d’Alzon, fondatore degli Assunzionisti. Avete dietro voi un
periodo prodigioso di vitalità, di cui gli archivi conservano documenti preziosi
per tutta la storia della Chiesa in Francia, da un secolo a questa parte. È cosa
buona ricordare le iniziative coraggiose che l’hanno caratterizzato,
tappe-chiavi, personalità notevoli come quella di Padre Gabel, e soprattutto
ricordare lo spirito che ha generalmente sostenuto i redattori e che, dal primo
giorno, “mostrava il colore” del “La Croix”: l’intenzione di testimoniare con
forza e chiarezza, attraverso gli avvenimenti, la fede cattolica, la fedeltà
alla Chiesa, l’attaccamento al Papa, il senso missionario, la difesa dei valori
umani e cristiani, e questo in un modo che raggiunga ampiamente il popolo.
3. Avete dovuto, a più riprese - e anche recentemente -, ringiovanire la
presentazione. È un campo tecnico che avete laboriosamente studiato volendo
tener conto sia delle esigenze del giornalismo moderno sia dei bisogni religiosi
attuali, soprattutto per parlare alle giovani generazioni. La scelta della
formula migliore riguarda evidentemente la vostra responsabilità, senza
dimenticare che la forma è a servizio del contenuto, il quale non dovrebbe
essere solamente il risultato del pensiero dei lettori attuali o potenziali e
delle mentalità contemporanee, quando un giornale vuole essere un riferimento
cristiano e portare il messaggio del Vangelo. Spetta anche all’episcopato del
Paese dare la sua valutazione su questo servizio della Chiesa e sostenerlo.
4. Il fatto di rappresentare un giornale cattolico, aperto alle
preoccupazioni degli altri cristiani, di diffusione nazionale e quotidiana, vi
pone in una posizione senza paragoni, ed è chiaro che per la Chiesa in Francia -
ma anche al di là delle sue frontiere, in particolare nei Paesi francofoni e
nella stessa Roma - si giudica importante e anche indispensabile vedere un
giornale come “La Croix” mantenuto e perfezionato, malgrado le difficoltà
materiali e le prove di ogni tipo. Questo vi merita una ampia riconoscenza e vi
dà allo stesso tempo una grande responsabilità.
Dicendo questo, non dimentico gli altri sforzi che contribuiscono
all’informazione religiosa: quello della stampa di provincia di matrice
cristiana, delle riviste settimanali cattoliche, e anche l’impegno degli
informatori religiosi della stampa neutra. Il numero elevato di questi
professionisti testimonia l’interesse che suscita la Chiesa in generale o le
manifestazioni della sua vita, soprattutto dopo il Concilio.
È pensando a tutte queste esperienze, che io ora mi voglio soffermare su due
esigenze della stampa cattolica d’informazione. Esse riguardano la verità: la
verità nella presentazione della realtà quotidiana, la verità nella
testimonianza offerta alla fede.
5. La verità nell’esposizione e nel commento dei fatti! Il sottotitolo del
“La Croix” - “L’événement”, L’avvenimento - vi impegna a presentare gli
avvenimenti più importanti del vostro Paese, della vita del mondo, della Chiesa.
Bisogna sottolineare l’essenziale e rispettare l’autenticità dell’avvenimento e
i suoi differenti aspetti: “tutto sull’essenziale”, come dite voi. Questo
impegna evidentemente a non appoggiarsi su certe informazioni fragili riprese da
fonti discutibili, a non ingrandire i fatti di minore importanza, a non cedere
all’impulso dell’opinione pubblica o presunta tale, alla sollecitazione
pericolosa e interessata del sensazionale, a non sottomettersi a un’opzione di
parte, soprattutto quando si tratta del campo politico. Per onestà, dovete
conservare gelosamente la vostra libertà, la vostra indipendenza, a servizio
della verità. Ed e già questa una testimonianza notevole.
Quando si parla di fatti significativi, si vuol parlare di quelli importanti
per un giudizio oggettivo sulla realtà della vita degli uomini, sotto l’aspetto
culturale, economico, politico, pedagogico e religioso . . . Una tale presentazione
favorirà la riflessione sui valori che costituiscono l’uomo, e permetterà di
cogliere l’appello evangelico che ne emerge. Per ciò che concerne i fatti
religiosi, l’informatore credente farà opera di verità sforzandosi di mostrarli
dal di dentro, in riferimento all’intenzione della fede e al mistero che
racchiude in essa, e non solamente dall’esterno, né, anche, come un semplice
fatto culturale.
Voi amate, come il pubblico, privilegiare il “vissuto”, le testimonianze; il
problema sarà allora di scegliere, con equilibrio, ciò che testimonia il meglio,
un modo che sia meno incompleto e parziale possibile, della realtà globale;
bisogna anche ricordare che il “vissuto” non si identifica inevitabilmente con
il “messaggio”. E questo mi porta al secondo punto.
6. La verità netta testimonianza data alla fede.
Volete che il giornale sia per l’opinione pubblica il più rappresentativo di
ciò che pensano i cristiani. Qui si pone innanzitutto la questione
dell’importanza dell’informazione religiosa propriamente detta. Sembra che la
parte riservata ad essa tenda a diminuire nei grandi organi di informazione
(stampa, radio, televisione), e capita spesso che essa sia, purtroppo, trattata
malamente, considerata sotto un’ottica secondaria o deformante. Questo stato dei
fatti provoca, in una larga parte dell’opinione pubblica del Paese, formato in
massima parte da cattolici, e in particolare presso i cristiani convinti, una
certa frustrazione e un desiderio legittimo di essere meglio informati su ciò
che sta loro a cuore, per esempio sul modo in cui la Chiesa compie la sua
missione multiforme. Dove potrebbero trovare questa informazione religiosa se
non proprio in un giornale che afferma la sua identità cristiana? E chi potrebbe
meglio aiutare questa informazione se non il giornalista cattolico, che ha la
possibilità e anche il dovere di fornire a tutti gli elementi per una migliore
comprensione, un dialogo più profondo, in cui la realtà della vita sia guardata
alla luce della fede? Bisogna dunque fare attenzione, affinché non siano ridotti
le informazioni e gli articoli che affrontano le problematiche della fede.
D’altra parte, voi comprendete bene che sarebbe un atteggiamento equivoco,
pericoloso e alla fine suicida svincolarsi dall’istituzione della Chiesa, della
Chiesa gerarchica, anche se alcuni lettori che hanno in parte perso il senso
ecclesiale vi invitano a farlo. Certo, è importante non limitarsi alle
manifestazioni ufficiali della Chiesa: la Chiesa è anche la vita quotidiana dei
cristiani e delle loro associazioni. Ma le istituzioni della Chiesa sono esse
stesse creatrici di avvenimenti, dalle ampie ripercussioni, e sono gli
orientamenti del Magistero, dei Pastori responsabili, che permettono di
verificare la fedeltà del vissuto alla fede cattolica.
La vita dei cristiani può indirizzarsi in numerosi settori, ad iniziative o
ad opinioni diverse. Ed è cosa sana rendere conto di questo pluralismo, in uno
spirito di dialogo, in un’ora in cui troppe incomprensioni, irrigidimenti,
intolleranza oppongono i gruppi nella società e nella Chiesa. Tuttavia la
descrizione di questo pluralismo cristiano, se vuole avere un riferimento
cristiano, suppone che sia nettamente definito ciò che è legittimo nelle
opzioni, sul piano dottrinale, etico, liturgico, sociale e che siano preservati
e difesi i valori morali, come il rispetto della vita, della dignità umana,
delle libertà fondamentali, ivi compresi l’informazione e l’insegnamento, la
protezione dei poveri e dei deboli . . . Se si tratta di altre opzioni, riportate
per la preoccupazione della realtà, per contribuire a fornire un altro punto di
vista e sempre nel rispetto delle persone, i lettori devono avere i mezzi
sufficienti per discernere l’atteggiamento coerente con la fede e il senso
ecclesiale.
7. In breve, il giornale cattolico nel suo insieme, e i redattori che si
esprimono in suo nome, devono testimoniare nella verità la fede cristiana, la
fede della Chiesa, al punto che i lettori, chiunque essi siano, siano sicuri di
trovarvi la parola del credente, del credente fedele, felice di credere e di
aderire alla Chiesa, sua madre, che egli impara a contemplare e ad amare
dall’interno. Questo fa parte della fedeltà senza la quale, come avete detto,
perdereste la vostra ragione d’essere, e questo corrisponde al vostro cammino
oggi, all’attaccamento alla Chiesa che professate e che volete rafforzare presso
il successore di Pietro. E nello stesso tempo, i lettori vi troveranno, sui
diversi avvenimenti, una chiarificazione vera, che permetterà loro di formarsi
un giudizio umano e cristiano adatto a servire e a promuovere tutto l’uomo, che
aprirà le vie alla speranza e all’amore. Su questi due punti non risiede forse
la nota specifica del giornalismo cattolico?
È tutto un programma, suggerito dal titolo significativo: “La Croix, l’événement”.
Questo chiede onestà, convinzioni cristiane radicate e un’arte autentica. È,
credo, Padre Gabel che diceva: “Il giornalista cattolico è un mediatore, a
proposito dell’avvenimento, tra la dottrina, gli orientamenti della Chiesa e il
suo pubblico”. Sì, un’arte difficile, ma appassionante, e così necessaria! Sono
sicuro che, nel concerto potente e molto discordante dei media, voi vorrete
continuare a ricoprire bene la vostra missione, ad assumervi la sfida, nello
stesso spirito dei vostri celebri predecessori. Vi incoraggio, implorando su di
voi la luce e la forza dello Spirito Santo. A voi stessi, ai Padri Assunzionisti,
ai redattori e a tutto il personale del “La Croix”, ai lettori, e alle vostre
famiglie imparto la mia benedizione apostolica.
© Copyright 1983 - Libreria Editrice
Vaticana
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