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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
ALLA CORTE EUROPEA

Lunedì, 12 dicembre 1983

 

Cari signori.

Avete manifestato il desiderio di questo incontro: vi ringrazio e apprezzo molto il significato del vostro passo. Sapete infatti l’importanza che la Santa Sede attribuisce all’amministrazione della giustizia e al rispetto dei diritti e delle libertà di ogni persona umana. Chi potrebbe dimenticare che la coscienza della dignità umana e dei diritti corrispondenti - anche se non si usava questa parola - è nata in Europa sotto il decisivo influsso del cristianesimo?

1. Siete venuti a Roma per celebrare un trentesimo anniversario. Sono infatti passati trent’anni, il 3 settembre 1983, da quando è entrata in vigore la “Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali”, firmata a Roma il 4 novembre 1950, e il prossimo mese di marzo ricorderà l’entrata in vigore del primo protocollo aggiuntivo.

Una tale iniziativa ha segnato, per una parte dell’Europa, una tappa importante, originale. Certamente, oggi fortunatamente è normale invocare i diritti dell’uomo, e la Dichiarazione universale, proclamata dall’assemblea generale delle Nazioni Unite nel dicembre 1948, ne ha dato una descrizione importante, come un appello alla coscienza dei popoli; essa ha del resto ispirato i membri del Consiglio dell’Europa che hanno elaborato la loro Convenzione due anni più tardi. Ma rimaneva da organizzare efficacemente la salvaguardia di questi diritti, istituendo una vera e propria giurisdizione destinata a sanzionare l’offesa ai diritti definiti dalla Convenzione; altrimenti questi rischierebbero di restare lettera morta. È questo il ruolo della Commissione e della Corte europee che voi rappresentate, e il cui funzionamento è stato determinato con molta precisione. Da allora, i Commissari si sono visti arrivare una quantità di richieste, anche se molte non erano accettabili, affinché fossero esaminati pregiudizi sentiti come tali e tentato un regolamento amichevole (art. 28), e i giudici, a loro volta, hanno conosciuto un certo numero di queste cause.

Questo costituisce una seria garanzia e soprattutto la speranza che rappresenta sempre la possibilità di un ricorso. Quando si pensa a tanti Paesi, nei diversi Continenti, che hanno voluto firmare la Dichiarazione universale, che la invocano volentieri per gli altri, ma che al loro interno non si curano dei diritti più elementari dell’uomo previsti dalla Dichiarazione, si deve ammettere che il Consiglio d’Europa ha dato l’avvio a un processo molto importante che, debitamente applicato, dovrebbe produrre altre iniziative efficaci nel mondo.

2. Quanto a voi, Presidenti e membri della Corte e della Commissione europee, che dovete applicare le misure della Convenzione e dei suoi cinque protocolli, avete una nobile missione, esigente, delicata, che richiede una grande competenza e una totale indipendenza, come tutte quelle della Magistratura, e soprattutto a questo livello, cioè al di sopra delle giurisdizioni nazionali. È importante che entri in gioco anche in questo campo il principio della sussidiarietà, e, di fatto, il vostro intervento non è previsto che dopo “l’impiego delle vie di ricorso interne” (art. 26). Questi casi esistono, e le vostre istituzioni rappresentano una più grande garanzia di giustizia per le persone che si considerano lese, senza alcuna distinzione di origine (art. 14), per gruppi particolari o per le associazioni non governative (art. 25). La profonda equità, la saggezza, la prudenza e la libertà con le quali siete chiamati a rendere così giustizia, secondo la vostra coscienza, sono certamente un altissimo servizio, che voi rendete, una bella testimonianza che voi offrite, vi meritano stima e considerazione. Da parte mia vi esprimo i miei incoraggiamenti e prego Dio di assistervi.

3. Non posso fare a meno di dire una parola riguardo alla Convenzione stessa e ai Protocolli che avete l’incarico di applicare. I testi hanno di mira la difesa delle libertà e dei diritti essenziali, soprattutto sul piano civico. Si può certamente pensare che la loro lista potrebbe essere completata, in particolare con i diritti economici e sociali; o che la loro espressione potrebbe essere sviluppata, precisata. Spetta agli esperti e ai Comitati “ad hoc” del Consiglio d’Europa di perfezionare l’opera iniziata e di proporre questi emendamenti all’adesione delle parti contraenti. I testi riflettono infatti un determinato livello di coscienza, rispetto all’epoca in cui sono stati elaborati; questa coscienza può progredire o purtroppo, regredire. È importante che la formulazione positiva del diritto corrisponda il meglio possibile ai valori fondamentali dell’uomo, e voi siete in qualche maniera i custodi di questi valori, attraverso i testi di cui voi disponete.

Già la Chiesa riconosce nella Convenzione attuale degli elementi fondamentali della dignità umana da salvaguardare. Penso al diritto alla vita, espresso dall’articolo 2, che riguarda ogni persona umana, inalienabile, e che chiede dunque di essere protetto dalla legge, dopo l’inizio della vita umana, dal concepimento, fino alla morte. Non si può che apprezzare anche la difesa della persona affinché essa non venga sottoposta alla tortura, a trattamenti inumani (art. 3). Penso ancora alle differenti esigenze della libertà, a degne condizioni di arresto o di detenzione (art. 5), di giudizio (art. 6), al rispetto della vita privata e familiare (art. 8), alla possibilità di riunione, di associazione, di espressione (art. 10 e 11). La Chiesa è particolarmente attenta al riconoscimento della libertà religiosa, della possibilità di manifestare la propria fede, in pubblico e in privato (art. 9), al diritto di fondare una famiglia (art. 12) e al diritto dei genitori di assicurare l’educazione e l’insegnamento conformemente alle loro convinzioni religiose e filosofiche (art. 2 del primo protocollo aggiuntivo). A questo proposito, voi sapete che la Santa Sede ha reso pubblica una carta dei diritti della famiglia, che si fonda su una concezione chiara, coerente, di ciò che è la famiglia, e offre questo contributo ai governi, alle organizzazioni internazionali, alle famiglie e a tutti coloro che operano per la salvezza della famiglia in crisi e per promuoverla a partire da basi oggettive e ben radicate nell’esperienza umana.

Insomma, la Chiesa augura ardentemente che siano presi sul serio e positivamente promossi i diritti fondamentali delle persone, delle famiglie, dei corpi intermedi, e si rallegra, non solo di vedere questi diritti riaffermati dalle istanze internazionali, ma di vederli garantiti e sanzionati in maniera efficace, come contribuiscono a farlo le vostre istituzioni giudiziarie europee. È un segno di regimi veramente democratici. È la condizione della giustizia e della pace alle quali noi tutti aspiriamo. Dio ci faccia progredire su queste strade, in Europa e altrove, e benedica le vostre persone e le vostre famiglie.

 

© Copyright 1983 - Libreria Editrice Vaticana

 

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