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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AGLI INTELLETTUALI EUROPEI

Giovedì, 15 dicembre 1983

 

Signori e signore!

1. Sono vivamente lieto di potermi incontrare oggi con voi, uomini della cultura, che siete convenuti a Roma accogliendo l’invito a celebrare insieme - in un gesto altamente significativo - il Giubileo della Redenzione!

Porgo il mio sincero benvenuto a tutti voi, in larga maggioranza docenti universitari, tra cui alcuni rettori di celebri università, noti scrittori e studiosi, provenienti da varie regioni d’Italia, e anche da numerosi altri Paesi dell’Europa.

Voi siete venuti in pellegrinaggio verso questo centro della cattolicità, verso quest’Urbe, la cui antichissima storia ha avuto un potente influsso sulla vita culturale e spirituale di molteplici popoli.

Il pellegrinaggio è un gesto carico di significato umano e simbolico: dice cammino verso una meta, ricerca di un traguardo o di una tappa, se non definitiva per lo meno riposante, nell’attesa di poter ricominciare. Questo cammino, questa ricerca qualificano la vita dell’uomo nelle sue dimensioni e nei suoi aspetti più caratteristici. L’uomo cammina verso un traguardo definitivo; l’uomo cerca qualcosa o qualcuno, che lo renda totalmente e assolutamente felice, perché capace di soddisfare completamente e per sempre tutte le sue inquietudini e aspirazioni.

Voi siete venuti in pellegrinaggio a Roma per il Giubileo della Redenzione. Come ho detto nel discorso alla Curia romana, il 23 dicembre 1982, “questo Giubileo acquista il carattere di una sfida lanciata all’uomo d’oggi, al credente di oggi, affinché comprenda più a fondo il mistero della Redenzione, si lasci afferrare da questo movimento straordinario di attrazione verso la Redenzione, il cui realismo si avvera costantemente nella Chiesa come istituzione, e dev’essere appropriato, come carisma, nell’ora di grazia che il Signore fa scoccare per ciascun uomo nei momenti forti dell’esperienza cristiana”.

La Chiesa commemora e rivive, giorno dopo giorno, il grande evento della Redenzione, che è centrale nella storia della salvezza. Fin dai suoi primi giorni, la Chiesa ha predicato e proclamato in tutti gli ambienti etnici, geografici, culturali, che Gesù di Nazaret, Dio fatto Uomo, è venuto a salvarci; che Cristo è Redentore dell’uomo, di ogni uomo e di tutto il mondo, dell’uomo che cerca la felicità, la gioia, la verità, il bene, l’amore, la giustizia, la pace, la bellezza, e che rimane molto spesso inappagato, frustrato, alienato nelle sue attese e nelle sue speranze più profonde; giungendo persino a situazioni di dissociazione interiore, quando non di disperazione, per il contrasto continuo fra ciò che vuole e desidera e ciò che riesce di fatto ad ottenere.

Quando pertanto la Chiesa, forte della forza della fede, proclama per l’uomo assetato di assoluto, che porta in sé l’immagine di Dio, che l’unica risposta è Cristo, non fa retorica, ma dà un annuncio centrale e fondamentale, quello, cioè, che Cristo libera dalla schiavitù più avvilente, quale è quella del peccato, che è rifiuto dell’amore di Dio e perciò stesso rifiuto degli altri e degradazione di sé. Mediante la sua opera salvifica il Cristo riporta l’uomo alla sua primigenia dignità di creatura, uscita, per un gesto di amore, dalle mani del Creatore.

2. Ora, la specificità di questo pellegrinaggio, con cui oggi ho la gioia di incontrarmi, è che esso è formato da rettori e docenti di università, scrittori, studiosi, personalità giustamente chiamate “uomini di cultura”; tale qualificazione dice che siamo di fronte a coloro i quali non solo posseggono il tesoro della “cultura” umana, che hanno accumulato e fatto proprio con diuturno sforzo e notevoli sacrifici, ma hanno il privilegio - grande e impegnativo - di poterlo donare e trasmettere agli altri.

Voi ben sapete, illustri Signori, come il problema della cultura in sé, ma ancor più quello del rapporto intercorrente tra fede e cultura, sia stato tra quelli che, come studioso, come cristiano, come sacerdote, come Vescovo e oggi come Papa, ho a lungo meditato alla luce delle mie varie esperienze. La Chiesa, fin dai primordi, ha dovuto affrontare direttamente tale problema, nel momento stesso in cui proclamava la propria fede in Gesù Messia, Signore, Figlio di Dio e Redentore dell’uomo e del mondo, sia in mezzo all’ambiente giudaico, fiero dei grandi prodigi e segni operati da Dio per il popolo eletto, sia a quello ellenistico, abituato da secoli alle sottigliezze della logica e della “filosofia”; e poi, via via - attraverso i secoli - nei vari ambienti “culturali” diversi e lontani nello spazio. Già fin dalla prima Patristica, si poneva drammaticamente il quesito della compossibilità di un tipo di cultura con il cristianesimo, e quindi la domanda di quale fosse l’elemento determinante della nuova sintesi, che veniva a costituirsi in tale incontro. E mentre alcuni scrittori cristiani insistevano sulla assoluta originalità del cristianesimo; altri invece cercavano di trovare, nella cultura umana, dei punti di appoggio, dei tentativi, anche se solo parzialmente riusciti, di una ricerca itinerante verso la Verità. San Giustino, laico, filosofo e martire, nel II secolo, mentre definiva la filosofia come la scienza dell’essere e del vero, destinata a procurare la felicità, giustificava la ricerca razionale affermando che il seme del Verbo è innato in tutto il genere umano (cf. S. Giustino, Dialogus cum Tryphone Iudaeo, II: PG 6, 476-477.).  

Dai Padri della Chiesa al Concilio Vaticano II  

Questa concezione di apertura e di rispetto nei confronti della cultura umana, da san Giustino, attraverso i grandi Padri e Teologi, è giunta fino ai nostri giorni, recepita e approfondita dal Concilio Vaticano II, il quale ha dedicato tutto il capitolo secondo della costituzione pastorale Gaudium et Spes alla promozione del progresso della cultura (cf. Gaudium et Spes, 53-62), termine assunto in un’accezione molto vasta e complessa. Il Concilio non ha inteso, tuttavia, né assolutizzare né mitizzare la “cultura”, perché essa può talvolta presentare anche espressioni ed elementi non in sintonia con il messaggio cristiano e persino con la stessa dignità “naturale” dell’uomo.

Redentore dell’uomo e della cultura umana  

3. La Redenzione compiuta dal Cristo è opera e rivelazione dell’amore di Dio. Nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo; Cristo rivelando il mistero del Padre e del suo Amore, svela anche pienamente l’uomo all’uomo e gli fa nota la sua altissima vocazione (cf. Gaudium et Spes, 22).

Se Cristo, mediante la Redenzione, ha compiuto l’opera della salvezza di ogni uomo e di tutto l’uomo, egli ha redento anche la cultura umana, questa manifestazione fondamentale dell’uomo come singolo, come comunità, come popolo, come nazione. Tutti i valori umani sono redenti e salvati da Cristo, che dà una dimensione nuova a tutta la realtà umana! Come la grazia della salvezza risana, perfeziona, integra, eleva la natura dell’uomo, analogamente essa risana, perfeziona, integra ed eleva la cultura: “Il Vangelo di Cristo - afferma il Concilio - rinnova continuamente la vita e la cultura dell’uomo decaduto; combatte e rimuove gli errori e i mali, derivanti dalla sempre minacciosa seduzione del peccato. Continuamente purifica ed eleva la moralità dei popoli. Con la ricchezza soprannaturale feconda dall’interno, purifica, completa e restaura in Cristo le qualità spirituali e le doti di ciascun popolo” (Ivi, 58).

È vero, l’uomo vive di una vita veramente umana grazie alla cultura, la quale è un modo specifico dell’“esistere” e dell’“essere, dell’uomo. Nel mio discorso all’UNESCO (2 giugno 1980) sottolineavo che “l’uomo il quale, nel mondo visibile, è l’unico oggetto ontico della cultura, è anche il suo oggetto e il suo termine. La cultura è ciò per cui l’uomo in quanto uomo diventa più uomo, “è” di più, accede di più all’“essere”. È qui anche che si fonda la distinzione capitale fra ciò che l’uomo è e ciò che ha, fra l’essere e l’avere” (Giovanni Paolo II, Allocutio ad UNESCO habita, 7, 2 giugno 1980: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, III/1 [1980] 1640). C’è un legame organico e costitutivo fra religione in generale e il cristianesimo particolare da una parte, e la cultura dall’altra. L’Europa intera, in modo speciale, testimonia, nella storia di ogni nazione come in quella di comunità intera, il legame tra cultura e cristianesimo!

La vostra presenza, illustri Signori, è una testimonianza del vostro impegno culturale come della vostra solida convinzione che non vi è conflitto tra cultura e messaggio cristiano. Anzi, siete ancor più convinti che la fede in Cristo, con tutto ciò che egli ha annunciato al mondo, sia un saldo sostegno, un seme fecondo, una luce chiarificatrice per i molteplici valori culturali di cui siete studiosi, custodi e trasmettitori. E la fede, come accoglienza di verità e di realtà soprannaturali, postula il pensiero, la ragione, la ricerca, in una parola la conoscenza. Lo affermava con forza sant’Agostino quando scriveva: “. . . quoniam fides si non cogitetur, nulla est: poiché la fede, se non è pensata, non esiste, non è possibile” (S. Agostino, De praedestinatione Sanctorum, II, 5: PL 44, 964). E porta una giustificazione radicale a tale affermazione: “. . . cum etiam credere non possemus nisi rationales animas haberemus: non potremmo infatti credere se non avessimo anime razionali” (S. Agostino, Epistula 120: PL 33, 453); del resto, lo stesso credere è pensare con l’assenso dell’intelletto mosso dalla volontà: “. . . et ipsum credere, nihil aliud est, quam cum assensione cogitare” (S. Agostino, De praedestinatione Sanctorum, II, 5: PL 44, 964).  

La verità di Dio svela il dovere della carità  

4. La scoperta e l’accoglienza della verità cristiana, di quella verità che è lo stesso Verbo di Dio fatto uomo, morto e risorto, svelano la carità cristiana, la carità di Dio e la carità che è Dio, comunicata agli uomini mediante il Redentore perché gli uomini si amino scambievolmente.

L’esperienza giubilare dell’Anno della Redenzione è esperienza dell’Amore redentore del Verbo di Dio incarnato. L’amore di Dio e l’indulgenza che la Chiesa, ministra del sacramento di misericordia nel mondo, trasmette agli uomini, realizzano il mistero di riconciliazione. La riconciliazione con Dio dona la forza per la riconciliazione con i fratelli. La nostra conversione al Vangelo ci apre agli altri.

L’impegno di doverosa rigorosità e di competente professionalità degli uomini di cultura credenti è di esempio per tutti, contro ogni superficialità priva di contenuti, e contro ogni volubilità priva di punti di riferimento. Si tratta di un impegno etico e logico insieme.

Collaborare all’opera di evangelizzazione e di promozione umana  

5. Con la vostra preparazione scientifica, filosofica, letteraria, storica, professionale, voi potete offrire un servizio di autentica carità intellettuale ai vostri colleghi, agli studenti, alla società e a tutte le sue istituzioni. Potete, inoltre, offrire un servizio alla Chiesa stessa come contributo culturale, per la catechesi, per l’evangelizzazione e per la promozione umana. Anche voi partecipate in tal modo alla voce profetica della Chiesa, che supera il cosiddetto “realismo politico” e diviene voce degli ultimi, dei piccoli, di coloro che non hanno voce; diviene speranza consapevole che l’umanità deve avere, e avrà un domani, una sopravvivenza.

Carissimi, non siate solo intellettuali che riflettono, valutano e contemplano la verità, chiusi come in una loro individualistica torre d’avorio. Non lasciate che soltanto voci isolate lancino messaggi alla coscienza e al mondo. Anche voi siete coinvolti solidalmente in un impegno profetico di formazione di coscienze sensibili e capaci di dire “no” alla morte, all’odio, alla violenza, al terrore, all’errore, al male, alla degradazione, a dire invece “sì” al bene, al bello, alla verità, alla giustizia, alla responsabilità, alla vita, alla pace, all’amore! Assumetevi anche voi le vostre responsabilità, consapevolmente!

Il vostro contributo in tale campo è cospicuo. I giovani che hanno un contatto formativo con voi, i politici che tendono l’orecchio a ciò che voi dite, i tecnici che non possono prescindere da voi, tutti siano da voi aiutati a entrare con sapienza e con ragionevolezza in una visione della vita e della società umana, che promuova il bene comune di tutta l’umanità.

Il vostro compito culturale, assolto con profonda coscienza umana e cristiana, sarà apprezzato dagli uomini, ma più ancora sarà benedetto da Dio, che è Dio della Verità e dell’Amore. Insieme lo pregheremo, perché ci dia sempre il coraggio della verità e della carità.

Con questi auspici, invoco dal Signore sulle vostre persone e sul vostro impegno culturale larga effusione di favori celesti e vi imparto di cuore la benedizione apostolica.


Je suis heureux de vous saluer, Professeurs universitaires de langue française qui vous êtes joints à cette démarche d’Année sainte, en priant le Rédempteur d’apporter sa paix et sa lumière aux esprits qui le cherchent dans le monde de la culture où vous travaillez, notamment dans vos Universités de Louvain, de Bruxelles, de Paris, de Grenoble, de Fribourg, de Genève.

It is with great pleasure that I acknowledge the presence here today of the English-speaking University Professors, especially those from Dublin and London. It is in Jesus Christ, the Incarnate Word of God, that the fullness of wisdom and knowledge dwells. It is in his name that you endeavour to contribute to the world of culture. May God make you ever more effective instruments at the service of humanity in the dialogue of salvation.

Quiero dirigir ahora un especial saludo a los miembros de las universidades españolas de Madrid, Granada, Barcelona, Pamplona y de la histórica universidad de Alcalá de Henares.

Deseo asegurarles que he apreciado de modo particular su presencia en esta circunstancia, ya que constituyen el grupo más numeroso venido desde fuera de Italia.

Aufrichtig freue ich mich auch über die zahlreichen Vertreter von Universitäten aus der Bundesrepublik Deutschland und aus Österreich, die an dieser Begegnung im Jubiläumsjahr der Erlösung teilnehmen: unter anderem aus den Universitätsstädten Köln, Göttingen, Münster, Düsseldorf, Aachen, München und von den Universitäten Wien und Salzburg. Ich grüße Sie sehr herzlich und erbitte Ihnen aus dieser Jubiläumsfeier reiche Gnaden Jesu Christi, unseres Erlösers.

Ecco una nostra traduzione italiana dei saluti del Santo Padre.

Sono felice di salutarvi, professori universitari di lingua francese che vi siete uniti a questo cammino di Anno Santo, pregando il Redentore di donare la sua pace e la sua luce agli spiriti che lo cercano nel mondo della cultura in cui lavorate, in particolare nelle vostre università di Lovanio, di Bruxelles, di Parigi, di Grenoble, di Friburgo, di Ginevra.

È con grande piacere che accolgo la presenza oggi di professori universitari di lingua inglese, specialmente quelli provenienti da Dublino e Londra. È in Gesù Cristo, il Verbo Incarnato che risiede la pienezza della saggezza e della sapienza. È nel suo nome che voi vi adoperate per rendere il vostro contributo al mondo della cultura. Che Dio vi renda strumenti sempre più efficaci al servizio dell’umanità nel dialogo della salvezza.

Desidero rivolgere ora un saluto particolare ai membri delle università spagnole di Madrid, Granada, Barcellona, Pamplona e della storica università di Alcalà de Henares. Desidero assicurar loro che ho apprezzato in modo particolare la loro presenza in questa circostanza, giacché costituiscono il gruppo più nutrito giunto dall’estero.

Mi rallegro sinceramente anche per i numerosi rappresentanti delle università della Repubblica federale di Germania e dell’Austria, che prendono parte a questo incontro nell’Anno Giubilare della Redenzione: tra i quali quelli provenienti dalle città universitarie di Colonia, di Göttingen, Münster, Düsseldorf, Aquisgrana, Monaco e dalle università di Vienna e Salisburgo. Vi saluto molto cordialmente e imploro per voi in questa celebrazione giubilare ricche grazie da Gesù Cristo, nostro Redentore.

 

© Copyright 1983 - Libreria Editrice Vaticana

 

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