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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI MEMBRI DELLA GIUNTA E AI CAPIGRUPPO
DEL CONSIGLIO REGIONALE LAZIO

Giovedì, 10 febbraio 1983

 

Onorevole Presidente!
Illustri membri della Giunta e capigruppo del Consiglio regionale del Lazio!

1. Sono lieto di accogliervi in speciale udienza e di esprimervi gli auguri per la felice prosecuzione dell’anno 1983, che auspico sereno e prospero per voi e per tutte le popolazioni della Regione da voi rappresentate. Vi saluto cordialmente e vi ringrazio per questa vostra significativa presenza. Esprimo la mia riconoscenza, in particolare, al Signor Presidente della Giunta per le cortesi parole, con le quali si è ora reso degno interprete dei sentimenti suoi personali e di quelli di voi tutti nel momento in cui, col nuovo anno, da poco iniziato, vi accingete a progettare programmi destinati ad incrementare il benessere e lo sviluppo sociale e spirituale di questa antica regione, il cui storico capoluogo è la capitale d’Italia e il centro del Cristianesimo.

Dall’indirizzo ora pronunziato ho potuto scorgere verso quali orizzonti si dirigano le molteplici attività di codesta amministrazione, ma ho anche intravisto, in una sintesi veloce, l’intera regione: questa terra ospitale con la sua tipica campagna, con i suoi monti e i suoi colli ariosi, con i suoi laghi di origine vulcanica e con il suo mare azzurro! E la suggestione del paesaggio si salda con quella non meno interessante della storia: la mente si popola di personaggi che sono nati in questa regione o che vi sono passati: Agostino e la madre Monica ad Ostia nel momento del loro struggente e definitivo distacco; Benedetto e la sorella Scolastica nel loro ultimo colloquio a Montecassino; san Bonaventura a Bagnoregio; san Tommaso ad Aquino; santa Rosa a Viterbo; san Carlo a Sezze; santa Maria Goretti a Nettuno. E poi come non menzionare le Abbazie che fanno di Montecassino, di Subiaco, di Farfa, di Casamari e di Fossanova altrettanti centri culturali e religiosi? E, infine, il pensiero corre ai Santuari francescani nella celebre Valle Reatina, che ho avuto la gioia di visitare recentemente e che costituiscono focolai destinati a tenere sempre acceso l’ideale di san Francesco, il quale li ha santificati con la sua lunga permanenza e con le sue mirabili gesta.

2. Ma le parole del Presidente mi hanno anche riportato l’eco dei molteplici e gravi problemi civili e sociali, che assillano questa amata regione del Lazio. Le responsabilità che pesano sulle vostre spalle sono davvero formidabili! I vari problemi relativi alla mancanza dei posti di lavoro, soprattutto per i giovani in cerca di un primo impiego, alla casa, all’efficiente assistenza sanitaria, e gli impegni necessari per il miglioramento della qualità della vita e per la promozione di ogni uomo e di tutto l’uomo vi interpellano con drammatica urgenza. Certamente si è fatto molto per il progresso delle popolazioni da voi amministrate; ma occorre uno sforzo sempre rinnovato per essere all’altezza dei tempi, per capire le istanze che salgono dai ceti meno abbienti, dalle persone che non hanno nome e voce per far valere i propri diritti. Prestate loro il vostro nome e fatevi voce per loro, svolgendo tutto intero il vostro ruolo di amministratori valenti, saggi ed operosi. La società moderna reclama da voi tali virtù: sia per la coscienza che le deve ispirare, sia per la competenza specifica, che le abilita alla soluzione della vasta e varia problematica, che ogni giorno si presenta davanti ai vostri occhi.

Ma soprattutto urge lo sforzo per isolare definitivamente ogni forma di violenza, da cui è tanto provata questa regione, per contenere l’ondata di immoralità, che dilaga in tante forme licenziose, con evidenti danni d’ogni genere alla salute e alla dignità della persona umana. Penso al flagello della droga, che miete vittime soprattutto tra le giovani generazioni, che sono più inesperte della vita e indifese: raccogliete il grido di dolore che sale da tante famiglie colpite al cuore da questa rovinosa calamità omicida.

Bisogna raddoppiare ogni sforzo per debellare questa peste, che non cessa di seminare morte e lutti. Occorre favorire un’educazione plenaria fondata sul rispetto per la vita e per la sua legittima espansione, sul superamento degli egoismi e sul riconoscimento della dignità inalienabile degli uomini, sulla “loro vocazione a camminare insieme, con continuità, mediante un incontro convergente delle intelligenze, delle volontà, dei cuori verso lo scopo che il Creatore ha loro fissato: rendere la terra abitabile per tutti e degna per tutti” (cf. Giovanni Paolo II, Nuntius scripto datus ob diem ad pacem fovendam toto orbe terrarum Calendis Ianuariis a. 1983 celebrandum, 6, 8 dicembre 1982: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, V/3 [1982] 1547).

Sono queste le aspirazioni fondamentali dell’uomo; e questi vogliono anche essere i miei auspici perché l’anno da poco iniziato sia veramente migliore per le care popolazioni del Lazio.

3. Mi pare che un segno positivo per il lieto avverarsi di questo auspicio sia il Giubileo, indetto in occasione del 1950° anniversario della Redenzione. Gli abitanti di Roma e del Lazio, come ha ben sottolineato il signor Presidente, saranno certamente i primi a beneficiare di questa celebrazione, che porterà, a Dio piacendo, copiosi frutti: sia di ordine spirituale, in quanto ci si attende un risveglio e un rinnovamento di fede, sia di ordine civile, sociale ed economico. Questo evento straordinario, mentre per i vicini, non solo geograficamente, è una proposta di fede, per i lontani è un invito a cercare e a ritrovare il Cristo, centro della storia e Redentore dell’uomo. Tale ricorrenza vuole essere ancora una risposta concreta all’uomo di oggi “che cerca la verità, la giustizia, la felicità, la bontà . . . e sosta inappagato sulle proposte che le ideologie immanentistiche e materialistiche oggi gli offrono, e sfiora perciò l’abisso della disperazione e della noia” (cf. Giovanni Paolo II, Allocutio ad Patres Cardinales et Romanae Curiae Sodales habita, 4, 23 dicembre 1982: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, V/3 [1982] 1674). In quest’opera di elevazione spirituale e morale dell’uomo, Roma e il Lazio con la loro secolare prassi organizzativa, certamente non mancheranno di prestare la propria collaborazione, nell’ambito loro specifico, per la buona riuscita del prossimo Anno Giubilare: perché esso si svolga in modo ordinato e pacifico e non manchi quel tradizionale spirito di gentilezza e di civile accoglienza, di cui è stata data lodevole prova negli scorsi Anni Santi. Ma soprattutto Roma, sede di codesta amministrazione, vorrà nel suo aspetto esteriore, quale espressione della sua coscienza storica, e in quello interiore, quale Sede di Pietro, accogliere le folle pellegrinanti nelle Basiliche, nei Santuari e nelle Catacombe in cordiale comunione di intenti spirituali e di ideali civili.

4. Rinnovo un affettuoso auspicio che l’Anno Giubilare sia un punto di riferimento, uno stimolo che valga a ridestare energie, ad animare propositi e a promuovere un sempre più concreto sviluppo civico, culturale e morale. Voglia Iddio che esso segni per l’intera regione una tappa importante in quel cammino che essa, per antica sua vocazione, è tenuta a percorrere.

La vostra presenza qui, oggi, e i vostri dichiarati intenti mi danno la certezza che volete rispondere generosamente alla vostra missione. Da parte mia imploro sul vostro operoso impegno l’assistenza costante di Dio, che non cesso di invocare sulle vostre persone, sui vostri familiari e sulle care popolazioni del Lazio, a cui imparto la propiziatrice benedizione apostolica, in pegno e auspicio della mia benevolenza.

 

© Copyright 1983 - Libreria Editrice Vaticana

 
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