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PELLEGRINAGGIO APOSTOLICO A LOURDES
DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO
II AI SACERDOTI NELLA BASILICA DI NOSTRA SIGNORA DEL ROSARIO
Lourdes (Francia),
15 agosto 1983
Cari fratelli nel sacerdozio.
1. Insieme, nel ricordo personale e sempre vivo del Vescovo che ci ha
conferito il potere di perdonare i peccati, raggiungiamo il Signore Gesù stesso,
la sera di Pasqua. Secondo il racconto di san Giovanni, i discepoli erano ancora
chiusi nel Cenacolo per la paura dei Giudei. Ed ecco che il loro Maestro si
manifesta davanti a loro, mostra le piaghe della crocifissione, augura la pace
due volte. Sono sconvolti dall’emozione e dalla gioia. Gesù allora lancia loro
un messaggio che è, al tempo stesso, semplice e solenne: “Come il Padre ha
mandato me, così io mando voi”. E aggiungendo un gesto simbolico, che richiama
alla mente il soffio creatore della Genesi, egli infonde su di loro un soffio
rigeneratore al quale si preoccupa di dare un significato preciso: “Ricevete lo
Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi, e a chi non li
rimetterete, resteranno non rimessi” (Gv 20, 22).
2. O Cristo, ravviva in noi, ravviva in tutti i sacerdoti del mondo, questo
dono veramente pasquale! Questo dono, destinato a far passare l’umanità, sempre
spinta nel peccato, dalla morte alla vita! In quella sera di Pasqua, tu vedevi
già, Signore, l’uso che noi avremmo fatto di questo dono sgorgato dal tuo cuore,
come gli altri sacramenti. Tu già sapevi le ore di gioia e di fatica che noi
avremmo consacrato a questo ministero così sublime e così umano. Attualmente
esistono delle correnti di pensiero che relativizzano la nozione di peccato, e
da questo fatto svalutano il potere, conferito attraverso l’ordinazione, di
perdonarlo. Qui, Maria ha fatto trasmettere da Bernardetta l’invito a fare
penitenza; e un meraviglioso movimento di conversioni non ha più cessato di
svilupparsi. Quanti uomini e quante donne, nella cappella delle confessioni o
altrove in questi santuari, hanno ritrovato, grazie al nostro ministero, la pace
di un cuore purificato e il coraggio di una fedeltà al Vangelo!
O Gesù, tu, “il grande sacerdote che ci occorreva, santo, innocente,
immacolato . . . elevato sopra i cieli” (Eb 7, 26), abbi pietà di coloro che
si lasciano andare a concessioni sconsiderate, a idee seducenti, prive di
realismo e pericolose, che minimizzano il peccato e il perdono! Tu sei venuto in
questo mondo per “guarire e salvare tutti gli uomini”. Ti rendiamo grazie di
averci scelti e conformati a te, attraverso i sacramenti, al fine di continuare
la tua missione di riconciliazione tra Dio e gli uomini e degli uomini tra loro.
3. Questa missione è assolutamente necessaria, oggi come ieri! Essa deriva
dalla missione primaria, riportata nel Vangelo di san Matteo: “Andate dunque e
ammaestrate tutte le nazioni” (Mt 28, 19). Ora, essere tuo discepolo,
Signore, significa “rivestirsi di te”: il tuo apostolo Paolo l’ha ricordato
spesso. Al contrario lasciarsi trascinare dal peccato significa spogliarsi di
te. Secondo il tuo insegnamento, e con tutta la tradizione della Chiesa,
crediamo che il peccato sia personale, nel senso che compromette la tua crescita
in noi. Ugualmente crediamo che esso sia sociale, nel senso che infiltrandosi
tra le diverse responsabilità che hai affidato al tuo popolo, nelle comunità
ecclesiali, nella società, il peccato blocca l’espansione della tua vita tra i
nostri fratelli umani e ferisce il tuo Corpo mistico che è la Chiesa.
4. O Gesù, di cui i primi apostoli hanno confessato la divinità fino
all’effusione del loro stesso sangue, noi vogliamo ammirare il modo col quale
hanno perfettamente compreso la tua missione di Liberatore del peccato, che
distrugge lo spirito e il cuore degli uomini, anche dopo la grazia del
Battesimo. Noi vogliamo ammirare la loro preoccupazione d’esercitare il
ministero della penitenza e della riconciliazione, che tu hai loro conferito
senza possibilità di equivoco. Le testimonianze della Chiesa primitiva sono
numerose. O Redentore di ogni uomo e di tutti gli uomini, persuadici
profondamente che tu ci hai chiamato e consacrato per questo ministero di
riconciliazione! Tu che hai semplicemente e divinamente spiegato che la
penitenza, la riconciliazione, sono essenzialmente una conversione, un ritorno
al Padre celeste da cui ci si è allontanati, e un ritorno ai fratelli da cui ci
si è staccati, rinnova specialmente nella preghiera, le nostre disposizioni e il
nostro zelo per questo servizio ecclesiale, generatore di una pace e di una
felicità che non possono misurarsi.
Al termine di questa meditazione, svolta sotto il tuo sguardo, avvertiamo
fortemente quanto tu abbia bisogno della nostra voce, del nostro cuore, dei
nostri gesti, di tutto il nostro essere sacerdotale, per accogliere in nome
della Chiesa ciascuno dei nostri fratelli e sorelle desiderosi e assetati di
riconciliazione e per comunicare loro la risposta del tuo Amore misericordioso e
rigeneratore; a ciascuno, a ciascuna, con la propria storia irripetibile, con i
propri problemi particolari e anche con il suo proprio ruolo originale nella
comunità degli uomini sempre da ristabilire, nell’unità sempre da ricostruire
secondo il tuo piano di Salvezza.
5. E se, purtroppo, malgrado i nostri sforzi per essere disponibili e
cordiali, i fedeli sono troppo lenti a comprendere chi li attende, attraverso i
gesti misericordiosi della Chiesa, noi possiamo comprendere il senso di questa
prova. Noi rimaniamo evidentemente perplessi davanti all’abbandono del
sacramento da parte dei fedeli, mentre un piccolo numero vi ricorre o vi
ritorna, al contrario, fruttuosamente. Noi faremo di tutto per istruire e
persuadere i fedeli del bisogno di ricevere il perdono in modo personale,
fervente, frequente. E ci impegneremo a fondo nell’esercitare questo ministero,
come lo domanda la Chiesa, affinché nessuno se ne discosti col pretesto di
trovare formale o superficiale la celebrazione del sacramento.
Ma in realtà, la negligenza nel domandare il perdono, vale a dire il rifiuto
di convertirsi, è propria del peccatore, oggi come ieri. Non è forse l’azione di
Dio che riconcilia e il perdono che cambia il cuore del peccatore? Il sacerdote
che assiste dolorosamente all’allontanamento dei suoi fratelli dalle sorgenti
del perdono, partecipa alla passione di Cristo, alla sua sofferenza davanti
all’indurimento dei cuori, alla sua angoscia per la salvezza del mondo. Entra
lui stesso nella battaglia spirituale e sa che gli sarà necessario, come il
Curato d’Ars, preparare o prolungare il suo ministero di perdono attraverso il
proprio sacrificio. Egli sa che i demoni non si possono scacciare se non
attraverso la preghiera e il digiuno (cf. Mc 9, 29). L’abbiamo saputo nel
giorno della nostra ordinazione, quando il Vescovo ci ha detto: “Prendete
coscienza di ciò che farete, vivete ciò che compirete, e conformatevi al
ministero della Croce del Signore”.
6. O Maria, Madre del Redentore, silenziosamente e attivamente presente in
questo santuario di Lourdes come in tutta la Chiesa, noi ci volgiamo verso di
te. Accorda a tutti i sacerdoti di Gesù Cristo la grazia di dare un’importanza
maggiore, un tempo generoso, una competenza teologica e spirituale e una fedeltà
quotidiana allo Spirito Santo per il sacramento della Riconciliazione di cui i
cristiani hanno tanto bisogno; perché questo è il sacramento attraverso il quale
i fratelli sono riconciliati da Dio, è il sacramento che prepara a celebrare
l’Eucaristia, a vivere nella verità la comunione della Chiesa Corpo di Cristo!
Fratelli prediletti nel sacerdozio, benedico in nome del Signore il ministero
che voi siete in procinto di svolgere qui a Lourdes e quello che voi svolgerete
fino alla fine della vostra esistenza sacerdotale.
© Copyright 1983 - Libreria Editrice
Vaticana
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