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ALLOCUZIONE DI GIOVANNI PAOLO II
DURANTE IL CONCISTORO PUBBLICO

Festa della Presentazione del Signore
Mercoledì, 2 febbraio 1983

 

1. È con particolare gioia che porgo il mio affettuoso saluto a voi, venerabili e cari confratelli, che siete stati chiamati a far parte del Sacro Collegio dei Cardinali, rivolgendo a ciascuno il mio cordiale augurio, nella luce della parola di Dio ora proclamata.

Ho accolto con viva attenzione le elevate espressioni con le quali Sua Beatitudine il Cardinale Antoine Pierre Khoraiche, anche a nome dei Colleghi, ha voluto sottolineare il significato e l’importanza del momento singolare che stiamo vivendo. Nelle sue parole ho sentito vibrare l’eco appassionata della fede che anima la Chiesa maronita, sempre ferma nell’adesione alle antiche tradizioni, nonostante le tribolazioni nelle quali è coinvolta insieme con l’intera Nazione libanese, che sento tanto più vicina al mio cuore quanto più duramente provata, e alla quale invio l’attestato del mio affetto sincero e della mia costante sollecitudine.

Un saluto rispettoso e cordiale mi è caro altresì rivolgere alle distinte Rappresentanze governative e civili, qui convenute per manifestare la gioia dei rispettivi Paesi per la cooptazione di un Figlio della loro terra nel vetusto e autorevole consesso dei collaboratori del Papa.

Il mio saluto si allarga, infine, ai familiari dei nuovi Porporati, alle delegazioni di sacerdoti e di fedeli delle singole Chiese da cui essi provengono, e a tutti coloro che si sono raccolti in quest’Aula per fare a voi corona, Signori Cardinali, e per esprimervi in festosa letizia la loro commozione e il loro affetto.

2. Sono sentimenti che trovano nel mio cuore eco viva e profonda. E se la vostra modestia non me lo vietasse, venerati fratelli, amerei intrattenermi a delineare la figura, l’opera, i meriti di ciascuno di voi, per trarne motivo di gratitudine a Dio, di consolazione per la Chiesa, di edificazione per tutti.

Vi sono, tra voi, Pastori di Chiese insigni per antica tradizione cristiana e ve ne sono altri preposti a Chiese di più recente fondazione, ma ormai fiorenti per numero di fedeli e per fervore di opere. Vi sono uomini di età diversa, ricchi gli uni di meriti per lunghi anni di dedizione e di amore alla Chiesa, forniti gli altri, nella loro sollecitudine per il bene delle anime, d’un vigore, che gli anni non hanno in alcun modo intaccato.

Nel confermare a ciascuno il mio sincero apprezzamento per il servizio fedele prestato a Cristo in tanti anni di fatica nei diversi campi del ministero ecclesiale, mi è caro valermi di questa circostanza solenne per esprimervi altresì, venerati Padri Cardinali, la mia gratitudine per la prontezza con cui avete accettato di entrare a far parte di quel “peculiare Collegium” al quale il Codice di diritto canonico testé promulgato attribuisce il compito di essere d’aiuto al Romano Pontefice sia nella trattazione delle “quaestiones maioris momenti” che nell’assolvimento dei doveri connessi con la “cura cotidiana universae Ecclesiae” (cf. Codex Iuris Canonici, can. 349).

3. È compito, questo, che affonda le sue radici in una tradizione veneranda. Nel Collegio cardinalizio, infatti, rivive l’antico “presbyterium” del Vescovo di Roma, i cui componenti, mentre svolgevano funzioni pastorali e liturgiche nelle chiese della diocesi del Papa, non mancavano di offrirgli la loro collaborazione per quelle altre responsabilità che, come successore di Pietro, egli doveva affrontare nei confronti di tutta la Chiesa.

Com’è noto, col passare del tempo questa collaborazione nel disimpegno delle mansioni primaziali del Papa divenne prevalente: i membri del Collegio cardinalizio si videro chiamati con intensità sempre maggiore a coadiuvare il Romano Pontefice con un insieme di attività delle quali il rito dell’imposizione della berretta sintetizza i fini con la suggestiva formula: “pro incremento christianae fidei, pace et quiete populi Dei, libertate ed diffusione sanctae Romanae Ecclesiae”.

Al progressivo affermarsi di tale funzione universalistica del Collegio cardinalizio si sentì il bisogno di far corrispondere sempre meglio la effettiva composizione di esso, curando che entrassero a farne parte, per quanto possibile, rappresentanti dei vari popoli della terra ai quali è giunto l’annuncio della fede. È quanto hanno fatto soprattutto i recenti Pontefici. Ed è quanto anch’io sia nel Concistoro del 1979 sia nel presente, mi sono preoccupato di attuare chiamando alla dignità cardinalizia persone di ogni continente.

Con la vostra odierna cooptazione, venerati fratelli, il Sacro Collegio non solo si arricchisce ulteriormente di uomini insigni per scienza e virtù, ma si rende altresì immagine sempre più luminosa dell’unità e della cattolicità della Comunità dei credenti e, altresì, della molteplicità del suoi ministeri. E siccome ciascuno di voi, mediante l’assunzione del proprio Titolo, viene a far parte in certa misura del Clero di questa diocesi, può dirsi veramente che, anche in questo modo, la Chiesa di Roma manifesta la sua apertura “cattolica” verso il mondo. In altre parole, nelle vostre persone, provenienti spesso da Chiese anche molto lontane, questa Comunità particolare che fa capo al successore di Pietro testimonia in una forma quanto mai espressiva la sua dimensione universale.

Il Collegio cardinalizio si presenta così come una significativa manifestazione della comunione ecclesiastica che lega le Chiese particolari alla Cattedra di Pietro, “la quale presiede alla comunione universale di carità, tutela le varietà legittime e insieme veglia affinché ciò che è particolare non solo non nuoccia all’unità, ma piuttosto la serva” (Lumen Gentium, 13).

4. Affermare questo equivale a porre in evidenza la grave responsabilità che pesa su ciascuno di voi, fratelli venerati e cari. Per voi in modo tutto speciale vale l’impegno sottolineato dall’apostolo Pietro nel brano poc’anzi ascoltato: voi dovete “pascere il gregge di Dio che vi è affidato”; voi dovete guidarlo, facendovene “modelli”; voi dovete difenderlo dagli assalti del “nemico”, resistendo “saldi nella fede” (cf. 1 Pt 5, 2 ss.). A voi, infatti, il Popolo di Dio guarda come a sicuri punti di riferimento; presso di voi i fedeli e gli stessi Pastori delle Chiese particolari sparse nel mondo cercano luce e orientamento per vivere più a fondo la comunione con la Sede romana. Non vuole forse alludere a questa responsabilità l’ammonimento contenuto nel rito che stiamo celebrando: “Te intrepidum exhibere debeas”? E non v’è forse un riferimento preciso ai rischi, che con l’esercizio di tale responsabilità si connettono, nella preventivata ipotesi di una fedeltà spinta “usque ad sanguinis effusionem”?

Se la consapevolezza di tali formidabili implicazioni della dignità a cui siete oggi elevati può suscitare trepidazione nei vostri animi, venerati fratelli, vi soccorra la rassicurante parola del Maestro divino: “Quanto a voi, perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati; non abbiate dunque timore!” (Mt 10, 30-31). Cristo è con voi: ecco il saldo fondamento della vostra fiducia! Nel suo nome camminate sicuri, alimentando in voi sentimenti di perseverante comunione con colui che ne è, in terra, l’umile Vicario.

Il vostro esempio sarà di edificazione e di sprone per tutta la Chiesa che quaggiù “prega insieme e lavora, affinché l’intera pienezza del cosmo si trasformi in Popolo di Dio, Corpo del Signore e Tempio dello Spirito Santo, e in Cristo, Capo di tutte le cose, sia reso ogni onore e gloria al Creatore e Padre dell’universo” (Lumen Gentium, 17).

A voi e ai fedeli affidati alle vostre cure pastorali la mia apostolica benedizione.


Chers Frères et Sœurs dans le Christ!

Vous m’avez entendu exprimer aux nouveaux Cardinaux mes sentiments de grande estime, imprégnée de profonde confiance et de fraternelle affection, cependant que je les encourageais de tout mon cœur à être des serviteurs très courageux et très humbles du Christ et de son Eglise.

Je tiens également à vous saluer chaleureusement, vous qui êtes venus en délégation ou individuellement - à titre de diocésains, de frères en religion, de compatriotes ou d’amis - les entourer en ce jour de leur entrée officielle dans le Collège cardinalice. Je demande à Dieu que cet événement d’Eglise soit pour chacun de vous un nouveau motif de joie, de paix, d’espérance selon l’Evangile, et qu’il stimule vos énergies spirituelles, personnelles et communautaires à un meilleur service de cette Eglise que le Christ a fondée pour le salut de tous les peuples.

It is a joy for me to welcome the English-speaking individuals and delegations that have come to Rome for this Consistory. I thank you for the honour that you give to the new Cardinals and for the respect that you show for the important role that they are called to exercise at the service of the universal Church. In particular, to all the representatives of the various local Churches I give the assurance of my closeness in prayer and in the charity of our Lord and Saviour Jesus Christ.

Saludo también cordialmente a todos los aquí presentes de lengua española, en especial a los familiares y amigos de los nuevos Cardenales, así como a las Delegaciones de sus respectivos Países. En comunión de sentimientos con los miembros del Sacro Colegio, experimentáis también hoy en vosotros la dicha inmensa de veros mas estrechamente unidos con la Iglesia universal. Que esta unión en la fe y en el amor, que brotan del corazón de Cristo Redentor, sigan animando ahora y siempre todos los momentos de vuestra existencia.

Herzlich begrüße ich auch alle, die den neuen Kardinal von Berlin hierher begleitet haben, um ihm ihre frohe Anteilnahme zum Ausdruck zu bringen und in dieser festlichen Stunde als Vertreter ihrer Heimat an der Freude der ganzen Kirche teilzunehmen. Möge die Verbundenheit mit Rom, dem sichtbaren Zentrum der Einheit der Kirche, wie den neuen Kardinälen, so auch euch Quelle von Kraft und Zuversicht im Glauben sein!

Cordiais saudações a todos os presentes de língua portuguesa, em particular àqueles que fazem coroa ao novo Cardeal de Angola, a todos os amigos que o rodeiam e aos que de longe, da sua pátria, o acompanham nesta hora.  Uma hora de jubilo - especialmente para a Igreja que está em Angola - de acção de graças e de chamamento, da parte de Cristo, Redentor do homem: à vivência e testemunho do dom da Fé, pelos caminhos do amor humano e cristão, na comunhão da Igreja universal. E que Deus vos abençõe!  

Słowo serdecznego pozdrowienia kieruję w tym szczególnym momencie do obecnych tu Kardynałów i Biskupów polskich oraz wszystkich Polaków. Poprzez nich słowo to przekazuję całemu Kościołowi w Polsce, tak bardzo drogiemu mojemu sercu oraz wszystkim moim Rodakom.

Przez wstawiennictwo Pani Jasnogórskiej modlę się wspólnie z wami za Kościół w Polsce i za posługe Kardynała Prymasa. Matko Jasnogórska weź w opiekę Naród cały.

Ecco le parole del Santo Padre in una nostra traduzione italiana. 

Cari fratelli e sorelle in Cristo!

Mi avete sentito esprimere ai nuovi Cardinali i sentimenti della mia grande stima, pieni di profonda fiducia e di fraterno affetto, mentre li incoraggiavo di tutto cuore ad essere servitori molto coraggiosi e molto umili del Cristo e della sua Chiesa.

Voglio ugualmente salutare voi con calore, voi che siete venuti in delegazione o individualmente - in quanto diocesani, fratelli in religione, compatrioti o amici - ad accompagnarli in questo giorno della loro entrata ufficiale nel Collegio cardinalizio. Domando a Dio che questo evento ecclesiale sia per ciascuno di voi un nuovo motivo di gioia, di pace, di speranza secondo il Vangelo, e stimoli le vostre energie spirituali, personali e comunitarie a meglio servire questa Chiesa che Cristo ha fondato per la salvezza di tutti i popoli.

È una gioia per me dare il benvenuto ai pellegrini e ai gruppi di lingua inglese che sono giunti a Roma per il Concistoro. Vi ringrazio per l’onore che rendete ai nuovi Cardinali e per il rispetto che mostrate per l’importante ruolo che essi sono chiamati a svolgere al servizio della Chiesa universale. In particolare, a tutti i gruppi che rappresentano le varie Chiese locali, do assicurazione della mia vicinanza nella preghiera e nella carità di nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo.

Saluto cordialmente anche tutti i presenti di lingua spagnola in particolar modo i familiari e gli amici dei nuovi Cardinali, così come le Delegazioni dei loro rispettivi Paesi. In comunione di cuore con i membri del Sacro Collegio, anche oggi sperimentate in voi la gioia immensa di vedervi più strettamente uniti alla Chiesa universale. Che questa unione nella fede e nell’amore che scaturiscono dal cuore di Cristo Redentore, continuino a vivificare ora e sempre tutti i momenti della vostra esistenza.

Saluto di cuore anche tutti coloro che hanno accompagnato il nuovo Cardinale di Berlino, per manifestargli la loro lieta partecipazione e per prendere parte, in quest’ora festosa, alla gioia della Chiesa tutta, in rappresentanza della vostra Patria. Che il legame con la Chiesa di Roma, il centro visibile della unità della Chiesa, come anche coi nuovi Cardinali, possa essere per voi fonte di forza e di certezza nella fede.

Cordiali saluti a tutti i presenti di lingua portoghese, in particolare a coloro che fanno corona al nuovo Cardinale dell’Angola, a tutti gli amici che lo circondano e a chi da lontano, dalla sua Patria, lo accompagna in quest’ora. È un’ora di giubilo - soprattutto per la Chiesa che è in Angola -, di azione di grazie e di richiamo, da parte di Cristo, Redentore dell’uomo: a vita e testimonianza del dono della fede, per i cammini dell’amore umano e cristiano, nella comunione della Chiesa universale. E che Dio vi benedica.

 

© Copyright 1983 - Libreria Editrice Vaticana

 
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