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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI DELEGATI DELLA FUCI E DEL MEIC

Sabato, 3 dicembre 1983

 

1. Ringrazio cordialmente per le cortesi espressioni rivoltemi a nome delle due Associazioni FUCI e MEIC, qui convenute con i delegati dei singoli gruppi sparsi per l’Italia, in occasione di un’assemblea congiunta, indetta nel 50° anniversario di fondazione del Movimento ecclesiale di impegno culturale, allora chiamato Movimento laureati di Azione cattolica.

L’origine e lo sviluppo storico della FUCI e del MEIC hanno comuni matrici e conoscono identici ideali di servizio alla Chiesa e alla Nazione, pur nella loro articolata differenziazione, determinata dall’età e dalla collocazione sociale dei rispettivi aderenti. Se, infatti, i primi datano la loro nascita fin dal 1896 col Congresso cattolico di Fiesole, e da allora hanno svolto un’intensa azione di apostolato fra gli universitari, suscitando con la loro vivacità, riflessione critica e impegno culturale importanti fermenti di bene nella complessa storia della Chiesa italiana di quest’ultimo secolo; i secondi, che oggi ricordano i cinquant’anni di vita, hanno avuto origine in seguito alle decisioni del Congresso nazionale della FUCI, tenutosi a Cagliari nel 1932, nel quale si volle che non andasse perduto un patrimonio di idee, di formazione, di volontà di testimonianza nella professione e nel vasto mondo della cultura, da essi in tanto tempo accumulato. Di questa volontà furono artefici in primo luogo Monsignor Giovanni Battista Montini e Igino Righetti, la cui memoria rimane in benedizione non solo per quanto hanno significato per le vostre Associazioni, ma anche per l’impareggiabile loro servizio alla Chiesa e alla Patria.

Non si può dimenticare, infatti, che le basi della moderna impostazione spirituale, culturale e di esperienza, a cui vi ispirate, sono principalmente dovute ad essi e ai benemeriti presidenti e dirigenti che si sono succeduti nel corso degli anni. Con questi vanno ricordati in modo particolare taluni spiccati modelli di santità e di integrale vita cristiana, quali i beati Moscati e Pampuri, il servo di Dio Vico Necchi, Itala Mela, Piergiorgio Frassati.

Sul solco da essi tracciato voi intendete continuare il vostro impegno di vita, convinti come non mai che “la rottura tra Vangelo e cultura è senza dubbio il dramma della nostra epoca, come lo fu anche di altre. Occorre quindi fare tutti gli sforzi in vista di una generosa evangelizzazione della cultura, più esattamente delle culture” (Paolo VI, Evangelii Nuntiandi, 20).

2. Già rivolgendomi ai vostri Pastori ho ricordato, in occasione della XIX assemblea straordinaria della Conferenza episcopale italiana, la necessità di insistere “sul problema della pastorale universitaria, sulla costituzione o rivitalizzazione dei centri di cultura”, non dimenticando che “i laici cattolici italiani hanno una magnifica ed esemplare storia di azione, di impegno, di fedeltà alla Chiesa, nonché alla Nazione”. Ed aggiungevo: “Occorre rendere più intensa la loro formazione culturale e spirituale mediante opportune iniziative a carattere permanente, perché essi siano sempre più seriamente preparati ad assumere quelle responsabilità ecclesiali che voi Vescovi ritenete di affidare loro” (Insegnamenti di Giovanni Paolo II, V/1 [1982] 829-830).

Proprio nell’intento di approfondire questo impegno, cari fucini e membri del MEIC, è necessario compiere un continuo sforzo di analisi e di sintesi di ciò che dev’essere il paziente e a volte sofferto contributo del credente nel mondo della cultura. Esso parte ovviamente dalla storia, si misura con essa, ne interpreta il divenire, servendosi di quella lettura dei segni dei tempi che appartiene al popolo di Dio mosso dalla fede e “condotto dallo Spirito del Signore, che riempie l’universo”. In tale superiore luce, questo popolo “cerca di discernere negli avvenimenti, nelle richieste e nelle aspirazioni, cui prende parte insieme con gli altri uomini del nostro tempo, quali siano i veri segni della presenza o del disegno di Dio” (Gaudium et Spes, 11).

Ciò significa che l’uomo di fede è consapevole di compiere un cammino insieme con gli altri uomini dentro una storia, nella quale Dio realizza il suo piano d’amore; e nello sforzo diuturno del suo impegno, illuminato dalla Parola di Dio, egli cerca di cogliere i fili sparsi di questa storia, che non potrà essere, in definitiva, che una storia di salvezza.

Questa visione dell’uomo e della storia si congiunge con la propria adesione a Cristo e alla sua Chiesa, perché da Cristo e dal suo Sacramento si riceve la grazia di una corretta lettura del tempo. La fede, quindi, in rapporto con la cultura, si pone come chiarificazione del progetto di Dio, soccorso e completamento della razionalità. Quest’ultima, per altro, non è impoverita delle sue risorse. Infatti “il sacro Concilio, richiamando ciò che insegnò il Concilio Vaticano I, dichiara che “esistono due ordini di conoscenza” distinti, cioè quello della fede e quello della ragione, e che la Chiesa non vieta che “le arti e le discipline umane . . . si servano nell’ambito proprio a ciascuna, dei propri principi e di un proprio metodo"; perciò “riconoscendo questa giusta libertà”, la Chiesa afferma la legittima autonomia della cultura e specialmente delle scienze” (Gaudium et Spes, 59).

Non sono certo da nascondere i rischi insiti nelle opposte radicalizzazioni, ma, individuando nelle citate parole del Concilio il giusto riconoscimento dei rispettivi ambiti, si deve ricordare come nella lettura dei segni dei tempi, che è l’anima di una vera cultura rivolta dall’esame del presente a progettare il domani, esista un’intima connessione tra fede e cultura, tra fede e storia.

Emerge così il vero significato dell’evangelizzazione delle culture, che a voi in particolare è riservata secondo l’indole secolare della vostra vocazione. A tale compito voi dovete attendere nello stile di una vera laicità, la quale è caratterizzata da due elementi, per nulla in contrasto con la coerenza cristiana, ma rivelatori di una sensibilità ispirata alla lezione del Concilio: la ricerca e la coscienza.

3. La ricerca non suppone nel credente l’instabilità o il dubbio metodico su ciò che già possiede. Essa è piuttosto fiducia nello Spirito che guida la Chiesa e gli uomini verso la pienezza della verità: “Egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà di sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future” (Gv 16, 13). La ricerca postula fedeltà alla Parola di Dio e all’insegnamento del magistero ecclesiale, senza che ciò diminuisca quella fatica del pensare che, soprattutto nel dialogo con le culture, comporta a un tempo il senso della piena adesione alla propria fede nel tentativo di comprendere le diversificate posizioni delle varie espressioni culturali.

È su questa strada, segnata dal senso critico e dalla complessità della situazione esistente, che si gioca la possibilità del dialogo con l’uomo e la scoperta di quei “semi del Verbo” che si ritrovano sparsi nel mondo. La reciproca conoscenza, la rappacificazione universale, l’incontro stesso con Cristo sono sempre frutto di un’appassionata e sofferta ricerca. In questo ci sostengono le parole di quel profondo uomo di cultura, che fu sant’Agostino: egli ci ricorda con una celebre formula che, se dobbiamo cercare per trovare, dobbiamo anche trovare per cercare ancora (cf. Sant’Agostino, De Trinitate, IX, 1,1: PL 42, 961).

4. La coscienza è, poi, “il nucleo più segreto e il sacrario dell’uomo, dove egli si trova solo con Dio, la cui voce risuona nell’intimità propria” (Gaudium et Spes, 16). Essa non è la sede dell’arbitrio, ma dell’incontro. Non è svincolata dalla legge morale, ma ne è costantemente illuminata ed è impegnata a scoprire l’appello di Dio che la restituisce all’amore verso di lui e i fratelli. La coscienza, quando si è cristianamente formata alla fonte della Parola di Dio e con l’ausilio del magistero della Chiesa, diventa coscienza veramente libera, che riporta al dialogo con Dio nell’ordine della creazione, attraverso la luce che proviene da Cristo.

Questa luce, che la fede ci dà la gioia di possedere, fa scoprire anche l’uomo a se stesso e lo riscatta alla sua primitiva dignità con il soccorso della grazia. Essa inonda pure, in vario modo, il tempo e gli uomini di buona volontà e in molti di questi, forse inconsapevolmente, agisce esprimendo una rettitudine che è in attesa solo del disvelarsi più pieno di Dio.

L’impegno apostolico a cui voi tendete, nell’università, nella professione, nella docenza, comporta coinvolgimento, illuminazione, servizio nel cammino con gli altri: “Nella fedeltà alla coscienza i cristiani si uniscono agli altri uomini per cercare la verità e per risolvere secondo verità tanti problemi morali, che sorgono tanto nella vita dei singoli quanto in quella sociale” (Ivi). Comporta altresì fedeltà alla propria identità cristiana, chiaramente testimoniata, evitando equivoche connivenze che ignorino i limiti intrinseci ed estrinseci del pluralismo.

Questa coscienza, quando è così formata e illuminata, è il criterio ultimo del nostro comportamento ed è la strada dell’incontro con la verità. Essa chiede rispetto, accoglienza, discernimento.

5. Nel vostro impegno culturale ciò significa anche assunzione delle questioni più radicali, che il nostro tempo di crisi pone ai credenti, e capacità di valutarle con obbiettività ponendosi all’interno di esse, non per restarne condizionati, ma per farvi giungere il messaggio cristiano.

Ricerca e coscienza sono luogo teologico nel quale il credente colloca i problemi di cui è segnata la nostra storia e li legge sulla scorta del mistero pasquale, sentendosene compartecipe e testimone come è assieme al suo Signore che salva.

In questa vocazione, che oggi diventa confronto col moderno, vi esorto a impegnarvi, mantenendo un costante riferimento al messaggio evangelico e all’insegnamento della Chiesa. In particolare desidero invitarvi a riflettere sul ruolo storico dei vostri movimenti, in relazione sia alla comunità ecclesiale alla quale appartenete, sia all’effettiva incidenza nella società italiana nella quale operate.

È noto che, dopo il 1968, associazioni e movimenti ecclesiali hanno sofferto una crisi di identità e di disorientamento, che non ha risparmiato neppure i laureati cattolici e la FUCI.

Credo che ormai questa crisi debba ritenersi superata, ma rimane sempre la necessità di un più grande impegno affinché i vostri movimenti abbiano a ritrovare quel seguito che corrisponde al prestigio della vostra storia. A tal fine occorre perfezionare le strategie dell’apostolato così da rendere sempre più chiara e incisiva la vostra presenza e testimonianza cristiana nel mondo dell’università e della cultura italiana.

In questo vostro impegno vi accompagni sempre anche lo sforzo di una fraterna collaborazione e di una visibile comunione con i vari movimenti che, per impulso dello Spirito Santo, sono sorti in questi anni nella realtà ecclesiale, e attraverso i quali, sotto forme diverse, si esprimono i medesimi ideali di apostolato del laicato cattolico.

6. Volendo dare una visione di sintesi al vostro impegno, essa va rintracciata nel mistero di Cristo, il quale, inaugurando qui in terra il Regno dei cieli, ci ha convocati alla sua Chiesa perché contribuissimo nella fase del pellegrinaggio alla riconciliazione universale da lui operata sulla croce: “E io, quando sarò levato in alto da terra, tutti attirerò a me” (Gv 12, 32). Infatti “la Chiesa crede che Cristo, per tutti morto e risorto, dà all’uomo, mediante il suo Spirito, luce e forza perché l’uomo possa rispondere alla suprema sua vocazione”. Inoltre essa “crede ugualmente di trovare nel suo Signore e Maestro la chiave, il centro e il fine di tutta la storia umana” (Gaudium et Spes, 10).

Questo fondamento cristologico vi dispone, in atteggiamento di grande apertura e in profonda adesione a Dio e alla Chiesa, a un servizio di verità e di carità verso gli uomini e le donne di oggi. Così voi contribuirete “quasi dall’interno a modo di fermento, alla santificazione del mondo” e “a rendere visibile Cristo agli altri”, principalmente con la testimonianza della vita e col fulgore della fede, della speranza e della carità (cf. Lumen Gentium, 31).

Le vostre Associazioni, cui è affidato un compito tanto grave e decisivo, possano farsi eco di queste parole ai fratelli nella fede. Nel sottolineare che la presente ricorrenza giubilare del MEIC avviene nell’Anno Santo straordinario della Redenzione, e si ricollega all’altro indetto dall’indimenticabile mio predecessore Pio XI, auguro alla Federazione universitaria cattolica italiana e al Movimento ecclesiale di impegno culturale, di proseguire nel solco della loro storia e secondo i loro propositi, che conforto con la mia benedizione apostolica.

 

© Copyright 1983 - Libreria Editrice Vaticana

 

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