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PELLEGRINAGGIO APOSTOLICO A LOURDES

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
DOPO LA PROCESSIONE «AUX FLAMBEAUX»

Lourdes (Francia), 14 agosto 1983

 

1. In questa placida notte, vegliamo. Vegliamo nell’attesa della celebrazione della gloria di Maria. Preghiamo. Non più ciascuno nella propria intimità, ma come un immenso popolo in cammino al seguito di Gesù Cristo resuscitato, illuminandoci reciprocamente, appoggiandoci alla fede nel Cristo Gesù, alle sue parole che sono luce nei nostri cuori.

Gesù ci ha detto: “Tenete accese le vostre lampade” (Lc 12, 35): la lampada della fede, la lampada della preghiera! Che le nostre preghiere si uniscano per ascendere a Dio, come la fiamma dei nostri ceri; per offrirgli, con Maria, una fervida azione di grazia: e anche per innalzare insieme un’immensa supplica.

Ognuno porta qui intenzioni personali, per la propria salute, la propria famiglia, la propria comunità, il proprio Paese. Ed è un bene. Questa sera uniamo tutte queste intenzioni, per affidarle al nostro Padre del cielo, attraverso Maria. Ed estendiamo queste intenzioni al mondo intero e a tutta la Chiesa, alla ricerca di ciò che corrisponde alla volontà di Dio e non soltanto alla nostra.

Sì, per il mondo intero! Trovino posto nella nostra preghiera quegli uomini e quelle donne che, in ogni luogo dell’universo, soffrono per la fame o per altri flagelli, per le devastazioni della guerra, per le emigrazioni, coloro che sono vittima del terrorismo - politico o no - che colpisce senza scrupolo gli innocenti, dell’odio, di oppressioni, di ingiustizie di ogni genere, rapiti, sequestrati, torturati, condannati senza garanzia di giustizia; tutti coloro che subiscono attentati intollerabili alla loro dignità umana e ai loro diritti fondamentali, che sono ostacolati nella loro giusta libertà di pensare e di agire, umiliati nelle loro legittime aspirazioni nazionali. Affinché cambi l’atteggiamento dei responsabili e le vittime ricevano conforto e coraggio! Pensiamo anche alla miseria morale di coloro che sono travolti nella corruzione di ogni genere. Preghiamo ancora per coloro che conoscono gravi difficoltà in seguito alla loro condizione di immigrati e di disoccupati, di malati, di infermi, o poiché sono soli. E il Cristo, il Figlio dell’uomo che soffre con loro. Se non mi dilungo nell’esposizione di queste miserie umane, è perché ho avuto occasione di parlarne.

Parimenti, noi cristiani abbiamo particolarmente a cuore nella nostra preghiera le esigenze spirituali della Chiesa universale, che tutti conosciamo e su cui torno spesso: la conversione, la trasmissione della fede, la santità delle anime consacrate, le vocazioni, l’espansione dei focolari cristiani . . . Ma c’è una miseria spirituale particolarmente evidente su cui concentreremo la nostra attenzione e la nostra preghiera, quella di coloro che soffrono per la loro fede. Noi che possiamo esprimere qui, senza alcun ostacolo, la nostra fede e la nostra preghiera, guardiamoci dal dimenticare questi fratelli e queste sorelle! E soprattutto in questo santuario di Lourdes verso cui i cristiani del mondo intero volgono lo sguardo dal momento in cui la Vergine Maria vi ha fatto brillare la speranza! Come Papa, portando la sollecitudine di tutte le Chiese e spesso informato della loro situazione, vi invito a meditare con me su questo mistero della persecuzione dei credenti, riprendendo, con Maria, le parole di Gesù.

2. “Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli” (Mt 5, 11-12).

Questa Beatitudine, l’ultima delle otto indicate dal Vangelo di Matteo, voglio pronunciarla davanti a te. O Madre del Cristo e Madre della Chiesa, qui, a Lourdes. E pronunciandola, desidero riunire alla tua presenza, tutti coloro che, ovunque si trovino nel mondo, subiscono persecuzioni “a causa del Cristo”, tutti coloro che sono “odiati a causa del mio nome” (cf. Mc 13, 13).

3. A più riprese il Cristo ha parlato delle persecuzioni ai suoi discepoli. Egli non nascondeva loro che la persecuzione sarebbe sovente divenuta il prezzo della testimonianza (cf. Lc 21, 13) che essi rendevano agli uomini.

Lasciamo riecheggiare in quest’ora alcune parole del Maestro che contengono il vero Vangelo della persecuzione: “Vi consegneranno ai sinedri, sarete percossi nelle sinagoghe, comparirete davanti a governatori e re a causa mia per rendere testimonianza davanti a loro . . . Ma chi avrà perseverato sino alla fine sarà salvato” (Mc 13, 9-13). Tuttavia, “non temete quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima” (Mt 10, 28). Queste sono parole tratte dai Vangeli di Marco e di Matteo.

Il Vangelo di Luca, da parte sua, ricordando coloro che sono odiati, respinti, insultati a causa del Figlio dell’Uomo (cf. Lc 6, 22-23), precisa: “Quando vi condurranno davanti alle sinagoghe, ai magistrati e alle autorità, non preoccupatevi come discolparvi o che cosa dire perché lo Spirito Santo vi insegnerà in quel momento ciò che bisogna dire” (Lc 12, 11-12).

4. Si legge ancora nel Vangelo di Giovanni: “Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me”; “. . . Voi non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo vi odia . . .”; “Un servo non è più grande del suo padrone. Se hanno perseguito me, perseguiteranno anche voi . . .”; “Tutto questo vi faranno a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato” (Gv 15, 18-21); “Vi ho detto queste cose perché abbiate pace in me. Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo!” (Gv 16, 33).

5. Il Cristo ha dunque preparato i suoi discepoli alle persecuzioni. E, infatti, essi sono stati perseguitati da quando hanno dato inizio alla missione che era stata loro affidata. Già a Gerusalemme, gli Apostoli e coloro che professavano il Cristo subirono delle persecuzioni. I primi tre secoli di vita del cristianesimo nell’Impero Romano hanno costituito il periodo delle persecuzioni, di cui la prima scoppiò a Roma, ai tempi di Nerone, negli anni sessanta. Tra le numerose vittime vi furono gli Apostoli Pietro e Paolo. Fino alla fine del quarto secolo, sanguinose persecuzioni si susseguirono regolarmente. La Chiesa è nata dalla Croce del Cristo ed è cresciuta in mezzo alle persecuzioni.

Fu così agli inizi, nell’antichità romana. Fu lo stesso anche più tardi. Nel corso dei secoli, in luoghi diversi, sono scoppiate persecuzioni contro la Chiesa, e coloro che credevano al Cristo donarono la loro vita per la fede e subirono le peggiori torture. Il martirologio della Chiesa è stato scritto secolo dopo secolo.

6. Oggi, giorno del mio pellegrinaggio a Lourdes, vorrei riabbracciare con il pensiero e con il cuore della Chiesa tutti coloro che subiscono persecuzioni nella nostra epoca. Vorrei abbracciare tutti, attraverso il cuore della Chiesa, con il cuore materno della Madre di Dio che la Chiesa venera come Madre e come Regina dei martiri.

Le persecuzioni a causa della fede sono talvolta simili a quelle che il martirologio della Chiesa ha già scritto nei secoli passati. Esse prendono diverse forme di discriminazione dei credenti, e di tutta la comunità della Chiesa. Queste forme di discriminazione sono talvolta applicate nel momento stesso in cui viene riconosciuto il diritto alla libertà religiosa, alla libertà di coscienza, e questo sia nella legislazione dei diversi Stati che nei documenti di carattere internazionale.

7. Vogliamo precisare? Nelle persecuzioni dei primi secoli, le abituali condanne erano la morte, la deportazione e l’esilio. Oggi, alla prigione, ai campi di internamento e di lavori forzati, all’espulsione dalla propria patria, si sono aggiunte altre pene meno dure ma più sottili: non più la morte cruenta, ma una sorta di morte civile: non solo la segregazione in un carcere o in un campo, ma la restrizione permanente della libertà personale o la discriminazione sociale.

Ci sono oggi centinaia e centinaia di migliaia di testimoni della fede, molto spesso ignorati e dimenticati dall’opinione pubblica la cui attenzione è assorbita da fatti diversi: essi sono spesso conosciuti solo da Dio. Sopportano privazioni quotidiane, nelle regioni più diverse di ogni continente. Si tratta di credenti costretti a riunirsi clandestinamente poiché le loro comunità religiose non sono autorizzate. Si tratta di Vescovi, di sacerdoti, di religiosi ai quali è vietato esercitare il santo ministero in chiesa o in pubbliche riunioni. Si tratta di giovani generosi, impediti ad entrare in un seminario o in un luogo di formazione religiosa ove realizzare la propria vocazione. Si tratta di ragazze alle quali non è data la possibilità di consacrarsi in una vita comune votata alla preghiera e alla carità verso i fratelli. Si tratta di genitori che si vedono rifiutare la possibilità di assicurare ai propri figli un’educazione ispirata alla propria fede. Si tratta di uomini e donne, lavoratori manuali, intellettuali o persone che esercitano altre professioni che, per il semplice fatto di professare la propria fede, affrontano il rischio di vedersi privati di un avvenire interessante per la loro carriera o i loro studi.

Queste testimonianze si aggiungono alle situazioni gravi e dolorose dei prigionieri, degli internati, degli esiliati, non soltanto presso i fedeli cattolici e gli altri cristiani, ma anche presso altri credenti (cf. Giovanni Paolo II, Redemptor Hominis, 17). Essi costituiscono come una lode che ascende continuamente a Dio dal santuario delle loro coscienze, come un’offerta spirituale certamente gradita a Dio.

8. Questo non deve farci dimenticare altre difficoltà che si presentano a una vita di fede. Esse non provengono soltanto da restrizioni esterne della libertà, da costrizioni umane, dalle leggi o dai regimi. Possono sorgere anche da abitudini e da correnti di pensiero contrarie alla tradizione evangelica e che esercitano una forte pressione su tutti i membri della società; o ancora si tratta di un clima di materialismo o di indifferentismo religioso che soffoca le aspirazioni spirituali, o di una concezione fallace e individualistica della libertà che confonde la possibilità di scegliere qualsiasi cosa assecondi le passioni con la preoccupazione di realizzare al meglio la propria vocazione umana, il proprio destino spirituale e il bene comune. Non è questa la libertà che fonda la dignità umana e favorisce la fede cristiana (cf. Ivi, 12). Ai credenti che sono immersi in tali ambienti è necessario un grande coraggio per restare limpidi e fedeli, per fare buon uso della loro libertà. Anche per loro, è necessario pregare. Temete, dice Gesù, coloro che hanno potere di uccidere l’anima.

9. In tutte le epoche della sua storia, la Chiesa ha circondato di un’attenzione e di un ricordo particolari, di un amore speciale coloro che “soffrono in nome di Cristo”. V’è qui da parte della Chiesa un ricordo imperituro e una costante sollecitudine.

Il nostro incontro di oggi, ai piedi della Madre Immacolata di Cristo a Lourdes, ci permette di dare un’espressione particolare a questo ricordo così durevole. Preghiamo per tutti coloro che in qualsiasi luogo e in qualsiasi maniera sono perseguitati a causa della fede.

Abbiamo ricordato le parole di Cristo stesso. Possano questi fratelli e queste sorelle trovare ispirazione e forza in queste parole! Che lo Spirito Santo sia con loro, lui che ispira le anime e diffonde nel cuore dei credenti una forza eroica. In un certo senso, agli occhi di Dio, essi brillano come altrettante luci disseminate nel mondo intero e da cui la Chiesa riceve misteriosamente vigore. Possano essi conservare la pace interiore e la forza di spirito veramente cristiana! Che si consolidi in essi il senso della dignità che nasce attraverso la fedeltà interiore alla coscienza e alla verità! Che il Signore dia loro la grazia del perdono per i loro persecutori e dell’amore per i nemici.

O Madre del Cristo,
tu che stai ai piedi della Croce del tuo Figlio,
sii vicina a tutti coloro che,
nel mondo di oggi,
subiscono delle persecuzioni!
Che la tua presenza materna
li aiuti a sopportare le sofferenze
e a conseguire la vittoria
attraverso la Croce!

 

© Copyright 1983 - Libreria Editrice Vaticana

 

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