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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
NEL DECENNALE DELL'INIZIATIVA «INCONTRO CONIUGALE»

Sabato, 3 dicembre 1983

 

Carissimi.

1. Avete molto desiderato questa Udienza speciale per celebrare il decennale dell’iniziativa “Incontro coniugale”, promossa in Italia dai Figli dell’Amore Misericordioso, e diretta ad illuminare, formare e sostenere gli sposi cristiani nella loro specifica e sublime missione di apostoli della famiglia secondo il Vangelo.

Ben volentieri vi accolgo stamane e vi ringrazio per la vostra visita, mentre porgo a tutti il mio saluto cordiale, esprimendo sentito apprezzamento per il vostro lavoro, che contribuisce alla conoscenza e alla difesa dei valori umani e cristiani riguardanti il matrimonio e la famiglia, ed è rivolto, al tempo stesso, a favorirne l’esaltante esperienza.

2. Vedendo voi, responsabili della pastorale familiare, e voi, cari sposi, che a Collevalenza presso il Santuario dell’Amore Misericordioso avete recentemente rimeditato i grandi temi della dottrina cristiana riguardanti la famiglia, vengono alla mente le parole del Concilio Vaticano II, tanto chiarificanti: “L’intima comunità di vita e di amore coniugale è fondata dal Creatore ed è strutturata con leggi proprie . . .

Perché è Dio stesso l’autore del matrimonio, che è dotato di molteplici valori e fini; tutto ciò è di somma importanza per la continuità del genere umano, il progresso personale e il destino eterno di ciascuno dei membri della famiglia” (Gaudium et Spes, 48). È questa una meravigliosa sintesi dottrinale, che voi avete già molte volte meditato e che bisogna continuamente tener presente per vivere, nell’ambito coniugale e familiare, quella che è l’autentica volontà di Dio, il suo progetto primordiale al riguardo dell’uomo e della donna, cioè la comunità di amore stabilita per essi. Tale autentica volontà divina deve essere testimoniata dagli sposi cristiani, con delicatezza ma con coraggio, nella società moderna purtroppo fortemente tentata di trasferirsi nella sfera di altri principi e di opposti ideali.

3. Di fronte ai vertici di un disegno divino tanto eccelso e nella consapevolezza, d’altra parte, dell’impoverimento esistenziale recato dal peccato, gli sposi dovranno rivolgersi a Cristo Gesù, Redentore e Signore, che solo può rendere possibile la realizzazione della volontà divina. Giustamente, pertanto, la stessa costituzione conciliare sottolinea la presenza di Cristo che viene incontro ai coniugi cristiani perché possano sempre amarsi l’un l’altro fedelmente: “L’autentico amore coniugale è assunto nell’amore divino ed è sostenuto e arricchito dalla potenza redentrice di Cristo e dall’azione salvifica della Chiesa” (Ivi). Il sacramento del matrimonio opera in voi, sposi, una vera “consacrazione” dell’uno all’altro e di ambedue ai figli, e al tempo stesso a Dio e alla Chiesa. Qui veramente si situa la vostra dignità, la vostra responsabilità.

Mediante il Sacramento, Cristo stabilisce una presenza permanente in ogni rapporto coniugale, per cui gli sposi dovranno instaurare con Cristo Redentore un colloquio ininterrotto, aperto e sincero, che li dischiuda alla sua grazia medicinale, restauratrice ed ognora santificatrice. Senza questa porta aperta al Redentore che “è diventato per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione” (1 Cor 1, 30), non è possibile costruire un matrimonio cristiano, cioè “l’unione intima e continua di vita nella complementarità tra uomo e donna” (Carta dei Diritti della Famiglia, Preambolo n. B), che sia al tempo stesso canale effettivo di vita soprannaturale.

4. Tutto ciò voi ben conoscete e cercate di testimoniare; tale vostra determinazione è per me motivo di gioia e mi spinge ad esortarvi a generosa perseveranza e ad ulteriore approfondimento, affinché possiate avvertire crescente entusiasmo per la vostra scelta e il vostro impegno.

Da quanto ho sopra accennato deriva che i coniugi cristiani sono chiamati a vivere una specifica spiritualità evangelica, che si alimenta soprattutto nel contatto sacramentale con Cristo Pane Vivo e con Cristo Medico delle anime, come pure nella preghiera personale e familiare. Siate gli apostoli della preghiera comune, che sa creare oasi di pace e di serenità proprio nel cuore della casa.

5. Al fine di approfondire e di essere aiutati a vivere la suddetta spiritualità, voi avete pensato di costruire, nel contesto parrocchiale e inter-parrocchiale, le cosiddette “comunità di amore”, di cui fanno parte sacerdoti, religiosi e religiose, i quali, recando l’apporto della loro missione ed esperienza, sostengono il vostro cammino e contemporaneamente ne ricavano personale arricchimento. L’intera comunità, poi, allarga le proprie prospettive di lavoro verso la società e la Chiesa, perché la prima necessita di essere sempre più permeata da valori etici e da ideali trascendenti, mentre la seconda non può prescindere dalla presenza di membri assiduamente dediti all’opera divina della salvezza.

Carissimi,

avrei voluto parlarvi più a lungo, ma quanto vi ho potuto dire vi sia di incoraggiamento a continuare una iniziativa tanto bella e di cui si deve essere grati anche ai Figli dell’Amore Misericordioso qui rappresentati dal loro Padre generale Gino Capponi; essi certamente sanno aiutarvi nel vostro cammino, perché la loro spiritualità fa bene intuire come il vero amore coniugale sia genuina espressione di quella divina benevolenza che il Padre di ogni Misericordia nutre per ciascuno in Cristo nostro Signore. Sulle vostre persone, sulle vostre famiglie e su tutti i vostri cari scenda letificante la grazia del Signore di cui vuol essere pegno la mia benedizione apostolica.

 

© Copyright 1983 - Libreria Editrice Vaticana

 

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